Stop della Soprintendeza alla maxi installazione per il centenario della Fiorentina al Piazzale Michelangelo. Una domanda sorge spontanea: perché a Firenze la tutela del paesaggio sembra diventare inflessibile soltanto davanti a certe opere?
A Firenze può bastare una struttura temporanea per far scattare il semaforo rosso della Soprintendenza. Anche quando si tratta di un’installazione destinata a rimanere poche settimane. Anche quando l’evento celebra i cento anni della squadra di calcio della città. Anche quando Comune e Fiorentina hanno programmato tutto, predisposto la logistica, organizzato la viabilità e persino previsto lo spostamento temporaneo degli operatori commerciali presenti al Piazzale. Poi arriva il no.
E il gigantesco V100la, pensato per celebrare il centenario della Fiorentina, non può essere installato al Piazzale Michelangelo.
La struttura, alta circa 18 metri e larga 4,5, avrebbe dovuto essere collocata sul lato del Belvedere e rimanere fino al 30 settembre. Accanto avrebbe dovuto trovare posto una scultura luminosa dell’artista Marco Lodola.
Il Comune aveva predisposto gli interventi necessari e secondo quanto riportato dalla stampa, aveva persino previsto il trasferimento temporaneo di quattro operatori commerciali per consentire l’occupazione dello spazio. Insomma, apparentemente, nulla era stato lasciato al caso. Tranne una cosa. Il via libera della Soprintendenza.
La notizia è arrivata a ridosso del grande appuntamento del centenario. La Soprintendenza ha ritenuto non congrua l’operazione e l’installazione è stata bloccata. La Fiorentina e Palazzo Vecchio stanno tentando di trovare una soluzione, valutando anche modifiche alla collocazione o alla permanenza dell’opera. E qui arriva la prima domanda.
Possibile che una celebrazione programmata per il centenario di una società sportiva nata nel 1926, con un calendario noto da anni, arrivi a pochi giorni dall’evento ancora senza una soluzione condivisa con l’organo preposto alla tutela paesaggistica?
L’artista Marco Lodola non ha nascosto la propria amarezza. La sua statua, alta circa quattro metri, era pronta dalla fine di luglio.
Lodola ha raccontato di essere rimasto sorpreso dal mancato via libera e ha ricordato che, secondo lui, “si sapeva da cento anni di questa data”. La statua, almeno per ora, dovrebbe comunque trovare posto al Viola Park. La grande scritta, invece, è ancora alla ricerca di una collocazione.
Attenzione: nessuno mette in discussione il principio secondo cui Piazzale Michelangelo debba essere tutelato. Anzi. È uno dei luoghi più iconici di Firenze, una terrazza panoramica che appartiene all’immaginario della città e che ogni anno viene fotografata da milioni di persone. È dunque perfettamente comprensibile che la Soprintendenza valuti con estrema attenzione ciò che viene collocato in quel luogo. Ma proprio perché la tutela deve essere rigorosa, deve esserlo sempre. E qui la memoria dei fiorentini torna inevitabilmente ad altre vicende.
Tanti ricordano gli eventi di gelatai e pizzaioli e varie al piazzale trasformato in sagra paesana e che dire del caso più clamoroso degli ultimi mesi, quello dell’ormai famigerato Cubo nero dell’ex Teatro Comunale. Un intervento completamente diverso, certo.
Non una struttura temporanea di poche settimane, ma una trasformazione edilizia permanente e proprio per questo il confronto è ancora più interessante.
Nel novembre 2025 il consigliere Massimo Sabatini denunciò una serie di criticità nella gestione delle verifiche paesaggistiche relative all’intervento. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti comunali, la Soprintendenza aveva comunicato di non essere stata formalmente coinvolta nei sopralluoghi di verifica delle condizioni dell’autorizzazione paesaggistica. Il Comune, il 22 ottobre 2025, aveva invece concluso il procedimento senza rilevare violazioni paesaggistiche, basandosi, secondo la denuncia del consigliere, sulle dichiarazioni della proprietà.
Una vicenda talmente controversa da arrivare a coinvolgere Comune, Soprintendenza, Procura e successivamente anche il TAR.
