Ancora giornate infernali per chi osa viaggiare in treno fra Firenze e il Mugello. Ritardi, cancellazioni e disservizi. Una situazione che prosegue da anni senza soluzioni.
Quelle di martedì 14 e mercoledì 15 luglio sono state altre giornate campali per i pendolari che nonostante l’aumento del costo del biglietto sono “i forzati della ferrovia da e per il Mugello“, sia essa la Faentina che la linea via Pontassieve fra ritardi, cancellazioni e disservizi.
Ne avevamo parlato solo pochi giorni fa ma niente cambia.
Tantissime le reazioni, le prese di posizione e l’indignazione che è corsa sulla rete e sui social di cui si sono fatti portavoce anche alcuni amministratori.
Un disagio che pare non conoscere soluzione di continuità nonostante anni di promesse.
Molti i governatori e gli assessori ai trasporti che si sono succeduti a Palazzo del Pegaso come i ministri a Roma ma tutto rimane tale e quale.
“Dopo un mese di lavori sulla rete ferroviaria verso Firenze – scrive il sindaco di Borgo San Lorenzo Leonardo Romagnoli su un social – ci si attendeva un servizio migliorato, puntuale ed efficiente. Invece stiamo assistendo ad un disservizio totale sia nella tratta via Vaglia , sia in quella via Pontassieve con servizi sostitutivi e molti treni soppressi anche senza preavviso con disagio notevole per pendolari e viaggiatori.
Ieri sono stati annullate le corse dalle 12,40 alle 16,40 e il treno delle 17,40 è arrivato a Borgo con un’ora di ritardo. Oggi per un problema ai binari la Faentina è stata chiusa alle Caldine e non si sa se domani sarà nuovamente agibile o se ci saranno i bus sostitutivi.
Solo pochi giorni fa c’è stato un incontro con Regione e Rfi e Trenitalia per i problemi della ferrovia in Valdisieve e non è stato fatto nessun accenno a quello che sta avvenendo sulla Faentina dove i lavori di adeguamento e modernizzazione sono terminati da pochi giorni.
Si richiamano sempre i milioni di euro che si stanno investendo sulla ferrovia nel nostro territorio ma purtroppo coloro che l’utilizzano quotidianamente trovano problemi che si ripetono durante tutto l’arco dell’anno.
I pendolari e i mugellani in generale chiedono solo il rispetto del contratto di servizio sottoscritto a suo tempo e un trasporto ferroviario normale e la Regione deve essere in grado di pretendere che questo avvenga altrimenti per noi sarà corresponsabile di questa situazione insostenibile e non avrà speso bene i soldi dei cittadini toscani. E’ necessario un cambio di marcia, i pendolari e i viaggiatori in genere hanno diritto di pretenderlo e noi con loro.”
A stretto giro arriva anche il comunicato del presidente della regione Eugenio Giani che insieme all’assessore Boni annuncia la volontà di scrivere al ministro Matteo Salvini per denunciare le condizioni delle ferrovie mugellane.
Lo scontro politico è iniziato, sperando che ancora una volta non lo sia sulla pelle dei pendolari perché come osserva qualcuno i disastri dei treni per il Mugello esistono da molto prima che Salvini sedesse al ministero dei trasporti.
Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello Tommaso Triberti, che afferma: “La situazione è insostenibile. È una mancanza di rispetto verso i nostri cittadini. È l’ennesimo colpo al diritto dei cittadini di vivere i propri luoghi. È un colpo al principio di Toscana Diffusa. Servono soluzioni rapide e nel frattempo compensazioni come la gratuità del servizio, come chiediamo da tempo”.
Gli fa eco il compagno di partito Francesco Casini, di Casa Riformista: “Quanto accaduto sulla linea Faentina è inaccettabile. A pochi giorni dalla riapertura, dopo ventidue giorni di chiusura per lavori di potenziamento, i cittadini del Mugello si sono ritrovati ancora una volta tra treni cancellati, ritardi e bus sostitutivi. Per questo ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per fare piena luce sulle cause dei disservizi e sulle responsabilità”.
