Tramvia di Firenze, l’Odg Toscana interviene sulla vicenda della data “corretta”

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L’Ordine dei Giornalisti della Toscana si è pronunciato. Lo ha fatto oggi, 2 settembre, con una nota pubblicata sul proprio sito, dopo la richiesta de La Firenze che vorrei di intervenire in seguito alla correzione a posteriori della data di fine lavori della linea 3 della tramvia in un comunicato del 15 gennaio 2025.

Avevamo scritto: «È successo altre volte? Senza intervento può succedere di nuovo». E ancora: «Stupisce soprattutto l’assenza di un intervento da parte dei paladini dell’informazione, da coloro che dovrebbero difendere la rispettabilità dell’informazione».

Ora l’intervento c’è stato. Ma che intervento è? Analizziamolo più nel dettaglio.

L’Odg, da un lato, assolve. Scrive che «la spiegazione fornita dal Comune appare ammissibile e riconducibile, anche a una prima valutazione, a una diversa interpretazione del concetto di “fine lavori”, più che a una deliberata volontà di manipolare i fatti».

Dall’altro, però, l’Ordine stesso ammette il punto centrale della nostra denuncia. E lo fa con parole che pesano: «La modifica è intervenuta a distanza di tempo dalla pubblicazione originaria. Non è possibile stabilire, sulla base degli elementi disponibili, se essa sia stata determinata da ragioni politiche, tecniche o da altri fattori. Proprio per questo sarebbe auspicabile una maggiore trasparenza».

E ancora: «Quando un contenuto già pubblicato (sicuramente riportato da vari quotidiani, ndr) viene modificato, sarebbe infatti buona prassi rendere esplicita la modifica e, se necessario, darne conto attraverso un successivo comunicato».

È esattamente ciò che denunciavamo noi stamani: «Se un ufficio stampa istituzionale – non del sindaco, del partito, ma dell’amministrazione – modifica a posteriori comunicati ufficiali di quasi due anni fa, cambiando le date di fine lavori per far tornare i conti con i ritardi di oggi, non siamo davanti a una svista. Siamo davanti a una pratica di menzogna».

L’Odg parla di «diversa interpretazione», noi continuiamo a parlare di metodo. Perché la domanda resta: quante volte è successo prima? Quante volte succederà ancora, se il massimo che si rischia è un invito – giusto ma generico – alla trasparenza?

Avevamo scritto che «il tema non è più politico. È, appunto, deontologico». L’Ordine ha risposto, ma a metà. Ha difeso i colleghi dell’ufficio stampa – ed è legittimo – ma non ha stigmatizzato con chiarezza una pratica che, come abbiamo ricordato, mina «la credibilità dell’informazione istituzionale, il diritto dei fiorentini a ricevere dal proprio Comune informazioni veritiere». Quante volte è successo? Quante ancora succederà? È ancora credibile ciò che viene pubblicato in rete civica?

In copertina: copyright Wikimedia Commons