Aumentano le tariffe di Autolinee “Franco-Toscane”: dopo i miliardi spesi e i disservizi cronici, Giani scarica la stangata sui cittadini toscani

GERMOGLI PH 20 GENNAIO 2025 CAMPI BISENZIO VIA TINTORI AUTOBUS 30 AUTOLINEE TOSCANE

Condividi sui social

La grande svendita ai francesi si paga cara, con bus che non passano e biglietti sempre più salati

 

Mentre migliaia di fiorentini e toscani continuano a sperimentare corse saltate, attese infinite alle fermate senza pensiline né panchine, e un servizio percepito come nettamente peggiorato rispetto al vecchio sistema frammentato, la Regione Toscana annuncia oggi gli aumenti delle tariffe dei bus gestiti da Autolinee Toscane. Il biglietto urbano singolo passerà con ogni probabilità da 1,70 euro a 2 euro o forse addirittura 2,20 euro, con adeguamenti anche su abbonamenti, pur con qualche tutela per gli studenti under 26.

Giani parla di “avere fatto tutto il possibile”, ma il contesto racconta una storia diversa: quella di una grande promessa miliardaria finita in una delusione sistemica per i cittadini. Autolinee Toscane nasce il 1° novembre 2021 dopo una gara europea interminabile, bandita nel 2012 e conclusa dopo quasi 9 anni tra ricorsi e sentenze. Vince il gruppo francese RATP Dev, controllata dal colosso pubblico parigino, con un contratto da circa 3,9-4 miliardi di euro in 11 anni che ha accorpato ex Ataf, Tiemme, Cap e altre realtà locali in un unico gestore per oltre 270 comuni, 5000 dipendenti e 2700 bus.  La narrazione ufficiale era di efficienza, bus nuovi, digitalizzazione e servizio migliore, ma la realtà quotidiana è fatta di orari non rispettati tra paline e app, corse che saltano, carenza di autisti e un centralismo che ha allontanato il controllo dal territorio, con dipendenti che fuggono per turni insostenibili e cittadini che restano a piedi.

I problemi strutturali persistono nonostante le ingenti risorse pubbliche riversate dalla Regione. Gli aumenti arrivano a solo tre anni dall’ultimo ritocco significativo in un contesto di inflazione, costi energetici e pressioni dell’azienda: Giani e la Regione li presentano come necessari “adeguamenti” per far quadrare i conti di un sistema che scarica sui utenti i costi di un modello che non ha mantenuto le promesse. Mentre si proteggono parzialmente gli studenti, i pendolari e i cittadini comuni – quelli che usano il bus per necessità e non per scelta – pagheranno di più per un servizio che troppe volte li lascia a piedi. È lo stesso schema visto in passato: problemi di gestione e modello centralizzato si risolvono aumentando il prezzo del biglietto invece di risolvere alla radice inefficienze, reclutamento autisti e coordinamento con i Comuni.

Dopo quasi 4 miliardi di euro impegnati, perché il servizio non è ancora all’altezza delle aspettative di una regione turistica e produttiva come la Toscana? È accettabile che un gestore straniero gestisca un servizio pubblico essenziale con risultati così deludenti, mentre i cittadini pagano di più? Quanti “ci stiamo lavorando” e scaricabarile serviranno ancora prima di un vero cambio di rotta? L’annuncio di oggi di Giani rischia di essere l’ennesimo capitolo di una storia già scritta: grandi investimenti pubblici, gestione esternalizzata, risultati mediocri e conto presentato agli utenti. La grande promessa miliardaria di Autolinee Franco-Toscane sta lasciando troppi cittadini a piedi e ora anche con il portafoglio più leggero.