Abbiamo riflettuto sul tema all’indomani dell’approvazione del nuovo regolamento del comune di Firenze sugli affitti brevi, confrontandoci con Francesca Marrazza, leader di Ribella Firenze ed ex candidata sindaco civica
Dopo il via libera alla norma, Sara Funaro ha espresso grande entusiasmo, affermando che si tratta di un provvedimento con cui “Firenze compie un passo avanti importante per tutelare il diritto all’abitare e costruire un equilibrio più giusto tra residenza e accoglienza turistica”, definendolo una “scelta fatta per il futuro della nostra città e per tutelare il diritto delle persone a continuare a vivere Firenze”.
Eppure, al netto degli applausi, dei sorrisi, delle foto di rito in aula e delle dichiarazioni istituzionali, qualche dubbio resta anche alla luce dell’arcaica proposta avanzata dal vicepresidente del Consiglio comunale Pizzolo, che ha ipotizzato — con un’impostazione “in stile sovietico” la possibilità di requisire immobili privati.
Dubbi che, nel contesto del degrado urbanistico degli ultimi anni e di una crescente distanza tra amministrazione e cittadini, sembrano emergere anche in altre voci della città. Tra queste quella dell’abate di San Miniato al Monte, padre Bernardo Gianni, che già nei mesi scorsi aveva espresso forti perplessità sul tema, rimanendo inascoltato.
Ne abbiamo parlato davanti a un caffè con Francesca Marrazza leader di Ribella Firenze ed ex candidata civica alla scorsa tornata elettorale secondo la quale la norma rischia di penalizzare proprio quei fiorentini che si vorrebbe tutelare: piccoli proprietari che magari hanno ereditato un immobile e che oggi si vedono ridurre drasticamente le possibilità di metterlo a reddito.
Il centro storico, ormai composto in larga parte da palazzi frazionati in monolocali e bilocali è il risultato di un processo che negli anni ha modificato profondamente il tessuto abitativo del centro nell’indifferrenza di Palazzo Vecchio. Un fenomeno su cui, va ricordato, l’allora assessora all’urbanistica Cecilia Del Re tentò di intervenire, introducendo limiti – ad esempio sul numero dei bagni – per contenere la frammentazione.
Oggi, però, il problema si ripresenta in modo diverso: mentre i grandi operatori del settore turistico “travestiti da host” sembrano meno colpiti, i piccoli proprietari si trovano di fronte a poche alternative. Se non hanno la possibilità – si fa per dire – di destinare l’immobile a figli, nipoti o studenti, resta spesso solo la vendita.
Ma a chi? È qui che si cela il nodo centrale. Chi potrebbe essere interessato ad acquistare micro-appartamenti nel centro storico, se non grandi operatori turistici o catene alberghiere, favorite anche dalla normativa regionale sull’“albergo diffuso”, perfettamente compatibile con queste metrature che guarda caso corrispondono proprio alle suite e junior suite?
Il rischio, dunque, è che il centro storico non torni a popolarsi di residenti, ma si trasformi ulteriormente in un grande asset turistico-finanziario, nelle mani di capitali sempre più concentrati.
I fiorentini, però, non sono tutti ingenui e non sempre credono a certe narrazioni. Per chi invece continua a crederci, Francesca Marrazza suggerisce con ironia di “andare in piazza della Signoria a dare da mangiare all’unicorno”.

