Il Gasometro doveva rinascere: invece tornano paura, spaccio e aggressioni

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C’erano le luci, le fotografie di rito, la “piccola festa di comunità” e le promesse di un quartiere destinato a diventare “più vivibile, più bello e più sicuro”. Non è andata così

 

Era il 25 gennaio 2025 e l’amministrazione comunale presentava l’accensione della nuova illuminazione dell’ex Gasometro di Via dell’Anconella come il simbolo della rinascita dell’area. A parlare erano soprattutto l’assessore alla Sicurezza Urbana Andrea Giorgio e la vicesindaca Paola Galgani. “Grazie alla cura, all’illuminazione, alla presenza delle persone e delle tante attività (…) il Gasometro diventerà più vivibile, più bello e più sicuro.”

Oggi, però, quelle dichiarazioni si scontrano con una realtà che racconta una storia molto diversa. L’edizione odierna de La Nazione apre infatti con la testimonianza di una giovane lavoratrice aggredita in pieno giorno in via Pisana, inseguita e minacciata di morte mentre svolgeva il proprio lavoro. Non di notte. Non in un vicolo isolato. In pieno giorno. Un episodio che i residenti di “Voci dal Gasometro” definiscono l’ennesimo di una lunga serie, denunciando un quartiere ormai ostaggio di furti, spaccio, degrado e continue situazioni di insicurezza. La cosa più significativa è che a lanciare l’allarme non sono gli avversari politici dell’amministrazione, ma gli stessi cittadini che da anni collaborano con il Comune e continuano a chiedere interventi concreti.

Del resto non è la prima volta. Nell’aprile scorso fu necessario lo sgombero di un accampamento abusivo sorto proprio nell’area del Gasometro. Anche allora l’intervento arrivò soltanto dopo le denunce pubbliche dei residenti. Furono gli stessi portavoce di “Voci dal Gasometro” a ringraziare forze dell’ordine e Comune, ma aggiungendo subito una frase che oggi suona quasi profetica: “Ora non abbassare l’attenzione.” Attenzione che, evidentemente, si è abbassata. Perché se dopo appena pochi mesi si torna a parlare di aggressioni, minacce, spaccio e paura quotidiana, significa che gli interventi sono stati episodici e non strutturali.

Ed è qui che emerge il vero limite dell’amministrazione guidata da Sara Funaro, ma già responsabile del settore welfare negli anni precedenti, e dell’assessore Andrea Giorgio: la tendenza ad annunciare la soluzione dei problemi prima ancora di averli realmente risolti. L’illuminazione è certamente utile. Ma pensare che qualche proiettore LED possa sostituire un presidio costante del territorio, controlli continui e una presenza stabile delle istituzioni è stato un errore politico prima ancora che amministrativo.

L’inaugurazione del gennaio 2025 venne presentata come un punto di svolta. Oggi quella narrazione viene smentita dai fatti. Perché un quartiere davvero riqualificato non costringe una giovane donna a rifugiarsi in un negozio per sfuggire a chi la minaccia di morte. Un quartiere davvero sicuro non vede residenti costretti, ogni pochi mesi, a denunciare nuovi accampamenti abusivi, spaccio e violenze. Un quartiere davvero presidiato non finisce ancora sulle pagine dei giornali come simbolo dell’emergenza sicurezza. La politica vive anche di simboli, ma i cittadini vivono nella realtà. E la realtà dice che tra gli annunci del gennaio 2025 e le cronache dell’agosto 2026 c’è un divario enorme.