Il complesso è stato affidato per cinquant’anni a una società francese: per il Comune e la Città Metropolitana restano quindici giorni l’anno ciascuno per utilizzare le sale
Sant’Orsola, cinquant’anni al concessionario e appena quindici giorni l’anno al Comune: è questo, secondo Sinistra Progetto Comune, il cuore della questione che torna a infiammare il dibattito sul futuro dell’ex convento nel quartiere di San Lorenzo. Il 10 agosto, come ogni anno, il coordinamento Santorsolaproject, insieme al Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze e all’Ordine degli Architetti, ha riacceso i riflettori su un progetto atteso da anni e sulla trasformazione di uno dei più importanti complessi storici della città. Dmitrij Palagi e Antonella Bundu, per Sinistra Progetto Comune, e Francesca Lupo, per Sinistra Progetto Comune Quartiere 1, annunciano una mozione e chiedono un confronto pubblico con la Sindaca Sara Funaro.
La contestazione parte da un dato preciso: «Il Consiglio comunale aveva votato impegni precisi sul futuro di Sant’Orsola il 20 dicembre 2023, quasi all’unanimità. A quasi tre anni non risulta pubblicato un solo atto che li attui, e il cantiere è partito nel dicembre 2025 per finire non prima del 2028». Il punto di partenza è la natura stessa dell’immobile. L’ex convento di Sant’Orsola è un bene pubblico acquisito dalla Città Metropolitana dal Ministero dell’Economia attraverso una permuta del 30 novembre 2009. Nell’atto di acquisizione, ricordano i consiglieri, la destinazione viene definita «per soddisfare, tra l’altro, le finalità sociali e di carattere didattico-formativo, con la destinazione del compendio a immobile di interesse pubblico». Undici anni dopo, nel dicembre 2020, il Consiglio metropolitano ha affidato il complesso per cinquant’anni in concessione a una società francese. Nel dicembre 2023 il Consiglio comunale ha quindi approvato il progetto unitario convenzionato, con il voto contrario di Sinistra Progetto Comune, che aveva presentato nove emendamenti: sei dei quali, sottolineano i consiglieri, avevano ricevuto parere tecnico e contabile favorevole, ma furono comunque respinti. Nel frattempo, i numeri dell’operazione sono tutt’altro che irrilevanti: la Città Metropolitana ha investito quattro milioni di euro per facciate e coperture, mentre il concessionario ha annunciato oltre 31 milioni di euro per gli interventi interni. Il cantiere è partito il 16 dicembre 2025, con una durata prevista di circa tre anni.
Ma è ciò che il patrimonio pubblico riceverebbe in cambio della concessione cinquantennale a finire sotto la lente d’ingrandimento. La convenzione, denunciano Palagi, Bundu e Lupo, prevede l’esonero totale del concessionario dal contributo di costruzione, senza che negli atti approvati sia stato nemmeno quantificato l’importo a cui il Comune avrebbe rinunciato. A fronte di questo, le opere pubbliche interamente a carico del concessionario ammonterebbero a 109.392 euro, comprendendo la riqualificazione di via Sant’Orsola tra via Guelfa e via Taddea. Una cifra nella quale, peraltro, quasi 81 mila euro corrispondono al preventivo di Publiacqua per una tubatura. Il progetto esecutivo di queste opere, ricordano dall’opposizione, avrebbe dovuto essere presentato entro quattro mesi dalla firma della convenzione, quindi entro aprile 2024.
E poi c’è il capitolo degli spazi e delle funzioni a disposizione delle istituzioni pubbliche. Per cinquant’anni, Comune e Città Metropolitana avrebbero diritto ciascuno a quindici giorni l’anno di utilizzo gratuito delle sale riunioni: «È l’unica disponibilità continuativa di spazi riconosciuta alle amministrazioni per mezzo secolo», sottolineano i consiglieri. La ludoteca potrebbe entrare nel circuito comunale a gestione diretta soltanto «qualora il Comune richieda» di inserirvela, ma a oggi, affermano, non risulta pubblicato alcun atto con cui Palazzo Vecchio abbia formalizzato questa richiesta. La biblioteca, invece, rimarrebbe interamente in capo all’operatore. Il museo sarebbe visitabile a pagamento, con tariffe in linea con quelle dei musei fiorentini, mentre sarebbe prevista una domenica gratuita al mese. Anche le tre borse di studio, per un valore complessivo di 30 mila euro, affidate dalla convenzione al Comune, non avrebbero ancora prodotto alcun atto amministrativo.
