Montedomini, il caso che imbarazza Palazzo Vecchio: chi pagherà il conto politico?

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Spuntano altri appartamenti del paradosso Montedomini: case per i fragili finite ai turisti. Firenze interroga la politica, che deve assumersi le proprie responsabilità

 

Per mesi Firenze ha fatto della battaglia contro gli affitti turistici uno dei cardini della propria azione politica. Palazzo Vecchio ha indicato gli Airbnb come una delle principali cause della crisi abitativa, sostenendo la necessità di riportare sul mercato residenziale migliaia di appartamenti sottratti ai cittadini. Una linea politica rivendicata con forza, diventata uno dei simboli dell’amministrazione al punto di sfidare le leggi nazionali imponendo norme restrittive contro nuove affittanza turistiche prima nel centro storico e poi, prima in Italia, addirittura su tutto il territorio comunale.

Eppure, oggi, quella narrazione si scontra con una vicenda che rischia di incrinare profondamente la credibilità delle istituzioni di Palazzo Vecchio.

Il caso Montedomini con la scoperta degli appartamenti  di via Guelfa 81 e 83 – e pare non sia finita: altri appartamenti anche di pregio sono nel mirino – pone infatti una domanda tanto semplice quanto scomoda: come è stato possibile che immobili appartenenti a un ente controllato dal Comune, nato con finalità sociali e assistenziali, siano stati destinati al mercato turistico invece che a persone in difficoltà?

Se le responsabilità saranno accertate nelle sedi competenti, il problema non sarà soltanto amministrativo. Sarà soprattutto politico.

Perché quando un’amministrazione costruisce gran parte della propria comunicazione sulla lotta agli affitti brevi, non può permettersi che una propria partecipata o un ente controllato venga associato proprio a quel modello che pubblicamente viene indicato come uno dei principali fattori della crisi abitativa.

Il punto non è soltanto stabilire chi abbia firmato un contratto o autorizzato una scelta. Il punto è capire se siano esistiti controlli adeguati, se qualcuno fosse a conoscenza della situazione e, soprattutto, perché nessuno sia intervenuto prima.

La vicenda assume un significato ancora più delicato in una città dove migliaia di famiglie attendono una casa popolare, dove giovani coppie faticano a trovare un appartamento in affitto e dove il tema dell’emergenza abitativa è ormai al centro del dibattito pubblico al punto che si è lanciato la proposta di censire le case private sfitte che il soviet fiorentino vorrebbe addirittura requisire.

Ogni immobile destinato a finalità diverse da quelle sociali rappresenta inevitabilmente un’occasione perduta per la Giunta fiorentina per questo il caso Montedomini non può essere archiviato come un semplice incidente amministrativo. È una questione di coerenza.

Chi amministra ha il diritto di chiedere sacrifici ai privati, di limitare gli affitti turistici e di promuovere nuove regole per il mercato immobiliare, ma garantendo che gli enti pubblici e quelli partecipati rispettino gli stessi principi che l’amministrazione propone alla città.

La credibilità delle istituzioni si misura proprio nella capacità di applicare a se stesse le regole che chiedono agli altri di osservare. Ora servono risposte chiare.

Quanti immobili sono stati interessati? Per quanto tempo? Chi ha assunto le decisioni? Quali controlli sono stati effettuati? E, soprattutto, quali strumenti saranno adottati affinché situazioni analoghe non possano ripetersi?

Sono domande che non possono rimanere senza risposta perché il danno non riguarda soltanto il patrimonio pubblico, riguarda il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e la fiducia, una volta incrinata, è molto più difficile da ricostruire di qualsiasi bilancio.

Nel frattempo le opposizioni di Palazzo Vecchio sono sulle barricate. Dopo le parole durissime di Francesco Grazzini di Italia Viva alzano la voce altri e l’idea di requisire le case dei privati e le norme anti-Airbnb diventano quasi delle barzellette.

Secco e deciso Paolo Bambagioni presidente della Commissione Controllo del Comune di Firenze: “Alla luce di quanto emerso, la Commissione Controllo condurrà tutti i dovuti approfondimenti anche convocando i diretti interessati, con l’obiettivo di tutelare il patrimonio della città”.

Durissimi i consiglieri di FdI con Alessandro Draghi e Giovanni Gandolfo che definiscono la vicenda tragicomica e accusano il comune di non aver controllato e Matteo Chelli e Angela Sirello che annunciano ulteriori verifiche. “Approfondiremo la questione e una volta verificata l’entità dei canoni i locazione valuteremo se ricorrono i presupposti per un esposto alla Corte dei Conti”.

