La piazza piena

GERMOGLI PH 14 AGOSTO 2026 FIRENZE STADIO ARTEMIO FRANCHI PARTITA DI COPPA ITALIA FIORENTINA VS BENEVENTO NELLA FOTO TIFOSI

Condividi sui social

Firenze, abbiamo finalmente trovato il modo per riempire le piazze

 

Di Francesca Caroti

Ieri sera, guardando le immagini di una piazza gremita di persone, cori e bandiere, mi è venuto spontaneo pensare: allora i fiorentini ci sono ancora. E sono anche parecchi. La scena era bella, naturalmente. Nessuno discute la fede viola, ci mancherebbe. Il calcio, a Firenze, è appartenenza, memoria, identità. E vedere una piazza così piena è, in sé, qualcosa che fa sempre piacere.

Però, da cittadina che da anni prova a occuparsi dei problemi della propria città, quella piazza piena qualche domanda me l’ha fatta venire. Perché noi cittadini attivi siamo abituati a una Firenze completamente diversa. Una Firenze dove per organizzare una manifestazione, raccogliere firme, denunciare un problema, occuparsi di un quartiere o semplicemente provare a far arrivare una segnalazione a chi amministra la città, spesso bisogna fare i salti mortali. Si cerca di coinvolgere le persone, si telefona, si scrive, si insiste. E alla fine magari ci si ritrova in poche decine.

Poi arriva la Fiorentina e improvvisamente Firenze si ricorda di essere una comunità. E allora la domanda viene quasi da sola: “Ma tutta questa gente, dove era?” Perché se riusciamo a portare migliaia di persone in piazza per una squadra di calcio, possibile che non riusciamo a mobilitarne nemmeno una piccola parte quando si parla dei problemi della città? Possibile che per una partita si trovino tempo, entusiasmo, energie e voglia di stare insieme, mentre per parlare di sicurezza, degrado, servizi, verde pubblico, commercio, quartieri e qualità della vita nostra e dei nostri figli improvvisamente diventi tutto molto più complicato?

Non c’è niente di male nel riempire una piazza per la Fiorentina. Anzi. Il problema è che sappiamo ancora riempire le piazze, ma sembra che non sappiamo più riempirle per Firenze. E questa cosa, per chi ogni giorno prova a fare qualcosa, alla lunga pesa. Perché viene da chiedersi se valga davvero la pena continuare a esporsi, raccogliere segnalazioni, organizzare iniziative, fare sopralluoghi, denunciare situazioni che non funzionano e cercare di convincere altri cittadini a partecipare.

Non è una polemica contro la Fiorentina. Sarebbe troppo facile e, soprattutto, completamente fuori bersaglio. Anzi, forse il calcio ci sta mostrando proprio una cosa interessante: la voglia di partecipare non è morta. La voglia di sentirsi parte di qualcosa non è morta. I fiorentini non sono diventati improvvisamente apatici. Semplicemente, quando si tratta della città, quella stessa energia sembra evaporare.

E allora viene da chiedersi perché. Forse ci siamo convinti che protestare non serva. Che segnalare non serva. Che partecipare non serva. Che tanto le decisioni siano già prese e che alla fine non cambi mai niente. E questa, forse, è la vittoria più grande che una cattiva amministrazione possa ottenere: convincere i cittadini che non valga più la pena provarci.

Così, quando Firenze sarà ancora più difficile da vivere, quando il degrado sarà ancora più evidente, quando la sicurezza sarà un problema ancora più serio e quando i quartieri continueranno a chiedere risposte, potremo sempre fare una cosa. Tornare a casa, accendere la televisione e guardarci una bella partita della Fiorentina. Per novanta minuti Firenze sarà bellissima. E magari, se vinciamo, riusciremo anche a dimenticarci tutto il resto.