Esponenti PD invitano a boicottare i negozi pro-referendum sulla tramvia. Centrodestra: «Liste di proscrizione, Ferraro si dimetta», Marcheschi chiama il prefetto

code-file-per-referendum-alberi-firme-firmare-rv68v7pg10d42p8dx0m3tg4fgb7d7aql0yzy8gfiws (1)

Condividi sui social

Dura reazione dei gruppi di opposizione a Palazzo Vecchio dopo i post di Filippo Frizzi e del presidente del Quartiere 5 Filippo Ferraro contro le attività che ospitano la raccolta firme per il referendum sulla tramvia. «Metodo intimidatorio insopportabile», denuncia il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi, che annuncia di voler interessare personalmente il prefetto. Nel mirino anche il silenzio della sindaca.

 

«Dimissioni immediate». Il centrodestra fiorentino alza il livello dello scontro dopo le polemiche sui post pubblicati dal segretario del circolo Pd di Peretola, Filippo Frizzi, e dal presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro, post che indica una lista degli esercizi commerciali «dove non mettere più piede» in quanto ospitanti la raccolta firme per chiedere un referendum sul tracciato della tramvia a Campo di Marte – una mobilitazione che punta anche a tutelare i 428 alberi destinati all’abbattimento.

In una nota congiunta, Noi Moderati, Fratelli d’Italia, Lista Schmidt, Lega e Forza Italia definiscono in particolare le parole di Ferraro «gravissime e inaccettabili, degne dei periodi bui della storia». Il presidente del Quartiere 5 aveva commentato il post di Frizzi, che elencava bar, parrucchieri, farmacie e altre attività disponibili a sostenere logisticamente la raccolta firme, aggiungendo: «Anche avvocati a cui non rivolgersi». Un riferimento agli studi di avvocatura che si sono resi disponibili per l’autenticazione delle sottoscrizioni.

Indicare pubblicamente negozi e professionisti da evitare perché collaborano a un’iniziativa democratica supera il limite dello scontro politico. I gruppi consiliari chiedono quindi un intervento della sindaca: «La Sindaca non può anche questa volta far finta di non vedere, sapere, agire». La richiesta è netta: dimissioni immediate.

Ancora più duro il senatore fiorentino di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi, che definisce il caso «gravissimo» e contesta una modalità di confronto incompatibile, a suo giudizio, con il rispetto del dissenso. «Una raccolta firme pacifica promossa da cittadini contro una scelta dell’amministrazione non è un atto ostile: è esercizio della democrazia», afferma. E aggiunge che quando esponenti politici o istituzionali arrivano a indicare attività commerciali da evitare e professionisti da colpire sul piano della reputazione, non si può liquidare tutto come una semplice uscita infelice. Marcheschi parla di «metodo intimidatorio insopportabile» e chiede al Pd di adottare misure nei confronti di chi, a suo giudizio, ha dimostrato di non essere all’altezza di un incarico istituzionale. Poi l’annuncio che alza ulteriormente la posta: «Della gravissima situazione interesserò personalmente il prefetto». Il senatore chiede inoltre alla sindaca una presa di distanza pubblica e inequivocabile.

A rendere più pesante la polemica c’è anche un precedente: nell’aprile scorso Ferraro aveva suscitato contestazioni per la frase «un commento da tirargli una testata», pronunciata durante un intervento radiofonico sulla sicurezza e successivamente seguita da scuse. Il post di Frizzi sarebbe stato rimosso, ma gli screenshot continuano a circolare.

Interviene anche Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in Regione Toscana.

«Gravissime liste di proscrizione del Pd contro negozianti e avvocati», dice Stella riferendosi ai post di Frizzi e Ferraro. «Come nei peggiori regimi totalitari, si indicano i nemici da colpire. Concedi i locali per raccogliere le firme? E io invito a non comprare più da te. È la logica tribale e antidemocratica del Pd a Firenze».

Poi su Ferraro: «Un presidente di Quartiere che invita a boicottare chi facilita la partecipazione dimostra di aver smarrito il senso del ruolo. Ferraro si dimetta subito. Funaro e Gianassi prendano le distanze».

Intanto, la raccolta firme ha già di gran lunga superato quota 5mila sottoscrizioni. Ora la responsabilità politica ricade anche sulla sindaca: prendere le distanze da queste modalità o lasciare che la vicenda venga archiviata senza una risposta pubblica?