Autorevole la voce dell’ex super assessora Cecilia Del Re, leader di Firenze Democratica, che mette alcuni puntini sulle i. Troviamo imbarazzante e grave la situazione dei 2 immobili di Montedomini adibiti ad uso turistico con annuncio su Booking e altri portali (e con prenotazioni esaurite fino a tutto Agosto). Quando Montedomini ha pubblicato il bando la variante urbanistica era già stata approvata dal consiglio comunale, e limitava l’uso di immobili residenziali in centro storico non solo per attività di locazione turistica breve ma anche per attività ricettiva extralberghiera (quelle disciplinate ai sensi della Legge regionale Toscana). Come può Montedomini aver firmato un contratto – allegato all’avviso pubblico, all. E – con quella previsione (chiamata “deroga” nel contratto) invece ammessa? E come è possibile che nessuno si sia posto il problema di ciò che stavano facendo non solo in termini di politiche (non certamente di tipo sociale) legate all’uso dei propri immobili, ma anche in termini di normative da rispettare quando il dibattito in città era sempre sulle prime pagine dei giornali, ed era proprio il suo socio pubblico ad approvare quelle norme? Norme, che, evidentemente, ancora una volta, si ritiene che non valgano per tutti. Proprio il pubblico dovrebbe dare il buon esempio sul rispetto delle regole e nell’ambito delle politiche abitative, e invece non solo il presidente di Montedomini – di nomina diretta della sindaca, lo ricordiamo – in commissione controllo dopo poco che venne nominato nel marzo 2025 a nostra domanda rispose che Sant’Agnese l’avrebbe venduta (in sfregio così allo stop alla vendita di immobili pubblici e all’housing sociale che vi doveva essere realizzato), ma adesso adibisce anche il proprio patrimonio immobiliare pubblico ad uso turistico in violazione delle norme vigenti, avvalendosi di non meglio specificate “deroghe”. 
Le recensioni che si leggono sui portali sull’appartamento di via Guelfa sono entusiaste, salvo leggere alcune lamentele per non aver trovato nessuno ad accoglierlo (e quindi aver pure usato un sistema di accesso senza riconoscimento). 
Chi guida le politiche di Montedomini e chi controlla?
Presenteremo – conclude Del Re – un accesso agli atti per comprendere meglio l’uso dell’intero patrimonio pubblico di Montedomini e il ruolo del cda”.

“In questi giorni da parte della maggioranza di Palazzo Vecchio si legge di requisizioni di beni immobili privati. Dalla Sindaca il progetto politico di mappare le case private non locate. Nel frattempo emerge che Montedomini (partecipata del Comune) non solo loca decine di immobili con finalità turistiche o ricettive, ma non ha ad oggi censito il suo patrimonio” – afferma il coordinatore di Gruppo Misto-Noi Moderati Luca Santarelli. “Altro imbarazzante passaggio politico di questa amministrazione che non ne azzecca una che sia una. Prima di attaccare chi nel corso di generazioni ha costruito piccoli o grandi patrimoni, la sinistra che governa la città pensi a come sta gestendo il suo, di patrimonio.
Non è togliendo a chi ha e livellando tutti verso il basso che si costruiscono le buone democrazie: la storia insegna… ma andrebbe prima studiata”.

