Plures in rosso sui rifiuti: «+4,8% di ricavi ma 4,3 milioni di perdita». Perfino Palazzo Vecchio lo ammette: «Conti poco leggibili»

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La relazione sulle partecipate 2025: il debito del gruppo vola a 1,1 miliardi. Palagi: «Stanno usando l’acqua per tenere in piedi l’operazione finanziaria».

 

Il ramo ambientale di Plures è in perdita e il debito del gruppo aumenta di quasi 290 milioni in un anno. È quanto emerge dalla relazione annuale della Direzione Società Partecipate del Comune di Firenze sui bilanci 2025, depositata l’11 agosto 2026. Un documento destinato a riaccendere il dibattito sulla multiutility nata dalla fusione di Alia, Publiacqua, Toscana Energia e altri gestori.

Il dato più pesante riguarda proprio i rifiuti. Il risultato operativo del settore passa da +18,465 milioni nel 2024 a -4,341 milioni nel 2025. “Paradossalmente” i ricavi crescono: da 645 a 676 milioni di euro, +4,8%. Anche il margine lordo scende, da 76 a 62,6 milioni.

«Semplificando si può dire che la cittadinanza paga più TARI, il soggetto gestore incassa di più, ma non rimane nessun guadagno all’azienda», commenta il consigliere comunale Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.

Gli utili di Plures arrivano quindi dagli altri rami: 32,7 milioni dall’idrico, 28,9 dall’energia e 22,6 dalla distribuzione del gas. Sul balzo dell’idrico pesa però il consolidamento di Publiacqua, su cui «c’è ancora un contenzioso aperto nei tribunali con ACEA».

La relazione del Comune lancia un secondo allarme: serve «una reportistica più leggibile per i soci pubblici, distinguendo meglio gestione industriale, componenti finanziarie, effetti da partecipazioni e partite non ricorrenti».

In pratica il socio Comune di Firenze scrive nero su bianco che i conti della propria partecipata «non sono completamente leggibili».

A preoccupare sono anche i numeri sul debito. La posizione finanziaria netta passa da 836,9 a 1.126,5 milioni di euro: +289,6 milioni in 12 mesi.

Sulla capogruppo l’indebitamento netto cresce del 66%, la liquidità si dimezza, i crediti commerciali aumentano del 41,3% e i flussi di cassa operativi sono negativi per 107 milioni. Gli indici di solidità scendono da 0,77 a 0,58.

Tra le cause indicate: «il differimento regolatorio connesso al sistema tariffario MTR-3» e «la sostenibilità del fabbisogno finanziario legato agli investimenti».

Un altro dato manca rispetto allo scorso anno: la distribuzione dei dividendi. Nella relazione 2024 erano indicati 34,2 milioni distribuiti ai soci. Quest’anno «non c’è nulla: non l’importo, non la quota di Firenze, non l’atto con cui è stata incassata».

Cambia anche la riesposizione dei dati 2024: l’utile della capogruppo passa da 26,8 a 35,8 milioni, il patrimonio netto da 1.016 a 1.033 milioni. «La riesposizione può essere corretta per le operazioni straordinarie, però tutto questo deve essere spiegato», sottolinea Palagi.

«La multiutility è stata costruita promettendo che mettere insieme rifiuti, acqua, gas ed energia avrebbe reso più efficiente il servizio ambientale. Il primo bilancio con il nuovo nome dice che quello che faceva ALIA sembra non stare in piedi in autonomia», attacca Palagi.

«Si sta usando l’acqua bene comune per tenere in piedi un’operazione finanziaria che rischiava di finire pure quotata in borsa».

E poi conclude: «A dicembre arriveranno i bollettini con gli aumenti: il silenzio di chi governa non sarà una risposta accettabile».