Riprendiamo con il doveroso rilievo il pregevole e coraggioso editoriale pubblicato stamani da Nove da Firenze a firma di Nicola Novelli, dal titolo «Libertà di stampa a rischio a Firenze».
Un pezzo che condividiamo e che fotografa un clima che anche la nostra testata sta vivendo in queste settimane. Scrive Novelli: «Non bastavano le trasformazioni del mercato digitale innescate dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale ad alimentare incertezza sulla sopravvivenza dell’editoria giornalistica. Adesso a Firenze ci si mette anche un clima politico inasprito da baruffe continue e violenza verbale che rischiano di coinvolgere gli intermediari del dibattito pubblico, i giornalisti, che dentro il palazzo ci stanno solo per raccontare i fatti».
Il direttore di Nove, forte di «oltre 200.000 notizie pubblicate dal 1997 a oggi», denuncia: «Quello che abbiamo dovuto registrare negli ultimi 10 mesi è molto più della somma dei precedenti 29 anni».
Ed elenca: «A partire dalla telefonata carica di ingiurie ricevuta durante la campagna elettorale per le regionali da parte di un consigliere comunale candidato, di cui avevamo diffuso una foto che lo ritrae in un luogo incoerente con i valori professati dal suo partito. Per non parlare della minaccia di querela a mezzo whatsapp ricevuta dall’attivista di un nuovo partito in occasione dell’inaugurazione della loro sede fiorentina».
E ancora: «Infatti le maggiori preoccupazioni si sono animate quando le nostre pagine hanno dato conto delle polemiche politiche suscitate a seguito delle controverse gestioni di alcuni enti economici, al centro dell’attenzione mediatica negli ultimi mesi. Serpeggia nell’ambiente la voce che i consigli di amministrazione avrebbero valutato di sporgere querela per diffamazione contro chi abbia diffuso critiche sul loro operato».
Poi, Novelli si domanda giustamente: «Ma perché i consigli di amministrazione, che sono organi di nomina politica, soggetti all’attività ispettiva delle assemblee elettive e alla vigilanza della stampa libera, si sentirebbero in diritto di dare mandato ai legali per tutelare l’immagine dell’ente che amministrano? E a spese di chi?»
E descrive la difficoltà di fare cronaca: «Si può comprendere quanto sia difficile dare conto giornalisticamente del dibattito nelle assemblee elettive, pubblicare i virgolettati dei consiglieri di opposizione, sentendosi il fiato sul collo di una possibile querela».
L’editoriale si chiude con l’episodio grottesco di «un assessore comunale ha messo le mani su un comunicato stampa pubblicato in rete civica nel 2025» per «correggere» retroattivamente le date di fine lavori della tramvia, con il richiamo a Orwell: «Evidentemente l’esponente di maggioranza non vanta tra le sue letture scolastiche nemmeno 1984 di George Orwell. Altrimenti ricorderebbe che il Grande fratello faceva “correggere” tutte le copie dei giornali già pubblicati e non soltanto una».
E la chiosa, che facciamo nostra: «Mai la sensazione è stata quella che si sta respirando a Firenze da un anno a questa parte. Ed è pericoloso, perché la libertà di stampa è il frutto della solidità economica delle imprese editoriali e della serenità del clima politico in cui i giornalisti devono operare. Qualità che difettano in questo momento».
Come redazione de La Firenze che vorrei esprimiamo piena solidarietà a Nove da Firenze. Quanto da loro denunciato trova riscontro puntuale anche nella vicenda che ci ha visto destinatari di una risposta da parte di un membro della Commissione parlamentare Covid del tipo «Va cestinato» (in merito alla nostra inchiesta ripresa da Il Tempo) e della successiva minaccia di «azioni legali» per aver chiesto conferma di tale dichiarazione.
In copertina: Wikimedia Commons