“Abbiamo depositato una mozione che chiede un censimento pubblico, immobile per immobile, del patrimonio degli enti a nomina comunale, a partire dall’ASP Montedomini, e regole vincolanti per fermarne la trasformazione in alloggi turistici”, dichiara Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune. “Proponiamo, inoltre, un protocollo con l’Arcidiocesi di Firenze, la Fondazione Solidarietà Caritas, la Fondazione Cassa di Risparmio e ogni altro ente coinvolgibile, per la mappatura volontaria dei rispettivi patrimoni immobiliari e per impegni verificabili di destinazione abitativa e sociale delle unità disponibili, guardando alle esperienze di Genova, Bergamo e Milano. Quello che sta emergendo non è un incidente e non è il capriccio di un singolo conduttore: è un sistema. C’è più di un palazzo in via Guelfa interessato. Al civico 81 due alloggi messi a bando nel 2025 come «uso abitativo» (determina ASP n. 83 del 22 maggio 2025) sono oggi prenotabili su Booking e Airbnb: l’uso turistico era già previsto da una deroga scritta dentro lo schema di contratto. La stessa clausola compariva nel bando del civico 77 del 2022. Accanto, al civico 83, una palazzina di nove alloggi concessa in blocco con bando del 2023 risulta oggi gestita da un grande operatore europeo del settore ricettivo, con turisti già presenti.
Tre immobili, tre bandi in tre anni diversi, sempre nello stesso isolato, sempre con la stessa regia: se fosse un caso isolato non troveremmo la medesima impronta ogni volta. Dove il Comune vuole tutelare la residenza la clausola turistica non c’è (è il caso del bando di via Maccari all’Isolotto). Questo si chiama scegliere.
Non è un vizio del solo patrimonio degli enti: è la stessa logica che ritroviamo perfino nella principale operazione di «social housing» della città. All’ex caserma Lupi di Toscana, accanto ai 236 alloggi a canone calmierato, il masterplan prevede migliaia di metri quadri di superficie turistico-ricettiva; la bonifica dell’area è pagata con fondi pubblici (PN Metro Plus) e tra i sottoscrittori del fondo c’è la stessa Fondazione Cassa di Risparmio che invitiamo al tavolo dell’abitare. Il messaggio è che la casa accessibile, per stare in piedi, deve appoggiarsi alla rendita turistica.
È qui l’ipocrisia più grande. Firenze incassa dal turismo cifre enormi: (77 milioni di imposta di soggiorno nel 2024, oltre 80 nel 2025, circa un decimo dell’intera spesa corrente) che finiscono in trasporti, cultura, verde e promozione turistica, ma non destinano un solo euro al diritto all’abitare. Si sceglie un modello in cui è l’abitare a doversi finanziare producendo nuovo turismo. Si governa a parole l’overtourism e nei fatti lo si alimenta come motore per far quadrare i conti della città.
Troviamo sconcertante il dibattito che si è aperto, in cui si finge di non conoscere un fenomeno decisamente diffuso. Il definanziamento delle politiche per la casa lascia gli enti senza risorse pubbliche per recuperare il proprio patrimonio abitativo, e in quel vuoto si guarda al turistico-ricettivo come fonte di autofinanziamento, sbagliando. La pratica è diffusa: ci vuole il coraggio di dirlo e di mostrare i dati. Altrimenti nessuna alleanza sociale per il diritto all’abitare è possibile, perché affoga nell’ipocrisia e nell’asimmetria di informazioni.
Speriamo –
conclude -che si accetti di discutere e approvare l’atto con urgenza. Vanno riviste le regole, non serve cercare capri espiatori, perché le decisioni sono politiche”.

La sindaco Sara Funaro come un pugile messo all’angolo ha provato a difendersi definendosi arrabbiata e annunciando che “Montedomini sarà convocata al tavolo dell’emergenza abitativa per dare le risposte che servono su quella che per ni è una priorità fuori e dentro il centro storico”.
Le fa eco il presidente della controllata Maurizio Frittelli che pare cascare dal pero: “gli uffici devono ricostruire il caso sarà fatto uno screening a tappeto su tutto il patrimonio dell’Asp per evitare altre situazioni di criticità perchè siamo per gli affitti lunghi, non brevi. Se emergeranno responsabilità prenderemo provvedimenti.

Assordante il silenzio della maggioranza di Palazzo Vecchio dove la faccia e la voce ce la mette con coraggio solo il capogruppo Dem Luca Milani che la butta sul filosofico evidenziando come “l’ubriacatura degli affitti brevi ha modificato il sentire della città e ci sono caduti anche enti come Montedomini” sottolineando però che “Montedomini sta facendo un grande lavoro”.

Quindi solo un peccato veniale e non una gravissima mancanza di controllo?

Tutto tace ed è assordante soprattutto dal fronte Ecolò che, per coerenza, dovrebbero lasciare la maggioranza. Lo avrebbero già dovuto fare da tempo per gli albericidi dato che si professano green ma e soprattutto anche considerando che solo pochi giorni fa in un momento di nostalgia verso l’Unione Sovietica  – anche se hanno sottolineato che si rifacevano a La Pira come se la Firenze di oggi fosse la stessa di quella del dopoguerra – hanno, lo ricordiamo perché alla luce di quanto emerso è ancora più da evidenziare, proposto di requisire le case ai privati per far fronte all’emergenza abitativa. Tutto questo mentre un ente assistenziale controllato dal comune toglie case a chi ne ha bisogno per affittarle ai turisti.

Poerannoi.