La parabola dei nuovi cestini: dal «no» ideologico in aula al piano d’emergenza di Alia

cestini alia

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Prima la bocciatura della mozione di Santarelli (che chiedeva, per l’appunto, più cestini), poi il cambio di rotta: ora Palazzo Vecchio passa dal rifiuto in consiglio comunale al piano d’emergenza

 

C’è una contraddizione tutta fiorentina che si consuma tra le aule di Palazzo Vecchio e le strade intasate di turisti del centro storico. Da un lato c’è l’intransigenza dell’aula consiliare, capace di rispedire al mittente proposte di buon senso solo perché firmate dall’opposizione; dall’altro la cruda realtà dei fatti, che costringe l’amministrazione e il gestore dei servizi ambientali a fare esattamente ciò che mesi prima era stato bollato come irricevibile. L’ultimo e lampante esempio riguarda la gestione dei rifiuti di strada e il decoro urbano.

Mesi fa, il consigliere Luca Santarelli (Gruppo Misto-Noi Moderati) aveva presentato la mozione n. 1456/2025 per chiedere formalmente il reinserimento dei cestini gettacarte, a partire dalle fermate degli autobus, evidenziando come la loro drastica eliminazione stesse trasformando marciapiedi e angoli della città in micro-discariche a cielo aperto. La risposta della maggioranza di sinistra fu un muro secco: bocciatura senza appello e senza una valida motivazione. Oggi, la realtà ha bussato alla porta di Palazzo Vecchio. Sotto la pressione di cestini strabordanti e selciati invasi da rifiuti nell’area Unesco — da Piazza Signoria a via Calzaiuoli e piazza San Giovanni — Alia, su stimolo della stessa amministrazione, ha dovuto avviare un piano straordinario per aumentare la capienza dei contenitori, portarne il numero da 75 a 90 e intensificare i passaggi di svuotamento.

Un’inversione di marcia che il consigliere Santarelli ha legittimamente rivendicato: «Una vittoria che va urlata», ha dichiarato. «Mesi fa avevamo contestato l’eliminazione dei cestini e depositato una mozione per ripristinarli. La sinistra bocciò la proposta senza ragioni plausibili. Oggi i fatti parlano chiaro: avevamo ragione noi e la città ha bisogno del ripristino della raccolta stradale. Sono lieto del risultato ottenuto».

Ciò che emerge da questa vicenda è una critica politica inevitabile nei confronti della giunta e della maggioranza. L’atteggiamento di rifiutare a priori le proposte delle minoranze — solo per il gusto della contrapposizione di schieramento — per poi dover applicare gli stessi identici interventi “in corsa” quando il degrado diventa insostenibile sotto gli occhi dei cittadini, dimostra una miope gestione ideologica. Governare una città d’arte complessa come Firenze richiederebbe il pragmatismo di accogliere le buone idee da qualunque parte provengano, anziché cedere al riflesso condizionato del “no” di partito. Per ora i cestini tornano solo nell’area Unesco; la speranza è che il ravvedimento arrivi presto anche nelle periferie e alle fermate dei bus di tutta la città.