Ponte da Verrazzano, Sabatini legge le carte: “7 milioni e 7 mesi di lavori” sono ancora soltanto stime

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Sabatini chiede chiarezza sul futuro del Ponte da Verrazzano mentre Gavinana e il Quartiere 3 si preparano a sopportare nuovi cantieri, disagi e possibili conseguenze sulle attività economiche

 

Bene fa Massimo Sabatini a leggere le carte e a chiedere che, finalmente, ai cittadini venga raccontata tutta la verità sul Ponte da Verrazzano. Perché dietro i due numeri sbandierati dall’amministrazione — 7 milioni e 7 mesi — emerge una realtà molto meno rassicurante: i costi non sono ancora quantificabili definitivamente fino al completamento della progettazione, mentre anche i tempi sono soltanto una stima, subordinata a condizioni tutt’altro che scontate e persino al parere della Soprintendenza. Insomma, dopo settimane di annunci, le certezze sembrano essere molte meno dei numeri comunicati. Il rischio concreto è che il conto finale possa essere più alto e che i tempi possano allungarsi ulteriormente. E nel frattempo chi paga? Gavinana, il Quartiere 3, i cittadini e soprattutto le attività economiche di una zona già pesantemente segnata da cantieri, traffico e disagi.

Ancora una volta, il metodo dell’amministrazione Funaro-Giorgio sembra essere quello di presentare prima numeri rassicuranti e lasciare poi che siano le carte tecniche a rivelare tutte le condizioni, le variabili e le incognite. Sul Ponte da Verrazzano, però, non si sta parlando di un dettaglio marginale: si tratta di un’infrastruttura strategica per la mobilità cittadina e per un intero quadrante di Firenze. Per questo tempi e costi dovrebbero essere comunicati con la massima trasparenza, distinguendo chiaramente ciò che è già definito da ciò che è ancora una previsione. Il comunicato di Sabatini evidenzia infatti un punto tutt’altro che secondario: i circa 7 mesi riguardano una stima limitata alle lavorazioni necessarie al transito della tramvia e presuppongono una gestione emergenziale, forniture accelerate e squadre impegnate su più turni. Non esattamente la fotografia di un cronoprogramma ordinario e già blindato.

Allo stesso modo, i circa 7 milioni non rappresentano ancora il costo definitivo dell’intervento, ma una stima di larga massima destinata a essere precisata dopo la progettazione e l’iter autorizzativo. E allora la domanda è semplice: perché presentare come certezze numeri che le stesse carte definiscono ancora come stime? Firenze ha diritto di sapere quanto potrebbe costare davvero l’intervento, quali siano i tempi realistici e quali condizioni debbano verificarsi perché quei sette mesi possano essere rispettati. Perché il problema non è soltanto il Ponte da Verrazzano. È il rapporto tra annunci politici, documentazione tecnica e realtà dei lavori. E quando in mezzo ci sono milioni di euro, mesi di cantiere e una zona della città che dovrà sopportare ulteriori disagi, la trasparenza non può essere un optional. Prima gli annunci, poi le carte: adesso sarebbe il momento di far parlare soprattutto le seconde.

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