Che, se avesse iniziato a vuotare il sacco, avrebbe fatto rumore, era cosa nota. Meno chiaro era se e quando lo avrebbe fatto. Ora, però, qualcosa si muove. Dopo la richiesta di “fare chiarezza” rivolta alla giunta Funaro sulla vicenda dell’ex convitto della Calza, Cecilia Del Re, ex super assessora della seconda giunta Nardella, sembra ricordarsi di essere stata messa alla porta dall’ex sindaco in maniera non del tutto chiara — per usare un eufemismo — e decide, dopo oltre un anno di consiliatura, di fare opposizione. Lo fa vuotando il sacco su quelli che definisce, testualmente, i capitoli “pietosi” della turistificazione di Firenze, partendo dal complesso di via Bufalini, che pochi giorni fa ha vinto il ricorso al Tar.
Parole da leggere una dopo l’altra con grande attenzione: Del Re parla della vicenda del complesso di via Bufalini, della rendita generata dalla variante urbanistica, del sistema di autorizzazioni introdotto dalla legge regionale di fine 2024, dei danni causati dalla stessa variante, dei divieti a singhiozzo sugli affitti turistici, del cosiddetto falso modello Barcellona, delle 840 case popolari sfitte e del problema degli sfratti, degli studentati e, infine, della “Firenze al plurale” rimasta — a suo dire — solo uno slogan elettorale.
Il complesso Bufalini e non solo: una variante che ha aumentato la turistificazione della città:
“Era il 20 marzo 2025 quando, dopo aver letto che la giunta aveva accolto le osservazioni dell’Ex Teatro comunale e del complesso di via Bufalini, denunciammo con un comunicato questa stridente contraddizione: con quello che doveva essere l’atto per vietare nuovi affitti turistici in città, in realtà veniva dato il via libera alla trasformazione ad uso turistico di quei complessi immobiliari per oltre 300 appartamenti. Nella motivazione per l’accoglimento, si faceva riferimento anche “all’ingente investimento economico” dei 2 colossi, e già questo ci bastò per evidenziare l’ingiustizia sociale sottesa a quel provvedimento. Facemmo altresì presente che quella variante aveva di fatto immesso nel piano urbanistico altre centinaia di migliaia di mq a uso turistico (gli immobili di tutti coloro che erano dotati di CIN al 31.07.2024), e che era assurdo continuare su questa strada quando la Regione aveva appena varato una legge che consentiva ai comuni di azzerare la situazione esistente. Nella sentenza del Tar Toscana resa nota in questi giorni, il giudice amministrativo ha dunque avuto vita semplice nel dar ragione al colosso di Via Bufalini perché gli è bastato far notare al comune che è stata proprio l’amministrazione comunale ad escluderli dalla variante urbanistica un anno prima, e a riconoscergli quindi quella perniciosa destinazione d’uso “residenza temporanea per fini turistici”. In virtù di quell’atto, a nulla vale – secondo il Tar – il nuovo regolamento per le locazioni turistiche perché “la pianificazione urbanistica va sopra ad un regolamento commerciale”.
Sulla variante urbanistica e la rendita che ha creato:
“Che quella variante urbanistica abbia creato danni – drogando i valori del mercato immobiliare e alimentando la rendita – lo diciamo da un po’. E lo dice anche il report commissionato all’Università laddove parla di “vantaggio monopolistico” che hanno avuto coloro che svolgevano affitto turistico fino al 31.07.2024, e che dopo quella variante sono stati ancor più abilitati a continuare a svolgere attività di locazione turistica grazie all’effetto “condono” che ha provocato.
Sul sistema di autorizzazioni introdotto dalla legge regionale di fine 2024, che dà la possibilità di azzerare diritti acquisiti:
“La nuova legge regionale sul Turismo varata a fine 2024 – riconosciuta legittima dalla corte costituzionale – ha invece finalmente introdotto il sistema di “autorizzazioni”, che permette ai comuni di scrivere da zero le regole per questo settore, senza dare vantaggi monopolistici e senza riconoscere diritti acquisiti per chi già svolgeva questa attività.”
Sui danni che la variante sta ancora creando e sulla necessità di eliminarla senza aspettare che sia il TAR a farlo:
“A Firenze, però, il persistere della vigenza della variante crea, come visto, solo confusione per il comune, e sarebbe bene che questo settore – quello degli affitti turistici – fosse disciplinato anche a Firenze solo dal regolamento locazioni turistiche (di natura commerciale), così come d’altronde ha chiaramente prescritto la Legge regionale Toscana. La variante in questione verrà per di più sicuramente dichiarata illegittima dal consiglio di Stato, perché si basa su una legge regionale (quella del governo del territorio) dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale lo scorso 30 aprile. Il comune non pare, però, almeno fino ad oggi, voler eliminare quella variante, aspettando sia il consiglio di Stato a farlo. Ma quanto tempo ancora passerà?”
