Dovete continuare così. Continuate a sommergerci di segnalazioni. Bombardate la nostra casella email (redazione@lafirenzechevorrei.it). Scriveteci, taggateci, passateci i documenti. Rendeteci impossibile starvi dietro. Fateci litigare con le nostre famiglie perché stiamo troppo dietro a questo giornalino.
Noi, tanto, abbuieremo il sito solo quando smetteremo di dire la verità. E non abbiamo alcuna intenzione di farlo.
C’è chi ci chiama ancora il «giornalino delle opposizioni» (e nessuno stigmatizza). Segnatamente l’ex consigliere di Centrodestra Semplici.
Signor Semplici, la ringraziamo. Tuttavia, ci preme farle notare che riceviamo ingiurie e persino minacce da personalità molto più importanti di lei. Personalità nazionali. Di Milano, Roma. Bolzano!
Pensi, per fare un esempio tra gli altri, a quanto accaduto dopo le nostre inchieste sui protocolli anti-biocontaminazione, quando abbiamo ricevuto pesanti pressioni e contestazioni anche da esponenti politici di livello nazionale dell’area del PD. Le carte le abbiamo pubblicate.
Non ci preoccupiamo. Non ci spaventiamo. Registriamo però un clima sempre più difficile in città.
Ma è normale. Il potere non vuole la libera informazione. Il potere vuole poter rimaneggiare i comunicati senza che nessuno vada a pizzicarlo.
Qui emerge una questione. Lo abbiamo scritto e abbiamo chiesto l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti. Che è intervenuto solo e soltanto dopo un nostro duro editoriale. Duro, ma giusto.
E non si può ignorare la denuncia del quotidiano online più antico di Firenze, Nove da Firenze.
Riflessioni conclusive.
Siamo convinti che certi scandali ormai scoppino perché le persone hanno preso fiducia. Perché hanno voglia di verità e non tacciono più. Perché è sempre più difficile abbuiare tutto. Si è rotto qualcosa, nei meccanismi del dominio.
Una domanda al potere: se tante persone aspettano a gloria di poter denunciare, di poter scrivere, di poter dire la verità, forse qualcosa è stato sbagliato? Forse sono state commesse prevaricazioni?
Con affetto,
Il giornalino
PS: Sara, dov’è Kata?


