Voci da Piazza Strozzi: io, comunista, ho firmato per Mario Roggero e vi spiego perché

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Sì, c’ero anch’io al presidio di ieri in Piazza Strozzi e anch’io ho firmato per la grazia a Mario Roggero.

La Repubblica Firenze non ha esitato a parlare di flop; in effetti, la panoramica della piazza, anche nel momento di maggior concentramento, non si prestava alla galvanizzazione degli animi. Tuttavia, 40 presenze e 80 firme non sono un cattivo risultato per un evento convocato con pochissimi giorni di preavviso, quasi nessuna pubblicità e per il tardo pomeriggio di un giovedì che a tratti sembrava pure preannunciarsi piovoso. Si è oltretutto registrata l’assenza di esponenti della maggior parte degli organismi promotori, nella fattispecie Forza Italia, Noi Moderati e Lista Schmidt, in quello che alla fine è risultato concretamente essere un’iniziativa congiunta di Fratelli d’Italia e Lega (evitabile la bandiera di partito del Carroccio, pur inutilizzata), presenti in forze, anche più di quanto mi aspettassi. C’erano, infatti, Alessandro Draghi, Angela Sirello (alla raccolta firme), Giovanni Gandolfo, Jacopo Cellai e Paolo Poggi per la prima, Federico Bussolin e Guglielmo Mossuto per la seconda. Ho riconosciuto e intavolato una conversazione conoscitiva, seppur breve e un po’ frettolosa, con uno dei ragazzi di Fashowpinion.

Al netto degli evidenti limiti organizzativi e dell’abisso politico e ideologico che evidentemente mi separa da organizzatori e partecipanti, la petizione l’ho convintamente sottoscritta. Perché se ripetiamo costantemente e giustamente che «la sicurezza non ha colore politico», allora questa verità deve sostanziarsi nella difesa concreta di un lavoratore che, per tutelare se stesso e la propria famiglia dall’ennesimo tentativo di rapina, è stato condannato a più anni di carcere di quanti possa farsene uno sfruttatore della prostituzione minorile e a pochi mesi in più di un orco che abbia violentato un bambino delle elementari.

Non ho condiviso la continua presa di distanze dal gesto di Roggero, come mi guardo bene dall’accodarmi a certi slogan tanto vuoti quanto demagogici: non si tratta di «essere tutti Mario Roggero», ma del fatto che Mario Roggero, e questo è stato giustamente sottolineato da Draghi, può essere chiunque di noi. La discriminante tra la tematica seria e il vocio della distrazione di massa sta nel non concentrarsi sulle vicende del singolo individuo, ché la lista si allungherebbe a dismisura, ma sulla tendenza generale di cui questi suo malgrado diventa sintomo.

Firenze è la seconda città d’Italia nella classifica della criminalità, le forze dell’ordine sono sotto organico e hanno spesso e volentieri le mani legate, le carceri non bastano più e versano in condizioni indegne del Primo, del Secondo e fors’anche, ormai, del Terzo Mondo. Tutti problemi di cui noi di LFCV ci siamo sempre coerentemente occupati e continuiamo a farlo. Se quindi è vero, come è vero, che invocare principi astratti in presenza di problemi concreti non è che mera demagogia a buon mercato, come si può rimettersi dogmaticamente a una Legge che di fatto non viene applicata, se non in maniera del tutto arbitraria e contraria a ogni basilare principio dello Stato di diritto, risultando quindi nel caos e nella dissoluzione totali della società?

Io ho firmato per Mario Roggero perché ritengo che la difesa sia sempre legittima, che vada abolito il contraddittorio reato di “eccesso di legittima difesa” perché ciò che è legittimo non può per definizione essere eccessivo e viceversa, e che chi compie un delitto deve assumersene la responsabilità, con la cognizione di perdere in quel momento stesso ogni diritto, eventualmente anche alla vita. Se i ladri non avessero tentato la rapina e non fossero stati ladri ma onesti lavoratori come lui, Roggero non avrebbe avuto di che sparare a chicchessia; se si discute di difesa vuol dire che si è in presenza di un attacco: onde evitare di doversi difendere, basterebbe che nessuno attaccasse e vivere tutti nella pace, nel rispetto e nella concordia. Il nodo del contendere, comunque la si veda, sta in chi delinque, non in chi si difende. Tanto più se il pericolo si estende, peraltro ripetutamente, ai familiari, come nel caso del gioielliere.

Io ho firmato per Mario Roggero perché sto coi lavoratori e non coi sottoproletari, categoria che già Marx ed Engels, a ragion veduta come ancor oggi ci capita di essere testimoni, detestavano. E ho firmato per lui perché la grazia presidenziale, già solo perché concessa a scafisti, criminali evasi dai domiciliari ed ex parlamentari giunte allo scranno senza alcun reale merito o militanza politica, mi sembra il minimo sindacale di un risarcimento morale per un processo che in uno Stato civile non avrebbe mai neanche avuto luogo. Specialmente se ai danni di un uomo di 72 anni castigato alla stregua dei peggiori pedofili.

Io sto con Mario Roggero perché non voglio che passi il messaggio per cui, di fronte alla giustizia, i crimini è meglio compierli che difendersene, e perché voglio che lavoratori, giovani, donne, possano lavorare e vivere nella sicurezza sociale e personale e non di doversi arrendere, scoraggiati e intimiditi perché consci di essere spesso privi di tutele reali e durature, ai soprusi dei malfattori. Non voglio l’Inghilterra, dove si arrestano le vittime dei pestaggi solo in quanto bianche, per la semplice paura, da parte delle forze dell’ordine, di essere accusate di “razzismo” (paradossalmente praticandolo all’inverso). È per una giustizia migliore, infatti, che votai Sì al referendum di marzo, occasione malauguratamente perduta.

Io sto con Mario Roggero perché nei Paesi socialisti la sicurezza è un principio cardine della vita sociale e proprio perciò questi grattacapi non si configurano.

Io sto con Mario Roggero, da ultimo, perché decine e decine di volte ho avuto occasione di entrare in molteplici gioiellerie e non mi è mai capitato di dover uscire scappando dal gioielliere che mi sparava dietro: entrare a volto scoperto e disarmati, salutare cordialmente, domandare informazioni ed eventualmente comprare qualcosa, pagare e poi uscire risalutando con altrettanta cordialità è una prassi estremamente semplice che chiunque può mettere in atto senza alcun pericolo per la propria incolumità. Provare per credere.

In copertina: Copyright La Firenze che Vorrei