FOCUS LFCV | Conte viene in Toscana e dalla Toscana si scoprono altarini sui protocolli Covid

GERMOGLI PH: 5 MAGGIO 2023 CAMPI BISENZIO VISITA DEL LEADER DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE GIUSEPPE CONTE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI ANDREA TAGLIAFERRI

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«La nostra Costituzione è stata scritta per affermare con chiarezza: “Mai più fascismo”. È stata scritta con lo scopo di rifondare lo Stato su principi, valori radicalmente antitetici al fascismo, il valore supremo della persona umana, l’uguaglianza formale ma anche sostanziale di tutti i cittadini, il primato del lavoro, la libertà di espressione, di riunione, la partecipazione democratica offerta a tutti» (1).

Quante volte abbiamo sentito queste parole nella retorica ufficiale? Eppure, riescono nella difficile impresa di suscitare sdegno e ilarità allo stesso tempo in bocca a un politico come Giuseppe Conte, di cui si rimarca l’«applauditissima orazione» a Sant’Anna di Stazzema, appena un paio di settimane fa, per l’anniversario della strage nazifascista del 1944.

I laudatores di Sant’Anna dovevano sicuramente avere la memoria corta o, più probabile, un portafoglio ben rifornito per le loro prestazioni, per plaudere a tanta ipocrisia proveniente da una figura pubblica che solo sei anni fa ha violato e calpestato nella maniera più spudorata, sistematicamente e a colpi di DPCM, proprio quei principi di primato del lavoro, libertà di espressione, riunione e partecipazione democratica (non che siano mai stati granché rispettati né prima né dopo il 2020).

Esattamente una settimana era trascorsa dalla sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid-19, dove, in cinque ore, ha avuto persino l’ardire di dichiarare di non aver «mai commesso illeciti»: strano, per un avvocato, non sapere che i DPCM non hanno alcun potere legislativo, ancor più se promulgati scavalcando qualsiasi procedura e dibattito parlamentare, come avvenne. Falso è anche l’impianto di pretesti addotto per la nomina di Domenico Arcuri come commissario straordinario della Protezione Civile, la quale, si ritenne, «non aveva la struttura adatta per gestire una produzione autarchica di dispositivi medici» (2), ovvero i tamponi noti per l’elefantiaca quantità di falsi positivi (3) e le mascherine che, come la scienza non asservita alle case farmaceutiche dimostrò, erano assolutamente inutili per la difesa dal contagio (4), e anzi spesso e volentieri estremamente dannose per l’organismo (5).

Proprio dalle parti nostre è infatti stato depositato un esposto alla Commissione parlamentare, a firma di Roberto Lombardi e Raffaele Tarchiani, nel quale si dimostra puntualmente come i protocolli di sicurezza e decontaminazione per gestire i rischi biologici nelle strutture sanitarie esistevano addirittura da un decennio prima dell’emergenza sanitaria (6). È su questa base che, tra le testate cittadine, solo noi di LFCV ci siamo mossi attraverso i dovuti canali giuridici e legali, nell’ottica di apportare un contributo, per quanto modesto, ai lavori della Commissione (7).

Assai strutturato e ordinato è stato, del resto, il procedere di quest’ultima: essa ha inizialmente ascoltato scienziati, medici e i membri del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) per ricostruire la catena di comando e i dati scientifici che hanno motivato i primi lockdown, a proposito dei quali, giova ricordare, esso stesso aveva ammesso l’inutilità di tanta asprezza (8).

Non è mancato un focus sulle spese sostenute dalla struttura commissariale, esaminando i contratti per l’importazione di dispositivi di protezione dalla Cina, la quale aveva peraltro inviato sacche di plasma iperimmune che, in ossequio al regime sanitario vigente, furono fatte sparire perché ritenute, senza alcuna prova, «non adatte a contenere o curare il contagio» (9), salvo doversi poi ricredere (10).

Su questo punto, in particolare, fortissimi sono stati gli scontri provocati dalle opposizioni (PD, M5S, AVS e IV), spintesi ad abbandonare i lavori con motivazioni pretestuose.

Più importante ancora è che la Commissione abbia aperto capitoli d’indagine relativi all’efficacia dei protocolli terapeutici iniziali, ascoltando anche rappresentanti dell’AIFA, dell’INAIL e associazioni di soggetti che lamentano danni da vaccino (11), finora sempre esclusi, silenziati, messi da parte, quando non direttamente osteggiati e denigrati come “No Vax” e “antiscienza”.

Mentre la verità continua a venir fuori anche per chi non la vedeva (essa è sempre stata chiara, invece, per chi si è informato e ha continuato a pensare con la propria testa), difficile qualcuno pagherà, se non un capro espiatorio appositamente prescelto, mentre in seno al “popolo minuto” qualcun altro continuerà a farsi pubblicità opponendosi al sacrosanto reintegro di professionisti sospesi per aver fatto la scelta giusta in base a competenze e giuramenti non rinnegati.

NOTE