Quasi mezz’ora di ritardo giustificata dalla pioggia, interventi tecnici e politici che occupano gran parte della seduta e consiglieri costretti a fare i conti con il tempo: sul progetto da 360 milioni il confronto con il Consiglio sembra diventare un dettaglio
Quasi mezz’ora di ritardo alla Commissione sulla tramvia 3.2.2, giustificata con la pioggia. Peccato che l’assessore Andrea Giorgio sia arrivato in auto. E mentre lui arriva tardi, il cittadino dovrebbe prendere atto, stare zitto e possibilmente non fare troppe domande. Perché il vero problema di questa Commissione è stato proprio questo: il confronto. O meglio, la sua caricatura. Circa mezz’ora per illustrare tecnicamente un progetto da 360 milioni di euro, destinato a cambiare radicalmente interi quartieri di Firenze. Poi quasi venti minuti di intervento dell’assessore, tra celebrazione delle scelte della Giunta, sostenibilità, CO₂ e difesa della tramvia.
Risultato? Il tempo per le domande dei consiglieri si è ridotto al lumicino, e qualcuno non è nemmeno riuscito a intervenire. Più che una Commissione consiliare è sembrata una conferenza stampa con il Consiglio comunale come spettatore. E quando qualcuno prova a chiedere se, su un’opera così invasiva, sia davvero il caso di ascoltare ancora i cittadini, arriva la risposta definitiva: “Abbiamo vinto le elezioni”. Ah, ecco. Quindi vincere le elezioni significa avere una delega in bianco per cinque anni? Significa che dopo il voto non servono più confronto, ascolto, approfondimenti e magari neppure un referendum, come proposto dal consigliere di Lista Schmidt Massimo Sabatini? Giorgio tira fuori perfino Salvini, il Ponte sullo Stretto e le accise sulla benzina per spiegare perché non vuole un referendum sulla 3.2.2. Un paragone francamente surreale: qui non si sta votando sulla politica energetica nazionale o sullo Stretto di Messina. Si parla di una tramvia che attraverserà quartieri, strade, alberature, attività commerciali e viabilità di Firenze.
Ma c’è una contraddizione ancora più clamorosa. Per quasi mezz’ora l’ingegner Priore ha spiegato come il progetto originario sia stato modificato proprio grazie a confronti, osservazioni e necessità emerse sul territorio: fermate spostate, tracciato modificato, alberature salvaguardate, viabilità ripensata, parcheggi aggiunti, soluzioni cambiate. Quindi ascoltare serve. Tanto che il progetto è cambiato. Ma allora perché oggi il confronto dovrebbe finire proprio quando i cittadini chiedono di riaprire il confronto? E poi arrivano gli alberi. Giorgio parla di 428 abbattuti e sostituiti, 506 nuovi lungo la linea e altri 107 nei parcheggi, con un saldo complessivo positivo. Tutto bello. Sulla carta. Perché un albero adulto che ha impiegato decenni per crescere non diventa magicamente equivalente a un alberello appena piantato solo perché qualcuno lo mette nella colonna “+” di un Excel. La natura non funziona con un foglio Excel. Si può raccontare il saldo positivo che si vuole, ma per chi vive oggi sotto quell’albero, l’ombra persa non viene restituita da un piccolo fusto che forse fra vent’anni avrà una chioma comparabile.
E alla fine arriva la frase che spiega tutto: “Quella linea tranviaria si farà”. Bene. Ma allora almeno si abbia il coraggio di dirlo senza travestire da confronto quello che confronto non è. Perché vincere le elezioni autorizza a governare. Non autorizza a smettere di ascoltare. Guardate il video della Commissione. Perché certe risposte, più che raccontarle, è meglio farle ascoltare direttamente ai cittadini.

