Inceneritore di Montale: «Il revamping era già deciso 5 anni fa». Riemerge la relazione parlamentare del 2018

GERMOGLI PH: 29 OTTOBRE 2024 MONTESPERTOLI CONFERENZA STAMPA PRRSENTAZIONE DEGLI ISPETTORI AMBIENTALI DI ALIA MULTIUTILITY © TOMMASO GASPERINI / FOTOCRONACHE GERMOGLI

Condividi sui social

Linea Libera pubblica documenti d’archivio. Nella relazione della Commissione Rifiuti: «Impianto obsoleto, emissioni di diossine per 45 giorni».

 

Dopo lo “scongelamento” dello storico e sempre puntuale periodico Linea Libera, riemergono dall’archivio documenti che riaccendono il caso dell’inceneritore di via Tobagi a Montale. Al centro della discussione c’è il cosiddetto revamping dell’impianto, una scelta che, secondo quanto emerge dai documenti, era già stata delineata «un lustro fa».

A dare forza alle accuse è soprattutto la relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle «attività illecite sul ciclo dei rifiuti e le attività ad esse correlate», presieduta nel 2018 dall’on. Chiara Braga (PD).

La relazione definisce l’impianto di Montale «obsoleto» e ne denuncia la «deficienza funzionale». Il passaggio più inquietante riguarda le emissioni: «Vi sono le gravi anomalie del termovalorizzatore di Montale, un impianto obsoleto che non funziona regolarmente e che, non assicurando una idonea combustione dei rifiuti a temperature elevate, immette diossine e furani in atmosfera, com’è accaduto, tra i mesi di luglio e settembre 2015, per ben 45 giorni».

La Commissione sottolineava anche come, «allo stato», la presenza dell’impianto sul territorio dell’ATO Toscana Centro fosse ancora «essenziale», in attesa dell’entrata in funzione del nuovo termovalorizzatore di Case Passerini.

Nel testo si contesta, inoltre, la «mancanza di trasparenza» nella gestione e si ricorda l’inerzia segnalata da parte della Procura della Repubblica.

Viene citato un fascicolo aperto dalla Procura di Pistoia a seguito di «numerosi esposti ricevuti per le morti di persone adulte e anche di bambini nell’area limitrofa all’inceneritore». L’obiettivo era «effettuare indagini di carattere epidemiologico e approfondire alcuni dati significativi già acquisiti». Quelle indagini, si legge, sarebbero poi state archiviate nel 2023.

Viene ricordata anche una mappa di Arpat del 2016 sul modello di ricaduta dei microinquinanti, definita «drammatica», e un episodio del 2010, il ritrovamento di «polli inquinati da diossine» in prossimità dell’impianto di via Baciacavallo.

L’ATO Toscana Centro ha recentemente votato la delibera per il revamping con il voto favorevole di 58 Sindaci. L’impianto serve i Comuni di prossimità: Agliana, Montale e Montemurlo.

Secondo Linea Libera, il sindaco Betti avrebbe ora cambiato linea: «L’impianto è vecchio e va rottamato», ma Montale andrebbe, comunque, «1.2 milioni» di euro di compensazione.

Sempre secondo il periodico, provocatoriamente, ci sarebbero tre gruppi di cittadini: «inceneritoristi, alienati e anti-inceneritoristi»; si legge poi una domanda ai consiglieri comunali in vista del consiglio del prossimo giovedì 13: la relazione parlamentare verrà citata o si continuerà a «fingere di non avere visto e letto»?