Era il 2019 quando il Comune assicurava che la soluzione fosse vicina: nell’agosto 2020 si indicava addirittura la fine del mese per la decadenza delle assegnazioni. Oggi la bonifica deve ancora essere fatta. “Manca poco”
Dopo anni di segnalazioni dei cittadini, successivi sopralluoghi, mozioni, denunce e altre montagne di scartoffie e gli annunci, l’amministrazione fiorentina è finalmente arrivata agli atti per liberare gli alloggi. Ad oggi 1° settembre 2026 la bonifica promessa “entro luglio 2019” deve ancora essere fatta e il conto per il recupero delle sei abitazioni supera i 460 mila euro.
“Manca poco”. Sono queste parole pronunciate nell’autunno del 2019, a raccontare ai fiorentini la lunga storia del degrado che sta per arrivare, forse, alla sua fine.
“Manca poco alla soluzione”. In realtà le parole pronunciate furono tre. Pochi mesi dopo, a dicembre 2019 la soluzione veniva descritta come “vicina” e si guardava alla primavera successiva.
Poi è arrivato il 2020 e la primavera è passata. Però c’era il covid. Nell’agosto di quello stesso anno la promessa diventava ancora più precisa: entro la fine del mese sarebbe dovuto arrivare il provvedimento di decadenza delle assegnazioni degli alloggi. Una data precisa, una scadenza, un impegno preso.
Ma agosto 2020 è passato, poi settembre e poi gli anni e via della Chimera è rimasta lì con i suoi rifiuti, le sue carcasse, i suoi accumuli e le sue fotografie che periodicamente tornano sulle cronache cittadine rilanciate dai cittadini esasperati sui social.
Quella che doveva essere una soluzione imminente nel 2019 – 2020 è diventata una delle più lunghe attese amministrative della città degna di avvicinare il record delle promesse della consegna delle case di via Torre degli Agli.
Il primo elemento che rende questa storia difficile da archiviare come una semplice emergenza è la sua età. Il Comune di Firenze, nella propria ricostruzione, deve tornare addirittura al 1997 e al 1998, quando vengono richiamate le prime mozioni del Quartiere sul degrado dell’area. Nel 1998 vengono realizzate le sei abitazioni del cosiddetto Villaggio della Chimera, nell’ambito del progetto “Il Guarlone”. Già allora, dunque, il tema dell’insediamento e delle sue condizioni era conosciuto.
Facciamo un po’ di cronologia della vicenda per i più distratti. Nel 2012 arriva una nuova interrogazione. Nel 2014 la Polizia municipale interviene per un deposito incontrollato di rifiuti. Nel 2017 un’area viene sequestrata: vengono trovati elettrodomestici, ferraglie, estintori e autocarri. Una storia quindi arcinota e per onor del vero non sono mai mancati i segnali, i controlli e nemmeno gli atti politici. È sempre mancata evidentemente solo la soluzione definitiva.
Nel 2018 il Quartiere 2 torna sulla vicenda con una mozione che chiede verifiche e, laddove ne ricorrano i presupposti, la decadenza delle assegnazioni e la successiva riassegnazione degli alloggi.
La questione viene dunque messa nero su bianco: se gli alloggi e le aree esterne non vengono mantenuti secondo le regole, l’amministrazione deve intervenire. È una linea precisa, ma non è ancora la svolta e tutto resta ancora solo sulla carta.
Arriviamo adesso all‘ottobre 2019 e a quelle tre parole “Manca poco alla soluzione” pronunciate dal sempiterno presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi interpellato sulla vicenda. La macchina amministrativa, viene assicurato, è in movimento.
Ci sono le verifiche della Polizia municipale, ci sono le relazioni, c’è l’iter per intervenire sugli alloggi. A dicembre 2019 arriva un altro annuncio: la soluzione è vicina e il problema potrebbe essere risolto entro la primavera.
