L’uomo in carico ai Servizi Sociali dal 2018 denuncia spese non rendicontate e 3.400 euro versati in contanti «senza ricevuta». Due risposte del Comune, ma il periodo 2018-2022 è «non imputabile». Ora l’interrogazione di Palagi in Comune: come si revoca un sussidio?
Otto anni in carico ai Servizi Sociali, tre sistemazioni abitative, sette tirocini come barelliere alla Misericordia di Firenze, 1134 ore di volontariato puro in Piazza del Duomo durante il Covid, un corso da soccorritore, una valutazione come «puntuale, affidabile, operativo e dedito al lavoro». E oggi, a 59 anni, senza un inserimento lavorativo stabile, con una invalidità aggravata e un alloggio in Via Rocca Tedalda in capo a Casa S.p.A. È la storia di Slami A., algerino, classe 1966, di cui avevamo iniziato a parlare il 6 agosto.
Una storia che avevamo definito quasi un limbo assistenziale, dove la persona genera reddito per il sistema ma non raggiunge mai l’autonomia. E che dopo il nostro articolo ha avuto un primo seguito.
Slami è in carico al Comune di Firenze dal 20 novembre 2018 per disagio abitativo, come certifica la Relazione Sociale Prot. 332104 del 3 ottobre 2022 a firma dell’assistente sociale L.P. e del P.O. Marginalità e Immigrazione D.M. Da allora il suo percorso abitativo è stato prima all’Albergo Popolare di Via della Chiesa, poi all’Ostello San Paolino, e dal marzo 2021 in un appartamento in Via Pisana 264 in locazione privata intestata alla Cooperativa Il Girasole nell’ambito del progetto PON Metro «Educativa di strada per adulti» (CIG 9299286D8F), il cui costo, come da Progetto Individualizzato del 25 ottobre 2022, è di 750 euro più 150 euro mensilmente per utenze e spese.
Sul fronte lavoro il percorso è altrettanto certificato dagli atti della Misericordia di Firenze: sette tirocini dal settembre 2020 al settembre 2024 come inserviente addetto al trasporto ammalati e come magazziniere, attestati dal Provveditore Bernardo Basetti Sani Vettori con Prot. 12220 del 12 novembre 2024, più 1134 ore di volontariato puro svolte dal maggio 2023 nella sede di Piazza del Duomo per far fronte all’emergenza Covid, attestate dal Sottoprovveditore Alessandro Martinucci con Prot. 12277 del 13 novembre 2024, e infine un tirocinio di sei mesi presso il Centro Diurno Le Rondini di ARCA dal 18 dicembre 2024 al 19 giugno 2025.
È su questo percorso che si apre la battaglia per i conti. A luglio Slami chiede con accesso agli atti il rendiconto completo delle spese sostenute per la sua assistenza dal 2018 ad oggi.
Il 3 luglio 2026, con Prot. 276229, arriva la prima risposta della Dirigente Servizi Sociali B.B. via raccomandata: «per il periodo compreso tra dicembre 2023 e marzo 2026 risultano impiegate risorse pari a euro 30.899,06». Una cifra complessiva, senza dettaglio.
Poco dopo la pubblicazione della nostra prima inchiesta, l’8 agosto 2026 con Prot. 323332, arriva via email ordinaria una integrazione, firmata digitalmente il 6 agosto alle 17:20:01: «spesa complessiva settembre 2022-novembre 2023 ammonta a 16.901,32 euro» con ripartizione trimestrale per affitto, utenze, manutenzioni, pulizie e assicurazioni. E poi la frase: «Questo rappresenta il livello di dettaglio contenuto negli atti».
Per gli anni precedenti, dal 2018 al 2022, la risposta è diversa e apre il buco di quattro anni: «Dal 2018 al 2022 la sua accoglienza si è svolta nell’ambito di un appalto complessivo. Il corrispettivo era riferito al servizio nel suo insieme e alla disponibilità dei posti, e la contabilità di quel periodo imputa gli importi al servizio complessivamente reso». In pratica: quattro anni non rendicontabili per singolo utente.
Nella sua PEC del 25 agosto, che abbiamo letto integralmente, Slami, sempre con una chiarezza encomiabile, replica: «Non riesco a concepire come, nonostante siano mesi che lo richiedo, non sia possibile ricevere un bilancio unico, completo e maggiormente dettagliato delle spese sostenute per la mia assistenza» e ancora «la vostra prima risposta del 3 luglio era mancante del periodo precedente al dicembre 2023, la successiva 7 agosto oltre ad essere ancora eccessivamente evasiva e imprecisa è ancora incompleta».
