Capannoni & pelli. Atto XI: lode a te, Simona Cirelli!

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Fine della storia? Fine del ciclo Capannoni & pelli. Per ora.

 

Tutto ebbe inizio dopo la fusione di Barberino, che navigava in pessime acque (no, non quelle dei depuratori né quelle del Borro Migliorini di cui ARPAT non vuole darci i documenti, per ora), con Tavarnelle e questa unione portò molti soldi alle casse. Dopo la fusione, una coppia, lui ingegnere a capo di un’azienda e anche lei ingegnere, si divise. E se dietro questa rottura ci fossero ragioni ben più grandi? Certo, la loro unione non fu priva di ostacoli, oltre le consuete difficoltà della vita. Entrambi lottavano. In un contesto malato. Gli empi erano coloro che spacciavano, truffavano, abusavano. Marciare separati per colpire uniti? Andiamo per ordine. Lei è meritevole di elogio. Lei, Simona, ha scelto una traiettoria divergente. Ha perseguito anche i suoi interessi. Forse ha perfino fregato gli empi. Ha lasciato in prima linea lui, sapendo come si sarebbe comportato: con la forza e la volontà. Gli empi erano convinti di poter usare Lei per manipolare lui, ma sono stati da lei manipolati.

Ciò matura in quanto Raffaele Tarchiani pensa quello che lo scrivente non può impedirgli di pensare. «Se Barberino Tavarnelle non fosse, come il resto della Toscana, un lercio trogolo –ha scritto egli – di ipocriti, pretenziosi, ingordigia drogata di supponenza blasfema, la mia ex moglie sarebbe stata libera di esprimere il suo dissenso per le mie scelte di lotta sociale alle degenerazioni dei politici, degli arricchiti, dei fraudolenti, dei carabinieri collusi, dei difensori civici asserviti, dei commissari prefettizi mendaci e dimentichi. Esprimendo il suo dissenso avrebbe denunciato in tribunale, anche solo un tribunale divorzile, il vero: la sua verità personale di incompatibilità con me che agisco per il bene; la verità collettiva di responsabilità nascoste fino ad allora. Io avrei ammesso la mia colpa: sì, sono un folle perché non abbasso il capo e se ciò mi isola, mi duole, ma non abiuro. Il giudice avrebbe dovuto ascoltare e denunciare». «Invece no – si legge ancora nelle carte visionate -: la mia ex moglie ha dovuto tacere. La sua divergenza di coscienza con me, legittima pur non condivisibile, è stata coperta da fandonie pruriginose e da connivenze indecorose di giudici, avvocati, marescialli e una truppa di truffatori, faccendieri e politici con la bocca piena di ragionevole compromesso pubblico e le tasche piene di interessi privati. Sul percorso, lungo anni, lustri, di questa degenerazione pubblica, che mi è entrata in casa, ho chiesto aiuto a politici locali, carabinieri, difensore civico, commissario prefettizio, giudici e avvocati: tutti hanno guardato altrove». «Ora – termina il manoscritto redatto dall’Ingegnere – un giornalista ha fatto ciò che quelli sopra non hanno voluto fare: scrivere. Il giornalista è dotato o quelli sopra sono impotenti?».

Vite parallele? Lotte parallele? Caro Raffaele, io sono il giornalista che ha narrato la Tua lotta, abbi fede e speranza, qualcuno ha ascoltato la carezza della verità: gli empi non possono impedire alle penne la scrittura.