Argingrosso, il parco è una discarica a cielo aperto: rifiuti, degrado e una situazione sempre più inaccettabile per una città che voglia dirsi civile
Rifiuti sparsi ovunque, piatti e contenitori abbandonati, bottiglie, sacchi neri, resti di cibo, indumenti, oggetti di uso quotidiano e una vera e propria sistemazione di fortuna ricavata a ridosso della vegetazione: è questo lo scenario documentato da un cittadino attraverso un video e alcune fotografie realizzate ieri nel parco dell’Argingrosso. Il punto indicato è nei pressi del giardino dei bambini e degli accessi collegati alla zona del ponte all’Indiano.
Nelle fotografie si vede chiaramente un cestino per i rifiuti praticamente inutilizzato mentre, attorno, si è accumulata una quantità considerevole di immondizia. Poco distante compare un tavolo da picnic trasformato in una sorta di deposito improvvisato: sopra e sotto il piano sono ammassati vestiti, sacchetti, contenitori e altri materiali, mentre sul pavimento si trovano stoviglie, padelle, bottiglie e residui di cibo. In un’altra immagine, accanto a un cestino, una massa di sacchi neri e rifiuti invade il prato: piatti usa e getta, bottiglie, imballaggi e altri materiali sono disseminati per diversi metri.
Nel video, il cittadino denuncia con toni durissimi quanto osservato durante una passeggiata in bicicletta: «Non mi aspettavo di trovare questo disastro». E ancora: «Guardate qui che schifo». Nel suo racconto segnala anche la presenza di una sistemazione di fortuna all’interno della vegetazione, con una bicicletta, utensili per cucinare, recipienti, vestiti e materiale abbandonato.
Un problema sempre più diffuso nel giardini pubblici fiorentino che non riguarda soltanto il decoro dell’area e la gestione dei rifiuti, ma anche la necessità di verificare se esistano condizioni di rischio igienico-sanitario e situazioni di fragilità sociale che richiedano l’intervento dei servizi sociali. Perché lasciare una persona in una condizione di possibile marginalità non è una soluzione, così come non lo è consentire che uno spazio pubblico venga progressivamente trasformato in un accumulo di rifiuti. E quando un’area pubblica arriva a questo livello di degrado, la domanda non può essere soltanto «chi è stato?». La domanda deve essere soprattutto: «chi controlla, chi interviene e con quali tempi?».



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