Tra cantieri, cemento e autobus che spariscono dopo le due, il neo-paladino Orlando impugna la Durlindana e scopre la soluzione definitiva: tutti in bicicletta, possibilmente prima che scada il tempo
Di Maria Romana Bergamaschi
Trovandosi la donzella del Palazzo in grande ed evidente difficoltà, stretta nella morsa degli scandali che ultimamente l’hanno coinvolta, ecco accorrere in suo soccorso il prode neo-Paladino Orlando del Palazzo, incarnato nelle nobili vesti dell’assessore Andrea Giorgio. In sella al suo moderno destriero — una bicicletta, naturalmente — il cavaliere ha sguainato la sua Durlindana e, menando fendenti a destra e a manca sotto forma di comunicati stampa, post e apparizioni sui social, si è lanciato nell’ardua impresa di contenere i danni. La sua missione? Dispensare “lezioni di civiltà e civismo” e, laddove necessario, ricorrere a qualche ardito esercizio di riscrittura della realtà, accompagnato dalla promessa di nuove regole, nuove misure e futuri prodigi destinati, a suo dire, a cambiare il volto della città.
Dopo giorni trascorsi sotto una cappa di 39 gradi, percepiti dal comune mortale come almeno 43, il Paladino Orlando ha finalmente trovato il rimedio capace di rinfrescare le nostre ormai tropicali notti fiorentine: quattro nuove regole — leggi, più prosaicamente, nuove tariffe — per il bike sharing. Per ovviare alla cronica assenza di autobus dopo le due del mattino — anche questa, peraltro, era stata presentata dalla sindaca Funaro come una brillante iniziativa per agevolare il rientro a casa dei cittadini, con risultati che sarebbe bene non definire troppo benevoli — basterà dunque salire in sella. Dalle 2 alle 6 del mattino, un euro per una e-bike e cinquanta centesimi per quella muscolare, cioè quella sulla quale, in assenza di motore, il lavoro sporco lo fa il cittadino.
E non è finita. Per rendere ancora più irresistibile questa trovata, arriva persino un ulteriore incentivo: se utilizzi la bicicletta per 300 secondi — cinque minuti, per noi comuni mortali — ottieni uno sconto. Attenzione, però: guai a sforare anche di un solo secondo. A quel punto, presumibilmente, si materializzerà l’onnipresente intelligenza artificiale, pronta a impartire la sentenza: giù dalla bici e pedalare, magari con quest’ultima caricata sulle spalle.
Ma il Paladino vigila. Non crediate di poter sfuggire al controllo. Sul vostro telefonino comparirà infatti un provvidenziale pop-up — termine che, a Firenze, evoca ormai più che altro ben altre funzioni fisiologiche — destinato a ricordarvi come ci si comporta sulla strada. Basta con i parcheggi selvaggi, dunque. Tutti in bicicletta, e la città diventerà finalmente più vivibile.
È stato proprio quel simpatico filmatino, con il nostro Orlando impegnato a pedalare con l’aria serena di chi ha appena scoperto la soluzione definitiva ai problemi di una metropoli, a farmi sorgere qualche modesta domanda.
Mi scusi, assessore Giorgio, ma lei è davvero sicuro di vivere a Firenze?
Nel video la vediamo pedalare per qualche secondo lungo un viale alberato — ormai una specie botanica in via di estinzione, salvo qualche superstite al Campo di Marte, destinato peraltro a conoscere presto le meraviglie della modernizzazione ferroviaria — probabilmente alle cinque del mattino, e non certo nel cuore della notte. E lo fa senza che una sola goccia di sudore sembri sfiorarle la fronte.
Davvero pensa che basti salire su una bicicletta per rendere Firenze una città più vivibile?
Perché, nel frattempo, la nostra città è diventata invivibile. E non soltanto a causa del caldo. È invivibile sotto una distesa di cantieri, dietro transenne che sembrano moltiplicarsi ogni giorno, soffocata da colate di cemento che arrivano persino nel nome del restyling dei giardini pubblici, gravata da tasse, disagi e ora anche da nuove, miracolose tariffe agevolate per pedalare nelle ore in cui persino i vampiri esitano a uscire di casa.
Perché, assessore, non prova a farsi una bella pedalata alle due del pomeriggio a Novoli? Potrebbe essere un’esperienza illuminante. Magari, dopo qualche chilometro, il suo concetto di “città vivibile” potrebbe assumere contorni leggermente diversi.
Ma ciò che più sconcerta, in questa surreale rappresentazione della Firenze quotidiana, è l’idea che sembra emergere dei cittadini. Davvero pensa che i fiorentini siano disposti a credere ancora a qualsiasi trovata venga confezionata e presentata come la soluzione dei problemi della città?
Immaginiamo allora una normale serata fiorentina secondo il nuovo modello di mobilità: prendi l’autobus, ammesso che passi, fino alle due di notte; a quell’ora il servizio finisce, scendi, paghi per una bicicletta e cominci a pedalare come un forsennato, perché il tempo a disposizione è contingentato. Il tutto con l’obiettivo di tornare a casa senza sciogliersi nell’afa, evitando contemporaneamente di infrangere qualche nuova regola, di parcheggiare nel posto sbagliato o di incorrere nella reprimenda digitale del grande fratello ciclistico.
E questa dovrebbe essere la città più vivibile?
Caro assessore, mio padre mi ripeteva spesso che nostro Signore ci ha dato trentadue denti per parlare e una bocca per tenerla chiusa. Una massima semplice, forse persino antica, ma che conserva una sorprendente attualità.
Il problema è che il Paladino Orlando, a quanto pare, non l’ha mai incontrata lungo la sua pedalata.



