Archeologia industriale e memoria della guerra: l’appello per salvare la struttura del Ponte al Pino

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Dalla memoria bellica all’archeologia industriale, Alessandro Draghi chiede che il ponte ultracentenario venga recuperato e valorizzato invece di essere destinato alla demolizione

 

Un appello alla conservazione lanciato dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi, che invita a evitare la demolizione dello storico impalcato e a riconoscerne il valore come testimonianza della storia fiorentina. Il consigliere richiama infatti la campagna promossa lo scorso dicembre dal generale Antonino Zarcone per la tutela delle tracce della Seconda Guerra Mondiale ancora visibili sulla struttura: «Faccio seguito all’appello lanciato lo scorso dicembre dal Generale Antonino Zarcone che aveva lanciato una campagna per proteggere e valorizzare le storiche tracce della Seconda Guerra Mondiale (inclusi i fori dei proiettili) presenti sui muri della struttura».

Per Draghi, il ponte rappresenta molto più di un’infrastruttura ormai superata: è un frammento di memoria urbana che attraversa oltre un secolo di trasformazioni della città. «Il vecchio ponte ha più di 140 anni e rimane un pezzo di storia della Città di Firenze, attraverso il XIX e il XX Secolo, non sarà pregevole come l’Iron Bridge che attraversa il Fiume Severn in Inghilterra ma rimane un’opera di archeologia industriale che potrebbe trovare una collocazione in un parco o abbellire uno spazio nella nuova stazione Foster».

Una proposta creativa che punta a trasformare quello che oggi rischia di diventare un semplice materiale da demolizione in un elemento identitario capace di raccontare il passato della città anche alle future generazioni, inserendolo in un nuovo contesto urbano dove storia, memoria e riqualificazione possano convivere.

Foto: Ministero dell’Interno

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