TARI, Palagi (SPC): “A Firenze ci sarà l’aumento massimo consentito, il tutto mentre Plures distribuisce 34,4 milioni di dividendi”

TARI 3

Condividi sui social

Secondo Palagi il rincaro delle bollette dei rifiuti si accompagna a una strategia che privilegia la distribuzione dei dividendi, mentre restano aperte le criticità sulla raccolta differenziata, sugli investimenti e sulla trasparenza dell’iter che porterà all’approvazione delle nuove tariffe

 

A pochi giorni dal voto del Consiglio comunale sulle nuove tariffe dei rifiuti, previsto entro il 31 luglio, il consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi punta il dito contro quella che definisce una scelta destinata a pesare soprattutto sulle famiglie. Secondo l’esponente dell’opposizione, l’Amministrazione ha deciso di applicare integralmente il margine massimo consentito dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente.

“L’aumento per le utenze domestiche è il massimo che le regole nazionali consentono: il tetto fissato dall’Autorità per l’energia e i rifiuti (ARERA) per Firenze è +6,71%, e viene usato fino all’ultimo decimale”, afferma Palagi, ricordando che il costo complessivo del servizio passerà dai 129,6 milioni di euro del 2025 ai 135,8 milioni del 2026, con una previsione di 139,5 milioni nel 2027. L’impatto sulle famiglie, sostiene, sarà percepito soltanto a dicembre, quando il conguaglio concentrerà in un’unica rata l’intero incremento. Nel mirino finisce anche la redistribuzione del carico tariffario: mentre la quota legata ai metri quadrati diminuisce del 6%, quella calcolata sul numero dei componenti cresce del 19,2%, con effetti più pesanti per nuclei numerosi e convivenze. “Non è un tecnicismo: è una scelta distributiva, che carica l’aumento su chi divide l’appartamento in più persone (le famiglie numerose, chi convive per necessità) e lascia quasi indenni le case grandi e poco abitate”, denuncia il consigliere, evidenziando come negozi, bar, ristoranti e uffici registreranno invece aumenti intorno al 3,2%.

La critica si allarga quindi alla gestione di Plures, la holding interamente pubblica nata dall’evoluzione del gestore dei rifiuti nei 65 Comuni dell’ATO Toscana Centro. Palagi richiama la documentazione allegata alla delibera, secondo cui la società avrebbe sostenuto costi per consulenze, strutture centrali e operazioni finanziarie, vedendo quasi triplicare il proprio indebitamento in un anno. Costi che, ricorda, l’Autorità d’ambito avrebbe escluso dal calcolo tariffario, respingendo anche gran parte dei lavori dichiarati e bocciando nuovamente il piano degli investimenti. “Il punto politico è questo: anche dopo aver ripulito il conto dai costi impropri, l’aumento resta il massimo consentito”, osserva Palagi, aggiungendo che la stessa società avrebbe certificato l’equilibrio economico della gestione rifiuti anche senza quelle poste contestate.

Per il consigliere resta inoltre aperto il nodo della qualità del servizio: la raccolta differenziata viene indicata ancora sotto il target regionale del 70%, mentre l’avvio effettivo al riciclo degli imballaggi rimarrebbe sotto i livelli ritenuti soddisfacenti. A questo si aggiunge la scelta di distribuire 34,4 milioni di euro di dividendi ai soci appena un mese prima dell’approvazione delle nuove tariffe. “L’ordine delle priorità è scritto nei numeri: prima la remunerazione dei soci, poi la tariffa al massimo per le famiglie, infine i tagli ai servizi”, afferma Palagi, che richiama anche la riduzione di risorse destinate al trasporto pubblico e ad altri capitoli del bilancio comunale.

Non manca infine una critica al percorso amministrativo che accompagna la delibera: secondo il consigliere la documentazione sarebbe arrivata ai commissari con tempi ristretti e ancora incompleta. Da qui l’appello a un cambio di rotta che, secondo Sinistra Progetto Comune, dovrà andare oltre il voto di Palazzo Vecchio e investire direttamente la governance della multiutility e dell’ATO Toscana Centro. “La proprietà pubblica, da sola, non è controllo pubblico. Continueremo a chiedere un radicale cambio di passo a partire dal ruolo del soggetto gestore: i benefici dell’operazione multiutility non si vedono, anzi”, conclude Palagi.