di Andreino degli Ughi
Firenze città neopagana è pronta per ricevere un sacrificio disumano, liberatorio, rivelatore del Grande Architetto dell’Universo che col cavalier servente Darius tira i fili dei burattini piazzati educati a obbedire silenti in Palazzo Vecchio. Parrebbe fatta, il ponte da Verrazzano non reggerebbe i treni e deve essere rifatto. La demolizione non è più un argomento tabù, l’ora della decisione irrevocabile sta arrivando. Gli Architetti ne parlano (anche nel loro Ordine) e pure le ditte che versano addizionali Irpef in altre regioni. Esse gongolano per l’incoming quasi certo di un lavoro fiorentino extra favorito dall’incedere massivo dei binari della tramvia, il Vitello d’Oro dell’Arno (aureo lo è solo per queste ditte, ovviamente). È solo questione di tempo, quello che serve per la completa manipolazione dei sudditi ferventi (ci pensa la psicologa Sara) e per l’applicazione della fine propaganda marxista necessaria a piegare le menti (qui ci pensa l’eccellente Giorgio, non quello dei gelati, ma un altro che affiderà la notizia a giornalisti diligenti e felici). Per i soldi, nessun problema: si farà altro debito pubblico. Per le misure di carico di tram e infrastruttura è tutto pronto: c’erano già i calcoli nei documenti e nei progetti di 10-15 anni fa. O no?
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