È qui che la storia cambia perché da questo momento in poi possiamo cominciare a misurare le promesse e soprattutto possiamo verificare quanto valgono.
Il 12 agosto 2020 viene effettuato un sopralluogo e dopo quel sopralluogo viene indicata una scadenza precisa: entro la fine di agosto dovrebbe essere adottato il provvedimento di decadenza delle assegnazioni.
Questa volta non c’è soltanto la generica promessa di “fare qualcosa”, c‘è una data precisa, ma anche quella data passa e a settembre il provvedimento non risulta arrivato.
Nel frattempo, i residenti dei dintorni continuano a segnalare la presenza di rifiuti e materiali abbandonati e spesso pericolosi incendi ed è qui che la vicenda di via della Chimera diventa qualcosa di più di una vicenda di degrado. Diventa una storia di promesse amministrative che non si trasformano in risultati.
Intanto il tempo passa, Nardella è confermato Sindaco di Firenze, Pierguidi presidente del Quartiere 2, ma nonostante la continuità amministrativa la promessa dell’agosto 2020 resta tale e il problema resta e quando la questione torna con forza al centro del dibattito pubblico, la domanda è inevitabile: che fine ha fatto quel “manca poco”?
Il 28 ottobre 2024 la vicenda di via della Chimera torna nuovamente in Consiglio comunale grazie a Francesco Casini di Italia Viva. Con un question time chiede all’amministrazione “quali misure intenda adottare contro il degrado e se, accertate eventuali responsabilità degli occupanti, intenda procedere alla revoca delle assegnazioni.”
La denuncia arriva dopo anni di attese e richieste di intervento e si parla sempre delle stesse cose: degrado, rifiuti, controlli e mancate soluzioni e a dicembre l’amministrazione riferisce di ulteriori accertamenti. Il problema è che mentre gli uffici accertano, verificano e controllano, la realtà fisica dell’area continua a essere raccontata dalle immagini: lavatrici, mobili, divani, reti, materassi, elettrodomestici e altri materiali accumulati in montagne di rifiuti sempre più alte. Ancora una volta il problema non è teorico, è lì visibile e concreto davanti agli occhi di tutti quelli che vogliono vedere.
Nel 2025 la situazione non appare risolta. Vengono denunciate nuove presenze di rifiuti e anche nuovi episodi di incendio del materiale accumulato. Il tema torna ancora negli atti del Consiglio comunale a questo punto dopo quasi trent’anni dalle prime segnalazioni al Comune e sei anni da quel “manca poco”.
Nel gennaio 2026 le immagini della discarica a cielo aperto che ormai invade anche il marciapiede e nasconde alla vista “le casette” riportano nuovamente la vicenda all’attenzione della città e la politica torna a chiedere al comune quello che già chiedeva anni prima: far rispettare le regole agli assegnatari e se necessario, arrivare alla revoca delle assegnazioni. È difficile non provare una sensazione di déjà vu. La soluzione proposta nel 2026 assomiglia terribilmente a quella indicata nel 2018 e alla promessa del 2020. Sei anni dopo…
Poi arriva un’altra proposta dopo che a marzo 2026 il Consiglio di Quartiere 2 approva una mozione per il superamento dell’insediamento e la realizzazione di un ecocentro Alia.
Le sei “casette” potrebbero essere demolite. Dove oggi ci sono le case e i rifiuti dovrebbe nascere un’area destinata alla gestione dei rifiuti.
Una soluzione radicale, ma anche l’ennesimo cambio di prospettiva dato che per anni si è discusso di recuperare gli alloggi, di revocare le assegnazioni, di riassegnare le case e invece ora si parla di abbatterle. Ma ancora una volta il punto di partenza rimane lo stesso: un’area pubblica che non è stata governata.
A maggio l’amministrazione torna a parlare di tempi con l’obiettivo dichiarato di liberare gli alloggi entro la fine dell’estate.
