Fra Ruderi: Evelyn Tovar Toro porta al Chiasso Perduto le piante che crescono ai margini

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Dal 10 al 13 settembre l’artista colombiana Evelyn Tovar Toro presenta a Firenze un’installazione site specific dedicata alle piante ruderali. Il progetto, a cura di Sandra Miranda Pattin e Francesca Morozzi, nasce dal rapporto tra natura, territorio.

 

Dal 10 al 13 settembre, gli spazi del Chiasso Perduto di Firenze ospitano Fra Ruderi, installazione site specific dell’artista colombiana Evelyn Tovar Toro, dedicata al rapporto tra territorio e piante ruderali. L’inaugurazione è prevista per giovedì 10 settembre alle ore 17.30, con un aperitivo offerto, mentre la mostra sarà visitabile da venerdì a domenica, dalle 15 alle 19.

Il lavoro di Tovar Toro parte dall’osservazione di quelle piante che crescono negli spazi modificati dall’intervento umano: tra le pietre, nelle crepe dei muri, sui tetti e negli interstizi dell’architettura. Sono specie che non appartengono completamente né a un ambiente naturale incontaminato né a uno spazio progettato e controllato dall’uomo. È proprio questa condizione intermedia a interessare l’artista, che attraverso le piante ruderali sviluppa una riflessione sul territorio e sulle trasformazioni determinate dalla presenza umana.

Per il progetto realizzato al Chiasso Perduto, Tovar Toro concentra la propria ricerca in particolare su due specie: il cappero e l’artemisia. Il primo è una pianta commestibile capace di svilupparsi anche in condizioni difficili e negli interstizi delle strutture murarie; l’artemisia porta invece con sé una dimensione simbolica legata, in diverse tradizioni, alla protezione e al mondo dei sogni.

Le due piante diventano così il punto di partenza per una ricerca che supera la loro semplice classificazione botanica. L’artista guarda infatti agli usi, alle relazioni e alle storie costruite nel tempo tra le piante e l’essere umano, mettendo in discussione il modo abituale con cui osserviamo e organizziamo il territorio.

Uno degli elementi più importanti dell’installazione è il rapporto con lo spazio del Chiasso Perduto. La particolare condizione sotterranea del luogo viene utilizzata da Tovar Toro per costruire un ambiente nel quale immaginare la crescita delle piante al di sotto della superficie. L’installazione sviluppa così una sorta di paesaggio sotterraneo, nel quale le forme vegetali sembrano cercare un percorso verso la luce.

All’interno di questo spazio compaiono radici realizzate utilizzando frammenti di dizionari in disuso. Il riferimento al linguaggio introduce un ulteriore livello nella ricerca dell’artista: strumenti tradizionalmente utilizzati per classificare e ordinare il mondo, come dizionari, archivi ed enciclopedie, vengono trasformati in materiali dell’opera.

Le parole non sono quindi utilizzate soltanto per il loro significato, ma diventano parte della struttura visiva dell’installazione. Tovar Toro recupera anche alcuni termini arcaici, considerandoli come tracce linguistiche di epoche precedenti e come testimonianza dei processi attraverso i quali il linguaggio si è trasformato nel tempo.

Piante e parole vengono così messe in relazione all’interno di un nuovo ecosistema costruito dall’artista. Il mondo vegetale e quello linguistico, apparentemente distanti, vengono accostati attraverso un comune processo di trasformazione: entrambi possono essere osservati come strumenti attraverso i quali l’uomo ha cercato di descrivere, classificare e comprendere ciò che lo circonda.

Il progetto assume particolare interesse anche in relazione alla città di Firenze. Una città generalmente raccontata attraverso il patrimonio storico e artistico, i monumenti e le grandi narrazioni legate al suo passato viene qui osservata da una prospettiva diversa. L’attenzione dell’artista si concentra infatti su elementi normalmente considerati marginali: le piante che crescono nelle crepe, negli angoli e negli spazi lasciati liberi dall’architettura.

È un cambio di prospettiva che porta a considerare il territorio non soltanto attraverso ciò che è stato costruito e conservato, ma anche attraverso ciò che continua a crescere spontaneamente al suo interno.

Con Fra Ruderi, Evelyn Tovar Toro utilizza quindi lo spazio del Chiasso Perduto per costruire un’installazione nella quale botanica, linguaggio e memoria si incontrano. Il progetto, a cura di Sandra Miranda Pattin e Francesca Morozzi, propone una riflessione sul modo in cui natura e presenza umana convivono all’interno degli spazi urbani e su ciò che può emergere proprio nei luoghi considerati marginali.

Fra Ruderi sarà inaugurata giovedì 10 settembre alle 17.30 presso Chiasso Perduto, in via de’ Coverelli 4R a Firenze, e sarà visitabile fino a domenica 13 settembre, dalle 15 alle 19.