Ex OGR, Palagi: «Il Comune ha delegato al privato il futuro dell’area»

L'area ex Ogr

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La risposta è arrivata. E per Palagi conferma tutti i dubbi sulla partecipazione. E su chi deciderà e come.

 

L’assessore all’Urbanistica, Caterina Biti, ha risposto all’interrogazione presentata a fine luglio da Sinistra Progetto Comune sull’area delle ex Officine Grandi Riparazioni. Risposta solo oggi, 16 settembre.

Due passaggi chiave: «L’Amministrazione comunale ha sollecitato l’operatore privato ad attivare un ulteriore percorso» e per quel percorso «l’Amministrazione non sostiene alcun onere».

Traduzione di Palagi: il Comune suggerisce, la proprietà paga, sceglie chi fa le interviste e gestisce l’ascolto. Il canale per seguire tutto? Il sito della società proprietaria.

«Non mettiamo in discussione la professionalità di chi conduce le interviste», precisa il consigliere. «Il punto è un altro. Chi paga l’informazione ne fissa il perimetro».

Il nodo è la partecipazione pubblica, quella con garante pubblico prevista dalla legge regionale. Arriverà dopo. Il garante sarà individuato, scrive la Giunta, «sulla base della proposta progettuale definitiva». Cioè a progetto già scritto.

Per giustificare la procedura, Palazzo Vecchio cerca di annacquare la discussione e richiama i percorsi partecipativi del 2010, 2015 e 2022 su Piano Strutturale, Regolamento urbanistico e Piano Operativo. Per Palagi non c’entrano: erano percorsi sulle regole generali della città, non sul progetto OGR.

E c’è un cortocircuito. Il 10 febbraio il presidente della Commissione urbanistica, in un comunicato del Comune, assicurava che il percorso sull’ex OGR «non è ancora avviato ed è interamente da costruire».

La Giunta Funaro aggiunge che il Consiglio, approvando il Piano Operativo, ha «già scelto dove, obbligatoriamente, svolgere nella fase attuativa ulteriori processi partecipativi». Ma – fa notare Palagi – nella scheda dell’ex OGR non c’è una sola riga sulla partecipazione, e nelle norme tecniche non c’è un articolo che la renda obbligatoria.

Due domande, per SPC, restano senza risposta: perché il primo contatto con il territorio passa dal privato e non da un avviso pubblico? L’ascolto sul fabbisogno informativo esaurisce la partecipazione?

«A San Jacopino e a Porta al Prato c’è chi non ha aspettato di essere convocato», chiude Palagi, citando associazioni, comitati, le migliaia di firme raccolte con la petizione. «Dal 2019 chiediamo al Comune di esercitare la prelazione. Su quest’area la città deve avere voce in capitolo».