Del Re, Gasperini e Berti: «Co-programmazione e co-progettazione devono essere strumenti reali di condivisione delle responsabilità e delle scelte, non semplicemente procedure amministrative».
La Pagoda delle Cascine torna al punto di partenza. E per Firenze Democratica è la dimostrazione che la coprogettazione annunciata dal Comune è rimasta solo sulla carta. A dirlo sono le consigliere Cecilia Del Re, Alessandra Gasperini e Serena Berti.
«La vicenda della Pagoda delle Cascine, l’ex Meccanò, rappresenta un esempio emblematico delle difficoltà dell’Amministrazione comunale nel trasformare la partecipazione del Terzo settore in una reale coprogettazione», dichiarano.
Nel giugno 2025 il Comune aveva annunciato l’intenzione di «progettare insieme al Terzo settore» il futuro dello chalet, individuato come una delle porte di ingresso al Parco delle Cascine. Obiettivo: attività culturali, sportive, sociali e servizi per la cittadinanza, con un modello di gestione sostenibile nel tempo.
Nel luglio 2025 è stato pubblicato l’avviso rivolto agli enti del Terzo settore. Tra le proposte presentate, l’unica ammessa è stata quella di Lo Schicco di Grano APS, con il Movimento Sportivo Popolare di Firenze come partner. La stessa Amministrazione l’aveva presentata come «sperimentazione innovativa di coprogettazione».
Oggi però la giunta ha comunicato che il percorso non ha portato a un modello economico e gestionale sostenibile. Risultato: si va avanti comunque con la riapertura della Pagoda e a settembre uscirà un nuovo avviso pubblico per affidare la gestione a un soggetto esterno.
«Ed è proprio questo il punto politico che vogliamo porre», attaccano Del Re, Gasperini e Berti. «La coprogettazione con il Terzo settore non può ridursi alla pubblicazione di un bando, alla selezione di un soggetto e a un percorso che poi non riesce a tradursi in una gestione concreta e sostenibile. Se il Terzo settore viene chiamato a progettare insieme all’Amministrazione, occorre creare fin dall’inizio le condizioni economiche, organizzative e gestionali perché quella collaborazione possa funzionare».
Il nodo, secondo Firenze Democratica, sono i costi. «La questione delle utenze e dei costi di gestione, emersa nel confronto sulla Pagoda, è significativa: sono aspetti che avrebbero dovuto essere affrontati dentro un quadro economico chiaro e condiviso, prima di arrivare alla conclusione del percorso».
Per le consigliere la Pagoda «avrebbe dovuto diventare un luogo aperto alla comunità, di socialità, cultura, sport e servizi, non semplicemente un immobile ristrutturato da riaprire e da mettere a reddito».
«La vicenda dovrebbe diventare un’occasione per cambiare approccio: co-programmazione e co-progettazione devono essere strumenti reali di condivisione delle responsabilità e delle scelte, non semplicemente procedure amministrative».
«Firenze – termina la presa di posizione di Firenze Democratica – ha bisogno di luoghi di comunità, soprattutto in aree come le Cascine. Ma per farli vivere servono visione politica, investimenti, sostenibilità economica e un rapporto autentico con le realtà sociali del territorio».