Sui divieti di nuovi affitti turistici introdotti a singhiozzo dall’amministrazione comunale, che spostano soltanto il fenomeno, finendo per incrementarlo:
“Nel frattempo, purtroppo, il modo con cui la Sindaca e la giunta stanno procedendo a regolamentare questo fenomeno non farà altro che aumentare la pressione di affitti brevi nei quartieri di Firenze dove ancora non vige nessun blocco e che sono molto appetibili (si pensi a tutte le zone attraversate dalla tramvia, comprese le zone universitarie, escluse dai divieti). Manca una programmazione generale, si blocca nuove locazioni turistiche a singhiozzo, per aree di città, aspettando che diventino sature di nuove locazioni turistiche. E a determinare queste operazioni sul mercato non sono i piccoli proprietari, ma i grandi operatori, ai quali viene quasi suggerito dove spostarsi dall’amministrazione comunale. Peraltro, nelle zone vietate non vengono vietate le nuove aperture di attività ricettive extra alberghiere (attività di impresa da tempo disciplinata): e quindi basterà fare una scia per avviare una nuova attività di queste (e quelle già esistenti non potranno essere toccate, non venga fatta confusione tra locazione turistica e attività ricettiva extralberghiera). Un nostro emendamento in tal senso – per evitare questo trapasso – è stato respinto per ben due volte.”
Il modello Barcellona non è (purtroppo) ciò che sta facendo Firenze. È ciò che avevamo proposto noi:
“Ieri abbiamo fatto presente che ciò che sta facendo Firenze è ben lontano da ciò che ha fatto Barcellona: il sindaco di Barcellona ha infatti permesso affitti turistici per altri 3 anni in città, ma decorso quel tempo non sarà più possibile fare attività di locazione turistica breve in tutta Barcellona.
E’ ciò che avevamo proposto anche noi con un emendamento presentato lo scorso anno in consiglio comunale in occasione dell’approvazione del primo regolamento sulle locazioni turistiche brevi: una scelta radicale, ma una rotta chiara e netta per la città.”
Sulla necessità di affrontare il problema dei tempi degli sfratti e di aumentare il numero degli alloggi volano:
“Avevamo poi presentato anche un atto per chiedere un tavolo congiunto anche col Tribunale di Firenze per affrontare il tema degli sfratti: perché a detta di molti proprietari i tempi lunghi per l’esecuzione degli sfratti sono il motivo della loro scelta di virare sul mercato delle locazioni turistiche brevi. Tempi lunghi che derivano anche dalla mancanza di ‘alloggi volano’ per gestire i casi di sfratti per morosità incolpevole, e questo a conferma della necessità di un lavoro di squadra per rimettere in piedi un sistema che altrimenti prende la via più semplice e sicura, ovvero quella della rendita. Il nostro ordine del giorno di un anno fa, che chiedeva questo, ancora non è stato messo all’ordine del giorno della commissione casa. Torneremo, dunque, a riproporlo.”
Sulle case popolari vuote, in aumento rispetto all’inizio del mandato, a fronte di 3.500 domande presentate:
“In mezzo a tutto questo, abbiamo 840 case popolari vuote per mancanza di fondi per ristrutturarle, sono aumentate rispetto a inizio mandato (erano 790), e le persone che hanno fatto domanda a dicembre per avere una casa popolare sono 3.500. Circostanza che abbiamo portato recentemente alla luce grazie ad un nostro accesso agli atti.”
Sulle proroghe agli studentati annunciate a mezzo stampa:
“Nel frattempo, il comune, con fare da crociata, ha imposto tempi mai visti per approvare i nuovi divieti varati in questi giorni – che, essendo limitati a 2 blocchi, come detto, porteranno solo a nuovi boom di autorizzazioni nelle altre zone… -, con termine ultimo per il 4 giugno, ma questa foga non l’abbiamo vista da parte del comune nei confronti degli studentati a cui la giunta ha dato una proroga a mezzo stampa (!) per presentare le scia per fare attività turistica perché avevano perso il termine del 31 gennaio scorso. Circostanza, anche questa, che abbiamo portato alla luce grazie ad un nostro accesso agli atti.”
Sul caso dell’Ex Convitto della Calza e sull’assenza di controlli:
“Così come abbiamo portato alla luce l’assenza di controlli. Sul caso della Calza fummo noi a segnalare ad un quotidiano che quella struttura su Booking stava usando il cin di un altro albergo. Solo dopo diverse giornalate, il comune è intervenuto con controlli e sanzioni, ma in questi giorni è di nuovo emerso come quella struttura stia continuando a fare attività ricettiva slegata dalla spa sebbene non possa. L’attività di controllo è fondamentale, altrimenti è inutile scrivere le regole. Tutti questi casi che abbiamo elencato ci dicono comunque una cosa, ovvero che le regole non sono uguali per tutti, e ciò non può che essere oggetto di una nostra denuncia politica.”
Sulla città plurale che non c’è:
“Dall’esclusione del quartiere di via Bufalini e dell’Ex teatro comunale dal blocco votato in consiglio comunale, passando per la proroga data a mezzo stampa agli studentati “perché la norma è nuova e non la conoscevano” (la daranno ai singoli proprietari di immobili che perderanno il termine del 4 giugno perché non conoscevano la data?), alla struttura all’Ex convitto della Calza che continua a fare un’attività ricettiva nonostante non abbia la destinazione d’uso (ed era tra i finanziatori della campagna di Funaro), ci domandiamo dove sia quella “città plurale” che era stata sbandierata. Altri pietosi capitoli di questa amministrazione.”