È una «polveriera a cielo aperto». Chiesto stop a nuovi conferimenti. È il 9° rogo in Toscana dal 30 maggio.
L’ultimo incendio, causato – così viene detto – da un’autocombustione tra cumuli di plastiche e scarti della differenziata, ha riacceso le polemiche intorno alla contestatissima discarica di Podere Rota, riaprendo il dossier sicurezza e salute attorno a un impianto che, dicono i residenti, «ha ormai oltrepassato ogni limite di sostenibilità».
La lista civica e gruppo consiliare di opposizione Terranuova per tutti definisce l’episodio «la drammatica conferma che la gestione di questo sito ha ormai oltrepassato ogni limite di sostenibilità e tolleranza».
E aggiunge: «Ci troviamo di fronte a un paradosso grottesco: mentre da anni si ripete ai cittadini che la discarica è giunta al termine del suo ciclo vitale e prossima alla definitiva chiusura, con una decisione calata dall’alto – con l’avallo della Regione e il silenzio complice delle istituzioni locali – si è scelto di autorizzare l’ingresso di ulteriori 60.000 tonnellate di rifiuti, giustificate con la formula tecnica del riallineamento delle quote».
Per l’opposizione l’impianto resta «una polveriera a cielo aperto, soprattutto nei mesi estivi, con miasmi persistenti e rischi concreti per la salute pubblica».
«Non si può continuare a parlare di “fine conferimenti” se a ogni assestamento volumetrico si risponde riaprendo i cancelli a decine di migliaia di tonnellate di scarti provenienti da mezza Toscana. Il Valdarno ha già dato, e ha dato per oltre trent’anni».
Le richieste al Comune sono chiare: «Stop immediato e definitivo a qualsiasi nuovo conferimento, respingendo ogni alibi tecnico sulle 60.000 tonnellate residue; rendere pubblici e trasparenti in tempo reale tutti i rilievi ambientali effettuati da ARPAT; garantire un monitoraggio continuo e vincolante sulla gestione post-operativa».
«La misura è colma: la salute dei nostri concittadini non si baratta con i metri cubi di assestamento. Porteremo immediatamente la questione all’attenzione del Consiglio comunale con un atto ispettivo urgente», assicura la lista civica.
Dura anche Catia Naldini, presidente del Comitato Le vittime di Podere Rota. «Per anni – ha ricordato Naldini – i cittadini di San Giovanni Valdarno hanno sopportato i disagi, le preoccupazioni e le conseguenze legate alla presenza della discarica. Una vicenda sulla quale, troppo spesso, le legittime richieste della nostra comunità sono rimaste inascoltate».
Sull’incendio: «Non vogliamo fare allarmismo e non intendiamo sostituirci agli organi tecnici competenti. Ma proprio per questo chiediamo che siano gli organismi preposti a fornire risposte rapide, puntuali e trasparenti. La domanda che poniamo è semplice: chi sta controllando oggi Podere Rota?».
Il Comitato chiede accertamenti immediati «sulle cause e sulle modalità dell’incendio», ma anche «monitoraggi ambientali e sulla qualità dell’aria, con pubblicazione tempestiva dei risultati», nonché «verifiche sulla corretta gestione della fase di post mortem della discarica».
E rilancia il tema degli indennizzi: «Riteniamo ormai non più rinviabile anche il tema dell’indennizzo alla comunità sangiovannese. Se davvero si vuole voltare pagina, occorre riconoscere concretamente quanto San Giovanni Valdarno ha sopportato».
«Non stiamo chiedendo un privilegio. Stiamo chiedendo che venga riconosciuto il peso che la nostra città ha sostenuto per anni», sottolinea.
E termina con un appello alla Giunta: «Serve una presa di posizione forte. La Giunta deve chiedere che siano chiarite fino in fondo le responsabilità relative alla gestione e alla sorveglianza del sito, e che venga definito un percorso certo verso la cessazione di ogni ulteriore attività della discarica». «Podere Rota deve diventare una vicenda del passato, non un problema destinato a trascinarsi ancora per anni».
Il contesto: la lunga estate dei roghi in Toscana
L’incendio di Podere Rota del 14 agosto è l’ultimo di una lunga serie. Secondo la dettagliata ricostruzione di La Firenze che vorrei, a cura di Nadia Fondelli, dal 30 maggio al 15 agosto 2026 in Toscana si sono verificati 9 incendi in strutture riconducibili al trattamento, recupero, stoccaggio o gestione dei rifiuti.
Nella sola sequenza fra l’8 giugno e il 15 agosto ne sono avvenuti 6. Tra i casi più gravi di questo anno funestato dai roghi: l’8 giugno a Vicopisano con 2.500 tonnellate di plastica in fiamme alla Delca Energy e il 21 luglio a Monte San Savino con dispersione di frammenti di cemento-amianto.
«Non significa che tutti gli incendi siano dolosi o collegati fra loro, ma la frequenza degli episodi merita una riflessione: quanto è sicuro il sistema degli impianti dove vengono concentrati, stoccati, selezionati e trattati enormi quantitativi di materiali combustibili? È tutelata la salute pubblica?», si chiedeva l’inchiesta di LFCV pubblicata ieri.
Anche ad ARPAT ora il compito di chiarire le conseguenze del rogo di Podere Rota. Nel Valdarno però la richiesta è una sola: chiudere. E subito.