Slami propone un suo conteggio al ribasso di circa 112.700 euro dal 2018 al 2026, che riportiamo solo come stima di parte in attesa di una conferma o smentita ufficiale. E aggiunge: «In base al Patto di Accoglienza Migraction del 12/01/2023, che prevede una cifra mensile forfettaria di Euro 100,00 per utenze e condominio fino al 14/06/2023, avrei versato fino ad ottobre 2025 la cifra di 100 euro mensili. Per tale pagamento totale di 3400 euro non ho mai ricevuto una ricevuta. I pagamenti mi venivano richiesti telefonicamente, effettuato in contanti a persone diverse e luoghi diversi». Il Patto esiste, lo abbiamo visto, con scadenza 14 giugno 2023 e firma di Slami, di M., di R. e Lorenzo O. per Girasole. Quello che non abbiamo visto sono le proroghe scritte oltre quella data.
«L’impegno e il denaro a me profusi non dovevano essere un’elemosina. Dovevano essere l’aiuto necessario a trovare una nuova normalità, l’inserimento nel mondo del lavoro, una modesta stabilità che poteva consentirmi l’autonomia», scrive ancora Slami.
A rafforzare i nodi sollevati dalla nostra inchiesta arriva ora un atto istituzionale. In questi giorni, il consigliere del Gruppo Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi ha presentato l’interrogazione «Interventi economici di assistenza sociale: importi, revoche e tutele». Palagi non cita Slami, ma centra esattamente il problema.
Premesso che il Comune eroga contributi in base al Regolamento approvato dall’Assemblea dei Soci della Società della Salute n. 3 del 21 luglio 2016, Palagi ricorda che l’art. 5 e la Tabella 1 fissano in 500,00 euro mensili il fabbisogno di una persona sola, e che l’art. 17 fissa «in sede di prima applicazione» in 500,00 euro l’importo massimo erogabile, in 5.000,00 euro il limite di patrimonio mobiliare e in 15.000,00 euro quello immobiliare. Valori del 2016. E li confronta con l’Avviso approvato con determinazione dirigenziale n. 2152 del 21 marzo 2024, con cui lo stesso Comune riconosce agli enti iscritti all’albo delle strutture di accoglienza per persone vulnerabili una retta di 37,00 euro al giorno per il modulo ordinario e 50,00 euro al giorno per il modulo vulnerabilità, pari a circa 1.126,00 e 1.521,00 euro al mese per persona accolta.
Il secondo nodo sollevato da Palagi è quello che riguarda più da vicino Slami: le revoche. Il Regolamento del 2016, rileva Palagi, all’art. 12 prevede controlli annuali e all’art. 13 dispone, in caso di dichiarazione non veritiera, decadenza retroattiva, recupero arretrati con interessi, esclusione per due anni e denuncia. L’art. 10 comma 4 elenca invece i comportamenti che rendono «inadempiente» la persona assistita, fra cui il rifiuto di offerte di lavoro e i «comportamenti incompatibili con la ricerca di un lavoro», ma non disciplina il procedimento che ne consegue, non prevedendo né il contraddittorio, né la forma scritta e motivata, né un termine.
E qui Palagi tocca il punto giuridico: l’art. 15 ammette istanza di revisione «entro trenta giorni dalla comunicazione», e il nuovo Regolamento di accesso ai servizi sociosanitari approvato con deliberazione n. 14 del 17 dicembre 2024 prevede all’art. 14.2 reclamo scritto entro trenta giorni «dalla comunicazione ricevuta» e all’art. 14.3 ricorso entro sessanta giorni «dalla data di ricevimento della comunicazione dell’esito». Tutti gli strumenti di tutela decorrono da una comunicazione. In assenza di comunicazione scritta il termine non inizia. Chi riceve un provvedimento motivato può reagire, chi riceve il silenzio no.
Per questo Palagi interroga la Sindaca e la Giunta per sapere con quale atto siano disposte la cessazione, la sospensione o la revoca di un intervento economico già concesso, se tale atto sia comunicato per iscritto, motivato e corredato di termine e organo per la revisione ex art. 15, quante cessazioni siano state disposte nel 2025 e 2026 e per quali cause, se la Giunta ritenga compatibile con la legge 241/90 un assetto in cui le inadempienze sono elencate senza contraddittorio, come valuti che il sostegno massimo sia ancora quello del 2016, e quanti reclami ex art. 14.2 siano pervenuti e in quanti casi la risposta sia arrivata entro trenta giorni, come impone l’art. 14.4 che impone di monitorare i reclami.
In conclusione, è necessario chiarire tre nodi aperti: la rendicontabilità del periodo 2018-2022, la tracciabilità dei 3.400 euro oltre la scadenza del Patto del 12 gennaio 2023, e le due fatture da 2.000 euro per imbiancatura citate dall’interessato, Slami, e non presenti nei rendiconti. In attesa di replica, che pubblicheremo integralmente, Slami ha annunciato di dare seguito.
In copertina: Wikimedia Commons


