Via Carlo del Prete, cinque mesi di segnalazioni e poi l’intervento di Scavullo: cane e coniglio salvati da un appartamento invivibile

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All’interno urina e feci umane e animali, impossibile muoversi. L’amministratore: «Segnaliamo da mesi». Scavullo entra con le forze dell’ordine e mette in sicurezza gli animali.

 

Quanto deve diventare grave una situazione prima che qualcuno intervenga? È la domanda che resta dopo quanto accaduto nei giorni scorsi in via Carlo del Prete, dove un appartamento era diventato invivibile per persone e animali.

Dentro, secondo quanto riferito dall’amministratore di condominio e dai residenti, vivevano una persona anziana – poi trasferita in una RSA – la figlia, un cane di otto anni e un coniglio. Le condizioni descritte sono estreme: urina e feci umane, deiezioni del cane, escrementi di roditori e del coniglio, tanto da rendere difficile persino camminare nell’abitazione.

Eppure, sempre secondo l’amministratore, le segnalazioni ai servizi sociali e alle istituzioni competenti andavano avanti da circa cinque mesi, senza una soluzione.

 

L’intervento di Scavullo

 

A raccogliere l’ennesima segnalazione è stato Simone Scavullo, presidente del Comitato Cittadini per Firenze.

«Quando sono arrivato la situazione era sotto gli occhi di tutti – racconta Scavullo -. Non si trattava solo di tutela animale, ma di un’emergenza sociale. Ho chiesto l’intervento delle forze dell’ordine e siamo entrati».

L’esito è stato immediato. Il cane è stato portato fuori e nei prossimi giorni sarà affidato a una persona che si è resa disponibile ad accoglierlo. Anche il coniglio è stato messo in sicurezza grazie a una volontaria di Prato.

Scavullo non si è fermato agli animali. Ha mantenuto i contatti con la figlia dell’anziana, che vive una situazione personale estremamente delicata, incontrandola anche nei giorni successivi: «Dietro questi casi c’è sempre una fragilità umana che va ascoltata. Non basta portare via un cane, bisogna capire cosa sta succedendo a quella famiglia».

 

E le istituzioni?

 

Resta il nodo più pesante. Sempre secondo quanto riferito dall’amministratore, ci sarebbe stato anche un sopralluogo delle guardie zoofile, senza che venisse disposta la sottrazione immediata dell’animale.

«Se quella ricostruzione sarà confermata – dice Scavullo – ci dobbiamo chiedere come si possa ritenere idoneo un ambiente in quelle condizioni. Non è una guerra contro qualcuno, è una domanda su chi doveva fare cosa e perché non l’ha fatto prima».

E aggiunge: «Nel 2026 non è accettabile che debba arrivare un cittadino sul posto, dopo mesi di segnalazioni, perché una situazione del genere venga finalmente affrontata».

 

«Non mi limito a pubblicare, vado sul posto»

 

Nei giorni scorsi sui social c’era chi accusava Scavullo di cercare visibilità. La replica arriva con i fatti. «Quando arriva una segnalazione io non commento e basta – ribatte – vado sul posto. Questo non significa che un cittadino debba sostituirsi alle istituzioni, anzi, significa il contrario: un cittadino segnala e le istituzioni devono intervenire. Quando è il cittadino a supplire, qualcosa non funziona».

La vicenda, conclude, non deve restare solo la storia di due animali salvati: «Deve restare come una domanda a tutte le istituzioni competenti: quante altre situazioni devono arrivare all’estremo prima che qualcuno intervenga?».