Tramvia e subappalti, la filiera invisibile: 87 aziende in pochi metri di cantiere. Palagi: «E il Comune non ha l’elenco»

GERMOGLI PH 18 DICEMBRE 2023 FIRENZE TRAMVIA NELLA FOTO OPERAI A LAVORO SUI CANTIERI DI PIAZZA DELLA LIBERTA'

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Palagi precisa di non voler stilare liste di imprese «degne» o «indegne», ma chiede alla Giunta se siano state effettuate le verifiche previste dal Codice dei contratti

 

La domanda è semplice, ma la risposta, almeno secondo Dmitrij Palagi, sembra perdersi nella filiera dei subappalti: chi lavora materialmente nei cantieri della tramvia fiorentina e chi controlla l’intera catena delle imprese coinvolte? A riaccendere i riflettori sulla questione è il consigliere di Sinistra Progetto Comune, che parte da un dato emerso dall’inchiesta di FirenzeToday firmata da Sara Frangini: su poche centinaia di metri del cantiere di viale Giannotti sarebbero operative 87 aziende, tra affidatarie, esecutrici e subappaltatrici. Un numero che, osserva Palagi, «da solo vale la lettura» e che apre un problema che non sarebbe soltanto giudiziario, ma soprattutto amministrativo e di trasparenza. «Quel numero solleva la domanda che poniamo da mesi: chi lavora, materialmente, in quei cantieri, e chi lo verifica», afferma il consigliere.

Il punto sta nella particolare struttura dell’opera: la tramvia per Bagno a Ripoli non è un appalto direttamente bandito dal Comune, ma rientra in una concessione. Nel 2005 Palazzo Vecchio ha affidato a una società privata il compito di progettare, costruire e successivamente gestire le linee. Sono dunque le società concessionarie a individuare le imprese impegnate nei lavori e a gestire le autorizzazioni ai subappalti. Ed è proprio qui, secondo Palagi, che si apre una zona grigia nella disponibilità delle informazioni pubbliche. «Non ci risulta che il Comune, nei propri atti, quell’elenco lo abbia: l’abbiamo cercato sul portale della trasparenza poche settimane fa, senza trovare alcun documento. Se esiste e siamo noi a non averlo trovato, saremo felici di essere smentiti», sostiene.

La questione assume un peso ulteriore perché arriva sullo sfondo di una vicenda giudiziaria richiamata dall’inchiesta di Firenze Today. Palagi, tuttavia, mette le mani avanti e precisa che non intende trasformare la questione in una lista di imprese da considerare affidabili o meno: «Non compiliamo elenchi di chi è degno e chi no: vale per tutte e per tutti la presunzione di innocenza, e la sentenza di cui scrive l’inchiesta è di primo grado, impugnata, con l’appello fissato ad aprile 2027». Il tema che Sinistra Progetto Comune porta in Consiglio comunale è un altro: capire se, davanti alle circostanze emerse, siano state attivate le verifiche previste dalla normativa sugli appalti. Non è, dunque, soltanto la fotografia delle 87 imprese a preoccupare il consigliere, ma ciò che quella cifra racconta sulla complessità della catena dei subappalti e sulla possibilità, per cittadini e istituzioni, di ricostruirla.

Una questione che Sinistra Progetto Comune sostiene di aver già sollevato il 28 maggio scorso, dopo l’inchiesta del TG3 Toscana sugli operai stranieri impiegati in subappalto che avrebbero dovuto restituire in nero una parte del salario. Già allora, ricorda Palagi, erano stati richiesti l’elenco completo delle ditte subappaltatrici e l’applicazione del protocollo sugli appalti sottoscritto il 21 maggio 2024 da Comune, CGIL, CISL e UIL. Un protocollo che prevede, tra le altre misure, il tesserino di riconoscimento nei cantieri superiori ai due milioni di euro, il divieto di subappalto a catena, un tavolo permanente sulla sicurezza e la tutela del costo del lavoro rispetto alla logica del massimo ribasso. «A più di due anni non ci risulta esista una pagina pubblica che permetta di verificarlo», sostiene il consigliere. E qui arriva la distinzione politica più netta del comunicato: «Non stiamo denunciando un’irregolarità: stiamo denunciando un vuoto». Un vuoto che, secondo Palagi, diventa particolarmente significativo quando si parla di un’opera finanziata con risorse pubbliche ma costruita attraverso una complessa filiera gestita nell’ambito di una concessione privata. «Un’opera pagata per intero con denaro pubblico ha la propria filiera dentro la contabilità di una società privata, e il controllo si ferma dove comincia il contratto fra privati», afferma.

«A rimetterci sono le lavoratrici e i lavoratori: più lunga è la catena dei subappalti, più il salario si assottiglia e più la sicurezza diventa una voce comprimibile», sostiene Palagi. Da qui la scelta di depositare un’interrogazione rivolta alla Sindaca e alla Giunta, con una richiesta precisa: pubblicare sulla rete civica l’elenco aggiornato delle imprese e dei subappalti autorizzati per tutte le linee tramviarie in costruzione. Non una nuova procedura, nelle intenzioni del consigliere, ma l’applicazione concreta di impegni che l’Amministrazione avrebbe già assunto. La richiesta finale è anche una stoccata sul rapporto tra trasparenza istituzionale e giornalismo: «Sapere chi spende i soldi pubblici, e a quali condizioni fa lavorare, non può dipendere dalle inchieste, che rimangono un elemento fondamentale per la democrazia, come tutto il lavoro del giornalismo». La questione, quindi, non è soltanto quanti siano gli operatori presenti dietro le recinzioni di un cantiere tramviario. È se, quando si tratta di un’opera pagata con denaro pubblico, quella filiera possa essere ricostruita senza dover aspettare un’inchiesta giornalistica o andare a leggere un cartello sul marciapiede. Ed è proprio su questo terreno che Palagi chiede ora una risposta formale a Palazzo Vecchio.

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