Un’intervista senza un vero contraddittorio né domande incisive di follow-up si è trasformata nella passerella ideale per la sindaca: libera di ripetere il suo copione collaudato di annunci futuri, scaricabarile e piccoli successi di facciata, mentre la stampa ascolta senza scavare
L’intervista rilasciata dalla sindaca Sara Funaro a La Nazione offre un quadro perfetto della distanza siderale che separa il racconto della politica dalla dura realtà quotidiana dei fiorentini. In occasione del giro di boa dei due anni di un mandato celebrato sulla passerella della festa del Pd al Galluzzo, ci si trova davanti a un compendio di autoassoluzioni, promesse riciclate e scaricabarile: il ritratto di un’amministrazione arroccata, dove il divario tra la propaganda di Palazzo e la vita reale dei quartieri è ormai diventato un fosso incolmabile.
Si parte dal tema che apre prepotentemente le pagine del giornale: l’emergenza rifiuti. “Cambio tutto”, promette solennemente la sindaca, rispolverando la logora favola dei cassonetti intelligenti dotati di sensori che dialogano con i camion della raccolta. Ma questa narrazione avveniristica viene propinata alla cittadinanza da almeno tre anni, mentre nella Firenze reale i cittadini fanno i conti ogni giorno con cassonetti straboccanti, sacchetti abbandonati e miasmi insopportabili che appestano l’afa estiva. L’annuncio dei “doppi passaggi” per lo svuotamento dei cestini nel quadrilatero del centro è poco più che un ennesimo tampone d’emergenza che tenta di nascondere l’incapacità cronica di gestire l’ordinario, aggravata da un abusivismo e da un’evasione della TARI che non sono mai stati combattuti con reale volontà politica, efficienza e serietà.
Questa incapacità di programmazione si riflette perfettamente nella gestione urbanistica, di cui la sbandierata riqualificazione di via dello Statuto rappresenta l’emblema più doloroso. Quella che la sindaca rivendica orgogliosamente come una vittoria è in realtà il manifesto di un’urbanistica concepita esclusivamente per assecondare i flussi dei passeggeri e le grandi infrastrutture, calpestando le esigenze storiche dei residenti. Il passaggio della tramvia ha desertificato il commercio tradizionale di vicinato, trasformando una via un tempo viva e ricca di botteghe storiche in un mero corridoio di transito e di consumo rapido, sradicando il tessuto socio-economico del quartiere a favore di una standardizzazione che penalizza chi la città la vive e la abita ogni giorno.
Ma è sul fronte della sicurezza e del degrado che il vuoto pneumatico dell’azione di governo si fa drammatico, quasi offensivo. Liquidare un’emergenza sociale di tale portata in appena cinque righe di intervista è uno schiaffo alla sofferenza della città. Funaro si rifugia nel solito, prevedibile rimpallo di responsabilità verso il governo centrale, omettendo di spiegare per quale motivo il corpo della Polizia Municipale sia ancora drammaticamente lontano dai numeri e dai presidi promessi a gran voce durante la campagna elettorale. Nel frattempo, la Firenze reale racconta di giardini pubblici lasciati in balia di baby gang di stranieri e “maranza” che aggrediscono, vessano e rapinano quotidianamente i nostri ragazzi, e di centinaia di sbandati senza dimora che presidiano impunemente intere aree cittadine.
Una doppia morale evidente anche sul piano politico: la sindaca sceglie le comode invettive rituali contro Salvini o Vannacci per distogliere lo sguardo dai problemi interni, ma non apre bocca sulle bandiere titine esposte dal Cpa Firenze Sud durante il corteo di protesta a cui lei stessa ha partecipato. Un silenzio probabilmente dettato dal timore di agitare le acque della propria coalizione.
L’approssimazione emerge con uguale forza quando si toccano le infrastrutture. Rivendicare come la “soddisfazione più grande” l’inaugurazione del ponte Nencioni significa infatti mistificare la realtà: un’opera aperta in fretta e furia, con i cantieri ancora palesemente aperti, funzionale unicamente alla prossima e inevitabile chiusura del ponte Da Verrazzano. È proprio su quest’ultimo che dovrà transitare la futura linea 3.2.1 della tramvia per Bagno a Ripoli; eppure, a soli sei mesi dalla fine programmata dei cantieri, i cittadini non conoscono ancora il reale stato di salute della struttura, né l’entità degli interventi invasivi che saranno necessari per consentire il passaggio del tram. Una mancanza di programmazione imbarazzante, la cui gestione caotica e frettolosa è stata plasticamente dimostrata dalla repentina chiusura del Nencioni decisa all’ultimo minuto in occasione dei fochi di San Giovanni.
Sul fronte del restyling del Franchi, il tentativo di smarcarsi dai ritardi accumulati è altrettanto goffo. Per mesi la sindaca ha preferito mandare l’assessore allo sport a farsi logorare e ridicolizzare in consiglio comunale pur di non esporsi in prima persona, nascondendosi dietro a una delega alle grandi opere che spetta invece direttamente a lei e che avrebbe richiesto ben altra leadership e assunzione di responsabilità.
Anche sul tema dell’emergenza abitativa la retorica si scontra violentemente con i numeri. La sindaca si vanta dell’assegnazione degli alloggi popolari, ignorando ipocritamente lo scandalo di centinaia di appartamenti pubblici lasciati colpevolmente sfitti ed inutilizzati, che rimangono sbarrati solo perché l’amministrazione non è in grado di garantire le piccole e banali manutenzioni ordinarie necessarie alla loro riassegnazione.
Per non parlare del teatrino recitato sulla questione aeroporto: Funaro si professa da sempre paladina della nuova pista, ma si guarda bene dal pronunciare una sola parola di ferma condanna verso i sindaci della piana e verso i suoi stessi alleati di Alleanza Verdi e Sinistra, che da sempre bloccano lo sviluppo dello scalo e che lei continua a tenersi stretti in maggioranza per ragioni di pura sopravvivenza politica.
Il finale dell’intervista poi è un vero e proprio capolavoro di arroganza corazzata: “Ho le spalle abbastanza larghe”, dichiara la sindaca. Una frase che tradisce la vera e profonda natura del potere che governa Firenze. Quelle spalle larghe, purtroppo per i cittadini, non sono il frutto di una solida e coraggiosa visione amministrativa, ma rappresentano il nome d’arte dell’apparato del Partito Democratico. Una macchina di potere specializzata nel fare quadrato e proteggere i propri eletti da qualsiasi tempesta o responsabilità oggettiva. Lo si è visto in passato, in modo drammatico, con la totale cortina di fumo sollevata dal partito a difesa dell‘allora assessora al welfare Funaro durante la tragica e oscura vicenda della piccola Kata; lo si nota giornalmente nelle commissioni e nelle aule del consiglio comunale, dove la maggioranza tratta qualsiasi legittima critica o giudizio negativo della minoranza come un intollerabile reato di lesa maestà. Ma finché l’apparato difenderà se stesso anziché i fiorentini, le spalle larghe della sindaca continueranno a pesare come un macigno sul declino e sullo sbandamento di Firenze.
