Fiumi fiorentini, una bocciatura lunga 15 anni: Arno, Mugnone e Greve restano in classe «scarso»

© 2025 Andrea Torrini

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Cinque cicli di monitoraggio Arpat raccontano una situazione che non cambia: nel territorio comunale Arno, Mugnone e Greve risultano tutti in classe «scarso», mentre sulla falda emergono criticità legate anche a solventi industriali

 

Cinque cicli di monitoraggio, quindici anni di rilevazioni e un verdetto che a Firenze continua a suonare tutt’altro che rassicurante: Arno, Mugnone e Greve, nei punti di misurazione all’interno del territorio comunale, risultano tutti in classe «scarso». È il quadro portato all’attenzione del Consiglio comunale da Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune, sulla base dei dati dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ARPAT relativi al periodo 2010-2024.

La classificazione, precisa Palagi, non riguarda l’acqua che esce dai rubinetti, ma la salute degli ecosistemi fluviali, valutata anche attraverso gli organismi che vivono nei corsi d’acqua, dalle larve degli insetti alle alghe e alle piante acquatiche. Una distinzione fondamentale, ma che non cancella il problema: «All’interno del Comune di Firenze i punti di misura sono tre: l’Arno nel tratto cittadino, il Mugnone e la Greve. Tutti e tre sono in classe «scarso»». Particolarmente significativa è la situazione della Greve: il corso d’acqua arrivava da una classificazione ancora peggiore, «cattivo», ma dopo il miglioramento non è più riuscito a risalire dalla fascia «scarso», dove è rimasto per quattro cicli consecutivi. E nell’ultimo triennio, secondo la ricostruzione di Palagi, è peggiorato anche il suo stato chimico, precedentemente classificato come buono.

Ma c’è un ulteriore elemento che alimenta le perplessità: per nessuno dei tre corsi d’acqua, denuncia SPC, risultano effettuate le analisi sugli inquinanti accumulati negli organismi viventi. Nei dati, anno dopo anno, alla relativa voce compare semplicemente «non effettuato». La questione è arrivata sul tavolo della Giunta dopo un’interrogazione presentata il 17 febbraio da Palagi per conoscere la situazione delle acque fiorentine e le condizioni geologiche del sottosuolo cittadino. La risposta è arrivata il 17 agosto e, secondo il consigliere, ha fornito informazioni sul metodo di classificazione delle acque, ma non avrebbe restituito un quadro puntuale sulla situazione fiorentina. «Sulla nostra città, però, non ci è stato fornito un numero, politicamente», sostiene Palagi. Il paradosso, secondo SPC, è che quei numeri esistono e sono accessibili: il quadro sui tre corsi d’acqua sarebbe stato ricostruito proprio attraverso una tabella pubblica di Arpat, nella quale compare anche il Comune di riferimento. E le criticità non riguarderebbero soltanto i fiumi. Sotto Firenze si trova una falda classificata come «buona, ma scarsa localmente» che, nella rilevazione del 2022, figurava tra i corpi idrici «a rischio». A incidere sulla classificazione, spiega Palagi, sono tra gli altri ferro, triclorometano e la somma di tetracloroetilene e tricloroetilene, sostanze riconducibili anche a solventi utilizzati per decenni in attività industriali e lavanderie. Anche in questo caso, però, il consigliere mette le mani avanti per evitare equivoci: «Ribadiamo che non stiamo dicendo che l’acqua del rubinetto sia insicura». L’acqua potabile, sottolinea, viene trattata e sottoposta a specifici controlli.

Il problema sollevato riguarda invece la qualità ambientale dei corpi idrici e soprattutto la quantità di informazioni disponibili sui corsi d’acqua cittadini. «Nei fiumi e nei torrenti che attraversano la città non ci risulta che quelle analisi microbiologiche siano effettuate. Sul reticolo minore (il Mugnone, il Terzolle, l’Affrico) non stiamo trovando dati», afferma Palagi. Ed è proprio qui che la denuncia assume una dimensione politica più ampia. La stessa risposta della Giunta, ricorda SPC, parla di «un complesso sistema di acque sotterranee e corsi d’acqua tombati». Per Palagi, non si tratta soltanto di una questione tecnica o di una lacuna informativa, ma del risultato di decenni di gestione del rapporto fra Firenze e l’acqua: «I corsi d’acqua di questa città sono stati trattati per decenni come un problema idraulico da incanalare, coprire e allontanare, non come ecosistemi da riportare in vita».

Da qui la decisione di depositare una mozione che chiede alla Sindaca e alla Giunta di acquisire e rendere stabilmente pubblici i dati relativi ai corpi idrici fiorentini, attivare con gli enti competenti un monitoraggio microbiologico del reticolo minore, individuare la mappa degli scarichi che vi recapitano, completare il quadro idrogeologico della città e il censimento dei tratti tombati, oltre a ricostruire la situazione delle bonifiche aperte relative ai solventi rilevati nella falda. L’obiettivo finale è trasformare dati oggi dispersi o difficilmente leggibili in un monitoraggio politico e amministrativo permanente, con una relazione annuale alla commissione consiliare competente. Perché il punto sollevato da Palagi non è soltanto che tre corsi d’acqua fiorentini risultino «scarsi» da anni: è anche capire quanto Firenze conosca davvero ciò che scorre sopra e sotto la città e, soprattutto, quanto sia disposta a misurarlo, renderlo pubblico e intervenire.