Certo, il Bacco di Caravaggio è tornato al suo posto, annunciano fieramente Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze riportando le annesse (e sacrosante) richieste di sistemazione del lucernario, ma le nuove forme di espressione artistica, nella satira che sempre ha contraddistinto i nostri concittadini, finiscono invariabilmente sotto la scure di una repressione politica sempre più soffocante. È così che da Repubblica Firenze ci tocca venire a sapere che la Procura, sempre solerte nello scagionare ladri, scippatori e spacciatori preferibilmente non italiani, ha disposto una perquisizione ad opera di 7 agenti della Digos a casa di un empolese per una riedizione ludica e ironica del popolare videogioco Call of Duty, ambientata a Firenze e in altre località toscane, prendendo a pretesto uno spezzone in cui si vede un militare lanciare un missile contro il Palazzo di Giustizia a Novoli. Per Instagram, le cui politiche in materia di violenza e terrorismo sono rigidissime, non c’è stato alcun problema e nessun contenuto è stato rimosso, ma gli agenti hanno cercato, senza trovare ovviamente nulla, «materiale relativo a “terrorismo, Hamas, Hezbollah, Attacco” (sic)», e tuttavia si attende «l’analisi del materiale sequestrato» per la folle accusa di «istigazione a delinquere»: ecco dunque come le fin troppo ampie definizioni contenute in un codice penale fallato diventano strumenti di erosione e cancellazione della libertà di espressione in qualunque sua forma. C’è da sperare che in ciò non rientrino anche gli incitamenti e l’ottimismo del consigliere Palagi (Sinistra Progetto Comune) relativamente alla lotta dei lavoratori e dei pazienti della RSA Le Civette, che egli ritiene «non ancora finita», indicando adesso l’obiettivo di tenerla aperta, nelle parole citate sul Tirreno Firenze. La sua collega Del Re (Firenze Democratica), nel frattempo, torna all’attacco sul fronte di Montedomini e da una richiesta di accesso agli atti a seguito della quale sono pervenuti solo 7 contratti risalenti al periodo compreso tra marzo 2023 e agosto 2025 e caratterizzati da «numeri incerti e risposte parziali», cifre ben magre se comparate alle ultime dichiarazioni della stessa sindachessa Funaro secondo cui l’ASP aveva locato «un totale di 30 immobili per attività di tipo turistico, di cui 11 mediante affitti turistici brevi». Ancor più sospetta la risibile cifra di 1.56€ di rilancio con la quale l’aggiudicatario ha avuto la meglio all’asta per un appartamento prima riservato a famiglie in difficoltà, ora anch’esso diventato B&B. È in questa cornice, delineata dalla stessa testata, dal Corriere Fiorentino e da La Nazione Firenze, che da La Repubblica Firenze apprendiamo come quest’anno un proprietario su quattro, tra le 639 autorizzazioni concesse a fronte delle 983 richieste, non sia nemmeno originario della nostra città, mentre anche a Sesto, sul nostro esempio, si proporrà un censimento analogo sugli affitti brevi «per cercare di non compromettere il diritto all’abitare». Da questi, in centro, viene inghiottito anche l’Angie’s Pub, dal 1978 in via de’ Neri e trasformatosi anche in un «presidio di sicurezza», vantano legittimamente i proprietari ai microfoni del Corriere Fiorentino, il quale annuncia che «diventerà un altro locale per turisti», in un’espansione che ricorda da vicino gli zombie di Apocalypse Now. Non è però quella l’unica attività sopraffatta dalla crisi: per molte altre essa è uno spettro sempre più prossimo, con tutti quelli che si vedono ridotti i guadagni a causa dei lavori della tranvia, tra «cantieri prolungati, modifiche alla viabilità e difficoltà di accesso e di parcheggio». La Confcommercio, menzionata anche qui da Corriere Fiorentino, La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze, si è fatta portavoce delle loro istanze e chiede ora un tavolo a Funaro sui tempi. La circolazione, al contempo, è un dilemma sempre più grande anche nel trasporto sanitario, obbligato persino a fermarsi, ma dal caro benzina, del quale si denuncia un inasprimento addirittura del 40% in una lettera rivolta direttamente ai parlamentari. «Fate qualcosa» è il grido disperato che si leva dalle pagine del primo, e che, con ogni probabilità, rimarrà del tutto inascoltato. (JCM)