Aggiunge: “La Faentina è un’infrastruttura strategica per migliaia di pendolari, studenti e lavoratori. Dopo anni di frane, cantieri e interruzioni, è ancora più grave che i problemi si ripresentino subito dopo importanti lavori di ammodernamento” annunciando un’interrogazione nella quale chiede di chiarire le cause tecniche del guasto, di verificare se abbiano interessato gli impianti recentemente installati, accertare se le elevate temperature abbiano avuto un ruolo e conoscere quali interventi RFI intenda adottare per evitare il ripetersi di situazioni analoghe.
E aggiunge: “È evidente che il Governo abbia fallito nel garantire il necessario potenziamento della rete ferroviaria nazionale. Le criticità che stiamo registrando non riguardano solo la Toscana, ma molte regioni italiane. Questo, però, non esime la Regione dalle proprie responsabilità: serve un’azione ancora più forte nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di RFI”.
Ma interessante è illuminante suo tema, al di là dello scontro politico è il lungo intervento dell’ex portavoce del comitato dei pendolari mugellani, Maurizio Izzo.
“Seguo con interesse e rammarico le vicende della ferrovia Faentina, anche se oggi non sono più un pendolare. Lo sono stato per una decina di anni, nei quali sono stato anche portavoce del Comitato Pendolari del Mugello.
In quella veste ho incontrato l’allora assessore ai trasporti della Regione Toscana, qualche funzionario, dirigenti delle Ferrovie. In quelle persone e in quegli incontri non ho mai avuto la sensazione che quella linea fosse percepita davvero come strategica per il territorio.
Una linea che unisce due regioni, sei comuni, l’Appennino con il capoluogo, la campagna con la città. Territori che hanno una naturale tendenza a muoversi verso la città per ragioni di studio, lavoro, per l’accesso a servizi che i piccoli comuni montani non posso fornire.
I dati sulla mobilità della Città Metropolitana indicano in quasi 10.000 i cittadini che ogni giorno scendono verso Firenze, il 67% lo fa con l’auto.
In questi anni perseverando oltre ogni limite abbiamo continuato a dare fiducia a un servizio che puntualmente non la meritava. Ma non si può dire che in questi anni non sia successo nulla.
Anzi, è successo che hanno tagliato i binari e hanno chiuso le biglietterie. E mentre succedeva questo i treni si fermavano perché faceva troppo freddo, a Pian del Mugnone non al Polo Nord, o perché faceva troppo caldo, a Vaglia non a Bengasi. Ma è successo anche che uno si sia svegliato un giorno dicendo che “avevano ritrovato i 42 milioni della Faentina” (che poi sono sempre quelli delle compensazioni per i lavori dell’Alta Velocità).
Giusto il tempo di gioire e i milioni erano già stati impegnati in non meglio precisate tecnologie per l’avvistamento dei treni, alla stazione di Pontassieve (Pontassieve che non è sulla linea Faentina), nei progetti per rimuovere i passaggi a livello (che sono ancora tutti al loro posto).
È successo poi che un direttore di Trenitalia (poi prontamente trasferito) si spinga addirittura fino a Borgo San Lorenzo per promettere davanti alle telecamere della Rai che entro un anno l’intero parco treni sarebbe stato rinnovato.
Era il 2020 e di quella promessa resta solo un bellissimo treno nuovo che fa solo la tratta Borgo San Lorenzo – Campo di Marte, dicono i maligni perché così fanno prima a instradarlo sulle altre linee. Quelle che evidentemente hanno più appeal.Capisco oggi l’imbarazzo del neoassessore, del presidente della Regione, dei sindaci ma possiamo dire che era tutto previsto?
Lo era quando alle nostre rimostranze si rispondeva con le note sgrammaticate di Trenitalia, lo era quando denunciavamo i tagli al servizio e ci rispondevano che era razionalizzazione, lo era quando dicevamo che viaggiare nel 2020 con un Aln (un treno prodotto a partire dagli anni ’50) era un insulto e un danno ambientale, lo era infine quando ci si negava al confronto, soprattutto sul territorio, con pendolari e cittadini. E ora? Ora si scrive a Salvini.”



