A ricordarlo è il Prof. Franco Banchi: «Servono menti più profonde degli slogan del giorno».
A 57 anni di distanza, le cinque trasmissioni radiofoniche tenute da Joseph Ratzinger nel Natale del 1969 alla radio bavarese tornano a far discutere. Erano il commento di un giovane professore a Ratisbona al ’68 tedesco e furono poi raccolte nel volume Fede e futuro. A ricordarle è Franco Banchi, autore e già consigliere regionale, che, in un articolo, le definisce «profetiche» per la Chiesa di oggi.
Il contesto, ricostruisce il Prof. Banchi, era quello di una «contestazione che aveva cancellato, purtroppo senza saperli sostituire, i valori cristiani e la migliore cultura dell’Europa, fondati sulla tradizione cristiana». Per Ratzinger il ’68 rappresentava «una cesura per la Chiesa molto più profonda delle precedenti, come ad esempio quella della Rivoluzione francese», perché stava lasciando spazio a «relativismo e nichilismo».
Da lì nasce il passaggio più citato, di straordinaria attualità: «Il futuro della Chiesa risiederà in coloro le cui radici sono profonde e vivono nella pienezza pura della loro fede. Non risiederà in coloro che non fanno altro che adattarsi al momento presente».
E ancora: «Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poiché il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. In contrasto con un periodo precedente, verrà vista molto di più come una società volontaria, in cui si entra solo per libera decisione».
E spostando lo sguardo in avanti: «Il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini le cui menti sono più profonde degli slogan del giorno».
Banchi sottolinea poi il ritratto del sacerdote “ideale” tracciato da Ratzinger, in netto contrasto con certi indirizzi presi dalla Chiesa di oggi: «Il tipo di sacerdote che non è altro che un operatore sociale può essere sostituito dallo psicoterapeuta e da altri specialisti, ma il sacerdote che non è uno specialista, che non sta sugli spalti a guardare il gioco, a dare consigli ufficiali, ma si mette in nome di Dio a disposizione dell’uomo, che lo accompagna nei suoi dolori, nelle sue gioie, nelle sue speranze e nelle sue paure, un sacerdote di questo tipo sarà sicuramente necessario in futuro».
«Ciò che rimarrà sarà la Chiesa di Gesù Cristo, la Chiesa che crede nel Dio che è diventato uomo e ci promette la vita dopo la morte», scriveva il futuro Benedetto XVI.
Per Banchi quelle parole sono un monito anche oggi: «Noi crediamo fermamente all’irriducibilità dei valori teologici, su tutti quello di Maria Madre di Gesù, come timone di una Chiesa che crede nel Dio diventato uomo e ci promette la vita dopo la morte. Tutti gli arzigogoli che piegano i valori teologici verso indulgenti sociologismi e letture storicizzate o, peggio, sperimentano addirittura nuove antropologie non ci interessano».

