Quando un sindaco smette di mediare e sceglie di schierarsi. La presenza di Funaro a “Firenze si ribella” non è stata solo una scelta simbolica ma una presa di posizione politica e forse uno degli assist più efficaci che si potessero offrire a un avversario in piena campagna elettorale
In una fase già segnata da tensioni, cortei contrapposti e un clima polarizzato, la figura istituzionale per eccellenza ha deciso di scendere in campo. Non per mediare, ma per schierarsi. Il sindaco rappresenta tutti o solo una parte? Molti fiorentini, dopo la “camminata” dei sostenitori di Roberto Vannacci – con il generale in testa – e la contromanifestazione degli occupanti dell’area del Cpa, preceduta dal presidio antifascista “Firenze si ribella”, hanno espresso un disagio chiaro.
“Un sindaco è il primo cittadino di tutti – ci hanno detto in molti – e dovrebbe abbassare i toni, non alimentare lo scontro”. Il punto non è la legittimità di partecipare a un evento politico, ma l’opportunità. Perché quando a farlo è un sindaco, il piano non è più solo politico: diventa istituzionale. E allora la domanda è inevitabile: può il sindaco di una città scegliere di rappresentarne solo una parte?
Qui si apre il vero nodo politico, quello meno evidente ma più rilevante. Roberto Vannacci è una figura divisiva, ma proprio per questo, ogni attacco frontale – soprattutto se proveniente da istituzioni – finisce per rafforzarlo. È un meccanismo rodato e ben noto nella comunicazione politica contemporanea: la delegittimazione pubblica alimenta la narrazione dell’“uomo contro il sistema”.
Più viene osteggiato, più consolida la propria base. Più viene attaccato, più diventa visibile. E quando a esporsi è un sindaco, il messaggio si amplifica: non è più uno scontro tra candidati, ma tra sistema e outsider. Sara Funaro ha spesso parlato di “costruire ponti” e non solo metaforicamente parlando, ma in questo caso, la percezione è opposta: quella di un muro che si alza tra amministrazione e una parte della cittadinanza. I numeri del suo consenso e dell’affluenza alle urne lo ricordano: una quota significativa di elettori fiorentini non si riconosce nella sua maggioranza. Ignorare le voci d’opposizione – o peggio, contrapporvisi apertamente – non le cancella. Le rafforza.
La partecipazione al presidio segna quindi un passaggio chiaro: dal ruolo di garante istituzionale a quello di attore politico.
Una scelta legittima sia chiaro, ma non neutra. Nel tentativo di contrastare il generale Vannacci, lo si legittima. Nel tentativo di indebolirlo, lo si rafforza. Nel tentativo di isolarlo, lo si rende centrale. Paradossalmente, la strategia più efficace per far crescere un candidato anti-sistema è proprio quella di attaccarlo dall’alto, con toni netti e posizioni ufficiali e così, senza volerlo, il sindaco rischia di trasformarsi nella migliore alleata comunicativa del suo avversario.
Una scelta che pesa… La questione, alla fine, è tutta qui: un sindaco può permettersi di essere parte dello scontro o deve restarne arbitro?
Perché in politica ogni gesto comunica e a volte, più delle parole, sono proprio le scelte simboliche a determinare gli equilibri. In questo caso, il messaggio sembra chiaro. Ma forse non nel modo in cui si pensava. Sara Funaro è la migliore spin doctor di Roberto Vannacci?
Complimenti!

