In Commissione 8 passano i dati sul boom di occhi elettronici (quasi 2.000 entro l’anno), ma la sicurezza resta un’illusione
I numeri, snocciolati con il consueto orgoglio durante l’ultima Commissione tecnica del Comune, dovrebbero impressionare: Firenze viaggia spedita verso il traguardo delle 2.000 telecamere attive entro la fine del 2026. Un numero mostruoso, cresciuto in quattordici anni da una manciata di occhi elettronici nel centro storico fino a un esercito di 1.918 dispositivi attuali, capillarmente distribuiti tra i quartieri (dal primato del Quartiere 1 con 699 dispositivi, ai 330 speculari dei Quartieri 4 e 5). Una fitta rete di occhi digitali, interamente cablata in fibra ottica proprietaria, blindata e connessa in tempo reale con le sale operative delle forze dell’ordine.
A guardarla così, sembrerebbe un modello di avanguardia e protezione. Ma la realtà che si nasconde dietro i dati è ben diversa ed emerge chiaramente se si collegano i dettagli tecnici alle recenti e pesanti scelte politiche di Palazzo Vecchio. La verità è che la sicurezza a Firenze è un immenso archivio digitale, un enorme “album dei ricordi” criminali che serve a ricostruire i fatti solo quando il danno è già stato compiuto. Il primo, macroscopico paradosso risiede nella gestione della Smart City Control Room, la centrale operativa che dovrebbe essere il cuore pulsante e intelligente della città.
Di recente, la maggioranza politica ha bocciato con un netto veto ideologico una mozione che chiedeva l’estensione dell’orario di apertura e operatività della Control Room oltre le ore 19:00. Le conseguenze di questo “no” sono gravissime per la sicurezza reale. Le ore serali e notturne – quelle in cui si concentrano le maggiori criticità per l’ordine pubblico, la mala-movida, le spaccate e i reati predatori – vengono di fatto private di un monitoraggio live centralizzato. La Control Room viene così deliberatamente declassata a un ufficio di gestione del traffico diurno: un organismo monopolizzato sul controllo dei flussi veicolari, degli incidenti pomeridiani, dei cantieri e dei blocchi stradali. Quando cala il buio e la città avrebbe più bisogno di una regia attiva per la sicurezza, la Control Room, metaforicamente, si spegne.
Il quadro diventa ancor più desolante sul fronte tecnologico. La Commissione ha confermato un dato sconcertante: nonostante il Comune di Firenze si sia dotato (con grande risonanza mediatica) di un apposito regolamento sull’uso dell’Intelligenza Artificiale, questa tecnologia non viene applicata in alcun modo al sistema di videosorveglianza cittadina. Siamo di fronte a un controsenso politico e tecnologico imperdonabile. In tutta Europa, i sistemi di videosorveglianza di ultima generazione utilizzano algoritmi di IA — nel pieno rispetto della privacy — per rilevare automaticamente “comportamenti anomali” in tempo reale: risse sul nascere, assembramenti sospetti in zone sensibili, l’abbandono di oggetti pericolosi o veicoli che forzano varchi protetti. Tecnologie che permetterebbero di lanciare alert immediati alle pattuglie sul territorio, prima o mentre il reato si sta consumando. A Firenze no. Per un rifiuto ideologico travestito da prudenza, si sceglie di castrare un potenziale tecnologico enorme, pagato con i soldi dei contribuenti. Le telecamere fiorentine restano “prive di cervello”, meri registratori passivi che immagazzinano immagini per 7 giorni (24 ore per la viabilità) in attesa che qualcuno, a posteriori, vada a scaricare i log per vedere chi ha aggredito un passante o spaccato una vetrina.
Il bilancio per i cittadini è fallimentare. La deterrenza delle telecamere fisse, come confermano ormai i principali studi sociologici sulla sicurezza urbana, è ampiamente sovrastimata: chi vuole delinquere si sposta di pochi metri o agisce coprendosi il volto, consapevole che nessuno sta guardando quel monitor in tempo reale per mandare una volante. Firenze si ritrova così in un limbo pericoloso: una città che subisce l’ansia da prestazione del “grande fratello” (con le relative e legittime critiche di chi si sente costantemente sotto osservazione), senza però incassarne i benefici in termini di tutela. Abbiamo una tra le più alte densità di telecamere d’Italia, ma continuiamo a inseguire l’emergenza criminalità a fatti avvenuti. Finché Palazzo Vecchio considererà la videosorveglianza come un contatore da far girare per scopi elettorali, e non come uno strumento vivo da coordinare h24 con l’ausilio delle moderne tecnologie, le duemila telecamere di Firenze rimarranno solo un costosissimo monumento alla cecità preventiva.

