Sinistra Progetto Comune torna a puntare il dito sulla gestione della multiutility e sugli aumenti della TARI. Con due interventi distinti, denunciando un doppio problema: la riorganizzazione societaria di Plures portata avanti senza passare dai Consigli comunali e il rischio di costi aggiuntivi scaricati in tariffa.
«Il Consiglio comunale è chiamato a votare le tariffe e il piano economico finanziario del gestore mentre, ai tavoli sindacali, si definisce il passaggio di servizio, personale e concessione a una nuova società», affermano Dmitrij Palagi e Leonardo Masi (Buongiorno Empoli).
Secondo i consiglieri il progetto non è nuovo, ma «è scritto nero su bianco dall’agosto 2022, il veicolo societario esiste dal 2023, le organizzazioni sindacali ne discutono pubblicamente da maggio» eppure «le uniche sedi a non averne mai parlato sono i Consigli comunali».
Il 28 luglio il Consiglio di Firenze voterà il Piano economico finanziario dei rifiuti 2026-2027 e le tariffe TARI, con «l’aumento massimo consentito». Nelle stesse ore, denunciano, si chiude «la riorganizzazione societaria di Plures»: una holding con società operative separate per energia, ambiente e idrico. Per i rifiuti è prevista una nuova società a cui trasferire «servizio, personale, concessione, mezzi e impianti», con concessione fino al 31 dicembre 2037.
Palagi e Masi ricostruiscono l’operazione partendo da un documento del 2022, «Alia OpCo», che prevedeva il conferimento del ramo rifiuti in una newco controllata al 100%, il trasferimento della concessione, l’addebito dei costi corporate con «un mark up del 10%» e «tutti i debiti finanziari». Obiettivo dichiarato: «segregare il rischio operativo». Nel 2023 il veicolo è stato creato trasformando Valcofert in Ambiente Toscana OpCo, «anche allora senza alcun passaggio nei Consigli comunali».
Il nodo sono i costi. L’Autorità d’ambito (ATO) ha appena escluso dalla tariffa milioni di costi corporate, «oltre 6 milioni l’anno per i soli Servizi Comuni». Con lo schema holding-società operativa, avvertono, quei costi tornerebbero come «addebiti infragruppo, con tanto di ricarico del 10%». E la spartizione di concessione e debito, passato «da 323 a 869 milioni in un anno», deciderà «chi garantisce che cosa, e con quali riflessi sulle bollette».
La richiesta di Sinistra Progetto Comune e Buongiorno Empoli è chiara: «Che le Giunte riferiscano in questi giorni», «che nessuno scorporo venga perfezionato senza una deliberazione preventiva dei Consigli comunali» e «che siano resi pubblici i testi degli eventuali accordi sindacali, il progetto societario aggiornato e gli atti relativi al subentro nella concessione».
Sul fronte tariffe si unisce Palagi Sonia Redini di Cittadinanzattiva. Il 23 luglio l’Assemblea dei Sindaci dell’ATO Toscana Centro ha approvato il PEF 2026-2029: «43 voti favorevoli, 13 contrari e 2 astenuti». E come risultato «nuovi aumenti della TARI»: in media +6,7% nell’ambito, fino a +8,5% per le famiglie nell’area pratese.
Il punto politico, per i due, è un emendamento del Comune di Prato. A parole chiede «la tariffa più bassa possibile». Nella sostanza, sostengono, chiede all’ATO di recepire le «istanze di riequilibrio e di regolarizzazione del gestore». Ovvero: i costi non validati oggi da ATO perché privi di documentazione resterebbero «regolarizzabili» domani e «sempre a spese della cittadinanza».
«L’emendamento di Prato serviva esattamente a tenere aperta quella porta», dicono. E aggiungono che il secondo socio di Alia chiede ad ATO di «poter partecipare con gli altri comuni al confronto con l’azienda», ammettendo di fatto che «i comuni non hanno più possibilità di controllo su Alia».
Critiche all’attuale dirigenza: «Mentre a Prato la stessa opposizione chiede da settimane di azzerare i vertici di Plures, il Sindaco non ha mai chiesto discontinuità». Gli organi sono stati prorogati a settembre e questo «allunga il mandato dell’Amministratore delegato Alberto Irace».
«Pensiamo che sia davvero urgente – concludono – che i Comuni soci di Alia – Plures esercitino il loro ruolo dentro la multiutility. Anche perché ricordiamo che i Comuni in cui si è passati alla TARIC non votano neanche più niente e che a Firenze di fatto non ci sono margini per emendare la delibera sulla TARI: insomma, la politica rischia di svanire, mentre le tariffe aumentano».