A suscitare ulteriori interrogativi sono poi due clausole della convenzione. La prima consente l’utilizzo della foresteria per attività turistico-ricettive fino a sessanta giorni nei mesi di luglio e agosto, all’interno di un complesso destinato alla formazione e collocato nell’area UNESCO. La seconda stabilisce che la somministrazione di cibo e bevande all’interno di Sant’Orsola non sia soggetta ai divieti previsti dalla delibera sulla tutela e il decoro del centro storico approvata dallo stesso Consiglio comunale nell’aprile 2023.
Ma, secondo Sinistra Progetto Comune, il problema non riguarda soltanto Sant’Orsola. Sul resto di San Lorenzo, infatti, il quadro sarebbe ancora più desolante. La riprogettazione di Piazza del Mercato Centrale, indicata come uno dei tre assi del Laboratorio San Lorenzo, nell’ottobre 2024 ha ricevuto come risposta che «il tema non è oggetto della convenzione». Da allora, sostengono i consiglieri, non sarebbe diventato oggetto di ulteriori atti. Anche l’unico strumento di riqualificazione concepito a scala di rione, finanziato attraverso il PN Metro Plus e approvato nell’agosto 2025, viene fortemente ridimensionato: si tratta formalmente del «Piano di riqualificazione del centro UNESCO», ma la relazione tecnica lo descriverebbe sostanzialmente come un appalto di risanamento dei piani viari. Su 6,6 milioni di euro di lavori, il 93,18 per cento sarebbe destinato alla manutenzione stradale, mentre verde e arredo urbano si fermerebbero a 300 mila euro, pari al 4,55 per cento. Tra le aree interessate figura Piazza del Crocifisso, mentre non risultano comprese Piazza del Mercato Centrale, Piazza San Lorenzo, Piazza Madonna degli Aldobrandini, via Nazionale e via San Zanobi. Il primo cantiere, affidato il 30 luglio, riguarda via del Pratello.
Ancora più pesante è la critica sulla partecipazione. Un percorso di urbanistica partecipata cofinanziato dalla Regione, che ha coinvolto per sei mesi oltre duecento persone e venti associazioni e che il Dipartimento della Funzione Pubblica ha inserito tra le buone pratiche nazionali, secondo Sinistra Progetto Comune non avrebbe prodotto «un solo atto amministrativo del Comune di Firenze». Una circostanza che i consiglieri considerano tutt’altro che casuale: «Non è un incidente: è la conferma che la partecipazione viene trattata come un passaggio di consenso e non come un vincolo per chi decide».
Da qui la mozione in preparazione, che non vuole limitarsi a chiedere rassicurazioni ma pretende impegni verificabili. Tra le richieste c’è un’assemblea pubblica nel rione entro il 31 ottobre, con cittadini, Quartiere 1, Città Metropolitana e concessionario; una cabina di regia dotata di una figura responsabile e fondata su atti pubblici; l’esercizio da parte del Comune dei diritti previsti dalla convenzione, a partire dalla richiesta formale relativa alla ludoteca; un monitoraggio immediato delle funzioni e delle ricadute sociali del progetto, già durante il cantiere e non quando i lavori saranno conclusi; infine, l’inserimento in un atto amministrativo della riprogettazione di Piazza del Mercato Centrale e degli altri spazi pubblici del rione, con l’indicazione delle relative risorse.
La conclusione politica è affidata a un elemento che rende la vicenda ancora più difficile da separare tra livelli istituzionali: la Sindaca di Firenze è anche Sindaca della Città Metropolitana, cioè dell’ente proprietario di Sant’Orsola. Per l’opposizione, dunque, non ci sono due amministrazioni alle quali rimbalzare la responsabilità: «c’è una sola persona che può rispondere, e un Consiglio comunale che ha già votato che cosa vuole». Il nodo, a questo punto, non è soltanto il destino di un ex convento trasformato in un grande cantiere. È la domanda su quanto spazio resti davvero all’interesse pubblico quando un patrimonio pubblico viene affidato per mezzo secolo a un concessionario e quando gli impegni assunti dalle istituzioni sulla carta faticano, a distanza di anni, a tradursi in atti, risorse e opere visibili nel quartiere.


