Alia-Plures, da Prato: Biffoni risponda, prima che i cittadini siano costretti a pagare!

immagine_1093917_x2000

Condividi sui social

di Filippo Boretti (architetto)

Il caso Plures/Alia non è più soltanto il caso del potere che non risponde. Adesso è il caso dei costi che chiedono di diventare bolletta.

Dopo il bilancio approvato, certificato e poi ritirato, lo scontro fra ATO Toscana Centro e Alia-Plures porta la vicenda su un terreno ancora più concreto: la TARI. Cioè le tasche di cittadini e imprese.

A sollevare il tema, da Firenze, è Paolo Bambagioni, consigliere comunale e presidente della Commissione Controllo di Palazzo Vecchio. Non un dettaglio per noi pratesi.

Firenze è il primo socio del sistema Plures/Alia. Prato è uno dei soci più rilevanti. E quando da Firenze una Commissione Controllo apre il dossier sui costi, sulle tariffe e sul rapporto fra ATO e gestore, Prato non può voltarsi dall’altra parte come se la questione riguardasse altri. Perché il conto, alla fine, arriva anche qui.

Secondo quanto denunciato da Bambagioni, dalla relazione di ATO emergerebbe un quadro molto pesante: costi in aumento, dati insufficienti, consulenze milionarie, spese corporate, poste non adeguatamente giustificate e un bilancio 2025 che, sul piano dei costi riconoscibili in tariffa, non sarebbe validabile.

Tradotto dal linguaggio tecnico: non tutto ciò che una partecipata spende può essere caricato automaticamente sui cittadini.

E questo è il punto politico.

Una multiutility pubblica non può comportarsi come un soggetto che decide a monte cosa spendere, come spendere, chi pagare e poi presenta il conto a valle, dentro la tariffa. Perché la TARI non è una sigla burocratica. È ciò che arriva nelle case. È ciò che pesa sulle imprese. È ciò che misura, ogni anno, il rapporto fra qualità del servizio, efficienza della gestione e responsabilità pubblica.

Se ATO contesta l’insufficienza dei dati, la mancata separazione delle poste, l’assenza di giustificativi e la non ammissibilità di alcune voci, allora il problema non è più soltanto contabile. È politico e istituzionale. Perché ATO Toscana Centro è l’ente attraverso il quale i Comuni dell’ambito esercitano le proprie funzioni di organizzazione e controllo sul servizio rifiuti. E quando l’Autorità che rappresenta quei Comuni non riesce a validare positivamente i costi del gestore, la questione riguarda direttamente i sindaci, i consigli comunali e i cittadini che pagano la tariffa.

Perché una società pubblica partecipata dai Comuni, che gestisce un servizio essenziale in regime di fatto monopolistico, non può chiedere fiducia senza offrire leggibilità. Non può chiedere tariffe senza spiegare i costi. Non può chiedere aumenti senza dimostrare efficienza. Non può chiedere silenzio ai propri soci, cioè ai Comuni, mentre il conto viene mandato direttamente ai cittadini.

E ancora una volta Prato non può fingere di essere spettatrice.

Per questo la domanda finale posta da Bambagioni è quella giusta: un Comune come Prato accetta questa gestione?

Accetta che il rapporto fra ATO e gestore resti materia per tecnici, mentre le conseguenze diventano tariffe? Accetta che consulenze, spese corporate, evasione non recuperata e costi non giustificati siano trattati come dettagli amministrativi? Accetta che la “nuova stagione” cominci senza una parola chiara sulle partecipate?

Qui non siamo davanti a una disputa fra uffici.

Siamo davanti al cuore del potere pubblico contemporaneo: società partecipate, bilanci, costi, tariffe, autorità d’ambito, Comuni soci e cittadini pagatori.

A Prato dobbiamo pretendere una cosa semplice: chi gestisce un servizio pubblico essenziale deve dimostrare, voce per voce, perché un costo debba finire nella tariffa.

Proprio a partire dalla domanda posta da Bambagioni, allora, il caso Plures/Alia entra anche nella “nuova stagione” di Matteo Biffoni. Non come tema tecnico. Come banco di prova politico. Perché Biffoni oggi non è più un candidato, né un ex sindaco in attesa. È il Sindaco di Prato nel pieno delle sue funzioni. E il Comune di Prato, dentro Plures/Alia, non è un osservatore esterno: è un socio di peso.

Prato deve quindi decidere se continuare a leggere note tecniche da lontano oppure tornare a fare politica dove la politica conta davvero: nei luoghi in cui il potere pubblico diventa bilancio, tariffa, nomina, contratto, consulenza, stipendio e servizio essenziale.

Perché quando un costo non è spiegato, la bolletta non è più solo una bolletta.

È una domanda politica.

E questa volta Prato deve rispondere prima di pagare.