Scandalo Montedomini, il PD si chiude in casa. E Firenze resta fuori dalla porta

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Mentre il caso Montedomini arriva fino al Parlamento e richiama l’attenzione della stampa nazionale, il PD va avanti per la sua strada: niente confronto nelle sedi istituzionali, ma un “gruppo di lavoro” interno al partito

 

Non il Consiglio comunale, ma riunioni con la giunta, il gruppo consiliare e i segretari dei circoli. Insomma, tutto rigorosamente in famiglia. Come se il problema fosse la tenuta del PD e non la credibilità delle istituzioni fiorentine. Nel frattempo, la sindaca Sara Funaro è in ferie. Legittimamente, ci mancherebbe. Ma colpisce leggere sul Corriere Fiorentino di oggi che il segretario cittadino Gianassi le rinnova una fiducia piena e incondizionata proprio mentre la vicenda continua a produrre interrogativi sempre più pesanti. Fiducia prima ancora di un chiarimento politico. Fiducia prima ancora di una discussione vera in Consiglio comunale. Fiducia, punto.

Eppure sarebbe proprio Palazzo Vecchio il luogo naturale dove affrontare una vicenda che investe direttamente la maggioranza che governa Firenze da anni. Invece si preferiscono tavoli riservati, riunioni interne e confronti tra dirigenti di partito.  Il Consiglio comunale, che rappresenta tutti i cittadini e non soltanto gli iscritti al PD, viene di fatto aggirato, quasi fosse un passaggio scomodo da evitare. È il riflesso di una cultura politica ormai consolidata: quando esplode una crisi, la priorità non è spiegare ai cittadini che cosa sia accaduto, ma blindare il gruppo dirigente. Prima si ricompatta il partito, poi, forse, si penserà alle responsabilità.

Il finale, purtroppo, sembra già scritto. Qualche funzionario finirà per pagare il prezzo più alto, trasformandosi nel capro espiatorio ideale per dimostrare che “qualcosa è stato fatto”. Ma le responsabilità politiche di chi ha governato, nominato, indirizzato e avrebbe dovuto vigilare rischiano ancora una volta di dissolversi nel nulla. Montedomini non è un semplice incidente amministrativo. È una vicenda profondamente politica. E il primo soggetto chiamato a risponderne è proprio il Partito Democratico, che governa Firenze da decenni. Invece di aprire le porte alla trasparenza e al confronto istituzionale, sceglie di chiudersi nelle proprie stanze, discutere tra i propri dirigenti e blindare la propria classe politica.

Perché l’obiettivo, ancora una volta, sembra essere uno solo: contenere il danno per il partito, non restituire ai cittadini la verità. E così, quando il sipario calerà, cambierà forse qualche nome negli uffici, ma chi porta la responsabilità politica di questa stagione proverà, come troppe volte è accaduto, a uscirne indenne.