Dopo un anno dall’annuncio della Fondazione per le Cascine, Bambagioni chiede conto di statuto, programmazione e risultati concreti. L’ex esperienza del Parco dei Renai come possibile modello: un ente pubblico con apertura ai privati, ma con regia, controllo e programmazione affidati al pubblico
A un anno dagli annunci solenni, la Fondazione per le Cascine resta ancora un progetto senza gambe, mentre sul futuro delle ex Ogr la Giunta Funaro apre alla partecipazione dei cittadini soltanto dopo che comitati e residenti hanno alzato la voce contro il rischio di nuove operazioni immobiliari. È questo il quadro tracciato da Paolo Bambagioni, consigliere comunale della Lista civica Eike Schmidt, che punta il dito contro quella che definisce una gestione fatta più di annunci che di risultati. «A proposito di Cascine ed ex Ogr. Mentre si apprende della volontà della Giunta Funaro di fare sondaggi e interviste sul futuro delle ex Ogr – una concessione graziosa ai cittadini solo e soltanto dopo l’azione civica di comitati e cittadini giustamente preoccupati dall’ennesima speculazione immobiliare -, niente è dato sapere sulla più volte annunciata Fondazione per le Cascine», attacca Bambagioni.
Il punto politico, secondo il consigliere, è soprattutto uno: che fine ha fatto il progetto annunciato un anno fa per cambiare volto alla gestione del parco? «È passato un anno da quando ne furono annunciati i primi passi, con toni entusiastici e un programma già visto e già sentito di valorizzazione del parco», osserva, chiedendo pubblicamente se nel frattempo sia stato redatto lo Statuto e soprattutto quale sarebbe la reale utilità di trasferire la gestione delle Cascine dall’amministrazione comunale a un organismo «tutto pubblico nominato dall’amministrazione stessa». Una domanda che diventa una vera e propria contestazione politica: se il problema è la malagestione pubblica, quale garanzia offrirebbe un ente sempre riconducibile al controllo dell’amministrazione? Per Bambagioni, nessuna. «Nessuna, anche perché in un anno, un anno in cui si sarebbe potuta fare programmazione, nulla è stato fatto. Le Cascine sono sempre in preda al degrado, la Fondazione è un miraggio, una non soluzione».
L’attacco si allarga quindi alla strategia complessiva della Giunta. Secondo il consigliere, Palazzo Vecchio sarebbe infatti molto più attivo sul fronte delle grandi trasformazioni immobiliari che su quello della tutela del patrimonio verde: «Lo dimostrano i continui tagli di alberi, difficilmente sostituibili, con pesanti aumenti della temperatura». Ma la critica non si limita alla denuncia. Bambagioni mette sul tavolo anche una possibile alternativa, richiamando la propria esperienza legata al Parco dei Renai e dichiarandosi disponibile a contribuire alla costruzione di un modello di gestione diverso da quello attuale: un ente capace di coinvolgere anche capitali e competenze private, ma senza lasciare al privato la regia del parco.
E qui arriva la domanda destinata a riassumere il cuore dello scontro: «E non si dica che non si vogliono i privati. Dipende quali: quelli che fanno speculazione o quelli che investono?». La questione delle Cascine, dunque, torna al centro del dibattito politico fiorentino con una doppia accusa: da una parte una partecipazione sulle ex Ogr giudicata tardiva e arrivata dopo la pressione dei cittadini, dall’altra una Fondazione per le Cascine che, a un anno dagli annunci, è ancora latitante. Per Bambagioni il problema non è soltanto quale nome dare al nuovo organismo, ma se dietro l’ennesima struttura annunciata esista davvero una strategia capace di restituire al parco programmazione, manutenzione, sicurezza e valorizzazione. Altrimenti, la Fondazione rischia di diventare soltanto l’ennesimo carrozzone mentre le Cascine continuano a fare i conti con il degrado.