Questa volta, però, qualcosa comincia finalmente a cambiare dato che non ci sono soltanto dichiarazioni politiche, ma parte il procedimento amministrativo. A fine maggio viene notificato l’avvio del procedimento per il rilascio degli immobili: sessanta giorni per lasciare volontariamente gli alloggi poi, in caso di mancato rilascio, la possibilità di procedere coattivamente. È questo il passaggio che mancava da anni, non più solo generici “manca poco”, non più “la soluzione è vicina”, non più “ci stiamo lavorando” ma un procedimento amministrativo con una scadenza. Dopo quasi trent’anni.
Il 20 luglio 2026 arriva la determinazione dirigenziale che dispone il rilascio degli immobili a partire dal 27 luglio. Finalmente c’è un atto e questo va riconosciuto, ma l’atto è l’inizio della soluzione, non la soluzione dato che per gli occupanti pare valga tanto quanto un foglio di carta igienica.
Restano lì e restano da liberare completamente anche gli spazi, rimuovere i rifiuti, bonificare l’area e recuperare gli immobili.
L’11 agosto arriva un altro passaggio importante. Nel giorno della liberazione di Firenze la Giunta approva un investimento di circa 460.709 euro per la manutenzione straordinaria dei sei alloggi.
Niente ecocentro si torna indietro. Le abitazioni saranno recuperate e destinate nuovamente all’edilizia residenziale sociale. È una buona notizia forse ma anche qui è impossibile non porsi una domanda: quanto è costato alla città arrivare fin qui?
Non soltanto in euro, ma in anni di sopralluoghi, interventi della Polizia municipale, denunce, procedimenti, ore di lavoro degli uffici, bonifiche da fare, patrimonio pubblico rimasto inutilizzato, disagio per chi vive nelle vicinanze e soprattutto, in tempo.
Tanto paga pantalone ovvero i fiorentini… La vicenda di via della Chimera non può essere ridotta alla responsabilità di chi ha materialmente abbandonato i rifiuti. Se ci sono responsabilità individuali, saranno gli organi competenti ad accertarle ma esiste un’altra responsabilità, che è politica e amministrativa.
È quella di chi deve governare il territorio, di chi deve tutelare il patrimonio pubblico, di chi deve garantire il rispetto delle regole, di chi deve intervenire quando un problema viene segnalato dai cittadini per tutelare anche la loro salute. Soprattutto è responsabilità di chi non può continuare a presentare come “emergenza” una situazione che conosce da decenni.
Perché via della Chimera non è comparsa ieri sulla mappa di Firenze. Era negli atti del Comune nel 1997, nelle interrogazioni del 2012, nei controlli del 2014 e del 2017, nelle mozioni del 2018, nelle promesse del 2019, nella scadenza mancata del 2020 ed è ancora nelle cronache del 1° settembre 2026.
Ad oggi c’è provvedimento di rilascio, ci sono fondi stanziati, c’è un progetto di recupero, c’è una destinazione futura per gli alloggi c’è Sara Funaro sindaco e già assessore all’abitazione e al welfare e c’è sempre Michele Pierguidi alla testa del Quartiere 2.
La storia di via della Chimera ammesso che il finale positivo ci sia è soprattutto la storia di una soluzione arrivata con trent’anni di ritardo, dopo che il comune aveva promesso che mancava poco sette anni fa
Oggi servono non le scartoffie ma i fatti: i camion che portino via i rifiuti, le ruspe se necessarie e un’area finalmente ripulita.
Tutto con le tasche dei fiorentini of course…
Dopo tre decenni i cittadini hanno tutto il diritto di essere scettici e hanno ancora più diritto di chiedere conto delle promesse non mantenute a chi siede a Palazzo Vecchio e a Villa Arrivabene dato che sono i soliti.
La prossima fotografia di via della Chimera non dovrà mostrare un nuovo cumulo di rifiuti, ma dovrà mostrare un’area restituita alla città.
Questa volta, senza “manca poco”.