E allora la domanda diventa inevitabile. Com’è possibile che per una struttura temporanea destinata a celebrare il centenario della Fiorentina il principio della tutela paesaggistica diventi un ostacolo insormontabile, mentre nel caso di un intervento edilizio assai più duraturo emergano successivamente interrogativi proprio sulle modalità con cui quelle prescrizioni paesaggistiche sono state verificate?
Sono due vicende diverse, ma proprio perché sono diverse, permettono di capire quanto sia complesso – e talvolta contraddittorio – il rapporto tra tutela, amministrazione e trasformazione della città.
Come se non bastasse, nelle ultime settimane Firenze ha scoperto un’altra storia che riguarda direttamente il suo patrimonio.
Durante i lavori della tramvia in piazza Beccaria sono emerse importanti testimonianze della Firenze medievale: un tratto della cinta muraria trecentesca, gli ambienti collegati alla Porta alla Croce e il ponte che consentiva di attraversare l’antico fosso San Gervasio. La stessa Soprintendenza ha definito questi ritrovamenti testimonianze di grande valore storico e archeologico. Per qualche giorno cittadini e visitatori hanno potuto vedere ciò che normalmente rimane sotto terra. Poi gli scavi saranno nuovamente ricoperti.
Anche in questo caso il tema è complesso e non si può semplicisticamente parlare di “errore” o di “scandalo”: le opere pubbliche hanno procedure, progetti, vincoli, esigenze tecniche e autorizzazioni.
Ma una domanda resta. Quanto pesa davvero il patrimonio storico di Firenze nelle decisioni che trasformano la città? E soprattutto: perché dobbiamo spesso aspettare che qualcosa venga trovato, costruito o contestato per accorgerci del valore di ciò che abbiamo sotto gli occhi?
Ed è bene dirlo chiaramente. Il problema non è la Fiorentina. Non è la V100la. Non è nemmeno Marco Lodola e non è, in sé, la Soprintendenza. Il problema è capire se a Firenze esista una strategia coerente di tutela del paesaggio e del patrimonio oppure se si proceda caso per caso, intervento per intervento, con esiti che al cittadino possono apparire incomprensibili.
Perché il Piazzale Michelangelo può essere considerato troppo delicato per una struttura temporanea di 18 metri e non per trasformarsi un susseguirsi di forni che sfornano margherite e quattro stagioni?
Allora il criterio deve essere chiaro. Deve essere conoscibile e per tutti.
Firenze vive una contraddizione gigantesca. Da una parte vuole essere una delle città più belle e tutelate del mondo dall’altra è una città attraversata da cantieri traumatizzanti, trasformazioni urbanistiche che violenteranno la città per decenni. Tutto questo è inevitabile f(orse) in una città viva. Ma proprio per questo servono regole chiare e uguali per tutti.
Se un’installazione temporanea può alterare il paesaggio, lo si dica prima. Se un’opera permanente deve rispettare determinate prescrizioni, quelle prescrizioni devono essere verificate fino in fondo. Se sotto una piazza emergono testimonianze medievali, la loro valorizzazione deve essere parte della progettazione della città e non soltanto una parentesi aperta al pubblico per un fine settimana prima di tornare sotto terra.
Alla fine la questione non è se la Fiorentina avrà o meno la sua grande installazione viola al Piazzale. I tifosi festeggeranno comunque il suo centenario probabilmente troveranno un altro luogo dove mettere la statua e la grande scritta.
La questione è molto più seria. Qual è la Firenze che vogliamo tutelare?
Quella delle cartoline? Quella dei monumenti? Quella dei panorami? Quella dei tramonti da ammirare via social? Quella medievale che riemerge dagli scavi? Quella contemporanea? Oppure una Firenze dove ogni intervento viene valutato secondo regole diverse e dove il cittadino scopre soltanto all’ultimo momento cosa è consentito e cosa no?
Perché se la risposta è che Piazzale Michelangelo è intoccabile, benissimo, ma allora lo sia davvero e per tutti. Altrimenti il rischio è che la tutela del patrimonio finisca per apparire non come una garanzia per la città, ma come una sorta di lotteria amministrativa.
E Firenze, con tutto il patrimonio che possiede, merita qualcosa di molto più serio. Merita regole, merita trasparenza e soprattutto merita che chi deve proteggere la sua bellezza se ne accorga prima che sia troppo tardi.

