«La più amata d’Italia»? Cosa misura, e cosa no, il sondaggio che incorona Funaro

GERMOGLI PH: 16 LUGLIO 2024 FIRENZE PRESSO IL SALONE DEI DUECENTO SI E' TENUTO IL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE PRESIEDUTO DALLA NUOVA GIUNTA COMUNALE NELLA FOTO IL GIURAMENTO DELLA NEO SINDACA DI FIRENZE SARA FUNARO

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Il Governance Poll 2026 mette Sara Funaro in cima alla classifica nazionale dei sindaci. Ma l’aggettivo finito nei titoli — «la più amata» — il sondaggio non l’ha mai misurato

 

Oggi, lunedì 6 luglio, Sara Funaro si è svegliata «sindaca più amata d’Italia»: 66% di gradimento nel Governance Poll 2026 che Noto Sondaggi realizza per Il Sole 24 Ore, undici punti in più rispetto al 2025, prima donna a salire sul gradino più alto della graduatoria (La Nazione, Il Sole 24 Ore, 6 luglio 2026). Un balzo notevole. Su cui, prima di appenderlo in bacheca, conviene fare due conti.

I numeri, anche se trionfali, vanno letti in maniera ampia. Il Governance Poll è basato su interviste a 600 elettori per Comune. A Firenze, con una popolazione di 363.359 residenti, questo campione rappresenta circa lo 0,165% della popolazione totale. Inoltre, non è un sondaggio elettorale: non mette in competizione candidati, non chiede per chi si voterebbe. Chiede una cosa sola, e stretta: se si votasse oggi, riconfermerebbe il sindaco in carica? L’appartenenza politica non viene nemmeno menzionata nell’intervista (Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, Today, 2025). La scheda 2026: 600 elettori intervistati per Comune capoluogo e 1.000 per Regione, rilevazioni dal 2 aprile al 26 giugno con tecnica mista telefonica e online, campione distribuito per quote di genere, età e area, margine d’errore dichiarato del 3,7% (CalabriaInforma, Umbria Journal, 6 luglio 2026). Il dato che spiega quasi tutto: 74 sindaci su 92 superano il 50% (Imgpress, 6 luglio 2026). Otto su dieci «vincerebbero oggi». Quando uno strumento produce vincitori a quasi tutti quelli che testa, la domanda giusta non è chi ha vinto: è come è stata strutturata la domanda.

Il dato fiorentino è in linea con i risultati usciti dalle urne, dove Funaro con il 66% di gradimento ottiene un risultato non dissimile dal 60,56% ottenuto al ballottaggio di giugno 2024 nelle urne, benché con un’affluenza del solo 47,98%. Analogamente, l’eterno Eugenio Giani brilla con la sua settima posizione, ma è amato dal 56.5% dei toscani: un dato che ricalca più o meno quello delle urne, dato che Giani a ottobre 2025 ottenne la conferma a governatore con il 54% dei voti dei toscani a fronte di un’affluenza anche qui assestata al 47,7% degli aventi diritto.

Ma la classifica ha una precisione che il dato non possiede. Con un margine del 3,7%, ogni distanza sotto i sette punti è rumore. Lo dimostra la graduatoria stessa: Sala a Milano è al 59,5% al 10° posto, Voce a Crotone al 59,5% al 12° (Imgpress, Il Sole 24 Ore). Stesso identico punteggio, posizioni diverse. E Funaro (66%) precede Manfredi (64%, terzo) di due punti (Nuove Cronache): dentro il margine d’errore. Primo, secondo e terzo posto fra i sindaci sono un pareggio statistico a cui la grafica ha messo dei numeri d’ordine. Il +11, per correttezza, va letto al contrario di come si crederebbe: undici punti sono più del doppio del margine, quindi il movimento è reale — ma è un movimento dentro una domanda che gonfia chi è già in carica. Misura che la freddezza del 2025 è passata. Non misura amore.

Ed è qui la distorsione, tutta nella traduzione. Il sondaggio registra una disponibilità a riconfermare — tiepida o convinta non lo distingue — e per giunta senza mai offrire all’intervistato un’alternativa concreta con cui fare il confronto: il quesito più favorevole all’uscente che si possa immaginare. Da lì a «la più amata d’Italia» (La Nazione) c’è lo stesso salto che passa fra «non ho motivi per cambiarlo» e «lo adoro». Il sondaggio dice la prima cosa; il titolo scrive la seconda.

Quello che il 66% non misura è come Firenze sia governata — e nel merito il mandato è tutt’altro che pacificato:

  • Casa: centinaia di alloggi ERP sfitti a fronte di oltre 3.200 domande in lista d’attesa; piano di recupero contestato per opacità da Sinistra Progetto Comune e perUnaltracittà (Comune di Firenze; SPC e perUnaltracittà, dicembre 2025);
  • Tramvia 3.2.1: circa 448 milioni e mesi di disagio sui viali, il nuovo ponte di Bellariva (intitolato alle Nencioni) aperto a maggio ma con polemiche su pendenza e parapetti, e soprattutto l’incognita del Ponte da Verrazzano da consolidare;
  • Sicurezza: Firenze sul podio nazionale come seconda provincia d’Italia per reati denunciati dopo Milano;
  • Affitti brevi: la stretta di giugno passa 20 a 8 in una seduta apertamente conflittuale, con centinaia di host in piazza a Palazzo Vecchio;

Il quadro esteso è nel nostro bilancio dei primi due anni, a cui rimandiamo per il merito: La «Firenze Plurale»? Carissima, sporca, violenta e sempre più dissestata.

In una città a solida maggioranza di centrosinistra, con una destra frammentata che il PD continua a battere alle urne, un «la rivoterei» maggioritario è del tutto plausibile — e alcune delle sue battaglie più visibili, dallo stop agli affitti brevi al fronte comune contro le «passeggiate» di Vannacci, in questa Firenze potrebbero averle fatto guadagnare consenso, non perdere. Il punto non è il numero: è l’aggettivo. Il Governance Poll misura una cosa stretta e la misura, probabilmente, bene; sono i titoli a trasformarla in un plebiscito d’affetto, cancellando tutto ciò che a Firenze — sulla casa, sulla mobilità, sul turismo, sul decoro — è ancora semplicemente in discussione. Quando 74 sindaci su 92 «vincerebbero oggi», la vera notizia non è il primato di Funaro: è la domanda che è stata posta.

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