Il 24 giugno 2024 Sara Funaro vinceva le elezioni comunali. Il 26 saliva le scale di Palazzo Vecchio come prima donna sindaca di Firenze, erede designata di Dario Nardella e di mezzo secolo di governo monocolore della città.[1] In campagna aveva promesso: «non i NO, ma i SÌ; non gli slogan, ma i progetti».[2] Ma due anni sono un tempo sufficiente perché una promessa smetta di essere un’intenzione e diventi un consuntivo. È quel consuntivo che proviamo a stilare qui: l’inventario — il più documentato possibile — di ciò che, in ventiquattro mesi, ha logorato la città ed esasperato i fiorentini
Crimine, multe, affitti, vivibilità climatica: una collezione di primati, ma tutti in negativo
Ci sono classifiche che una città esibisce con orgoglio, e altre che preferirebbe non scalare mai. Firenze, in questi due anni, ha collezionato soprattutto le seconde. È la prima fra le grandi città italiane per multe pro capite; duecentodue euro a testa nel 2025, più di Milano e di Siena, con incassi in crescita del diciannove per cento, unica fra le metropoli a salire ancora.[3] È la seconda città più cara d’Italia per gli affitti e, a leggere la CNA, guida con Milano la corsa dei rincari: più quarantanove per cento dal 2019, contro stipendi cresciuti di un settimo o poco più, al punto che oggi una coppia può permettersi meno di un alloggio su cinque.[4] Siede ormai stabilmente sul podio nazionale della criminalità, seconda dietro alla sola Milano nell’ultima rilevazione del Sole 24 Ore, e si fregia di un primato nazionale: oltre undicimila furti con destrezza in un anno, quasi la metà in più del precedente.[5] E quando il termometro sale, Firenze è penultima fra 108 capoluoghi nell’indice di vivibilità climatica e prima per giorni di caldo estremo — un girone dantesco che la città affronta ogni estate, mentre si continuano ad abbattere migliaia di alberi.[6] Quattro record che, da soli, raccontano una città più cara, più insicura, più rovente e più tartassata. Vale la pena ricostruire come ci si sia arrivati.
La non-sicurezza, ovvero l’arte di guardare altrove
Cominciamo dal nervo più scoperto. I numeri non lasciano più spazio a illazioni: la criminalità non fa che crescere da anni, e la provincia di Firenze siede ormai al secondo posto nazionale;[7] eppure per anni la stessa parte politica che oggi governa aveva archiviato quegli allarmi come «percezioni». L’ammissione, quando è arrivata, è sempre stata filtrata dal refrain “è colpa del governo nazionale”.[8] Ma per i comitati che da anni ormai riempiono le piazze e i quartieri di Firenze, da San Jacopino a Piazza Puccini, da Santa Maria Novella a Piazza della Signoria, la distinzione è niente più che un sofisma: «ha chiesto i voti, prende uno stipendio per risolvere i problemi», dicono gli attivisti, «se pensa che non sia competenza sua, faccia un passo indietro».[9]
Strade, rifiuti, verde: la non-cura del quotidiano
Sul terreno più ordinario, quello che i cittadini calpestano ogni mattina, il bilancio è impietoso. Le strade sono un mosaico di buche e rattoppi, eppure l’appalto per la loro manutenzione — il Global Service — è stato confermato proprio ad AVR: la società che nel 2020 fu posta in amministrazione giudiziaria, nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, per i suoi presunti legami con la ‘ndrangheta, senza che scattasse alcuna interdittiva e senza che il contratto fiorentino venisse mai revocato.[10]
Riaffidare le strade di Firenze a un’azienda con simili trascorsi giudiziari, mentre i cittadini ne contano le voragini, è, per usare l’unica parola terra terra, un’ennesima vergogna. Intorno, una città d’arte sempre più sporca; e un verde governato con una contraddizione che l’opposizione ha condensato in due mosse: si abbattono alberi per i cantieri della tramvia, e «in nome del verde» si comprime la mobilità.[11] Una disinvoltura che pesa il doppio in una città già tartassata dal caldo estremo, mentre le Cascine restano un parco ferito e Le Mulina una promessa mai mantenuta.
Mobilità: l’automobilista-bancomat, l’assessore commissariato e il super-consulente fantasma
Dalle strade dissestate al modo in cui le si percorre, il passo è breve. E qui i 202 euro pro capite di multe non sono un caso, ma un metodo: Scudo Verde, ZCS, Guardium (ex Cerbero), gli autovelox: una mobilità che pare concepita per fare cassa più che per far muovere le persone, con i «cittadini trattati da bancomat», come ripetono i comitati.[3]
Il regista di tutto questo è l’assessore Andrea Giorgio, il fedelissimo con cui la sindaca fa coppia fissa, e sul quale si concentra un florilegio di deleghe: Mobilità e Viabilità, Tramvia, Transizione ecologica e perfino Sicurezza urbana e Polizia Municipale.[12] Quasi ogni capitolo di questo bilancio, insomma, porta la sua firma — il che la dice lunga su quanto sia ristretta la stanza dei bottoni. Eppure, quando il traffico è degenerato in un labirinto di cantieri e i tempi di percorrenza si sono dilatati, la giunta ha sentito il bisogno di chiamare un consulente esterno: l’ingegner Stefano Ciurnelli, tramite la società TPS Pro, per un anno, con un compenso che le opposizioni quantificano in 139.000 euro annuali.[13] La sindaca l’ha presentata come una «promessa di campagna mantenuta»; l’opposizione, all’opposto, come l’ammissione nemmeno troppo implicita di un ennesimo fallimento e un «commissariamento di fatto» dell’assessore, per giunta con i tecnici comunali già a libro paga. Quale che sia la lettura, mesi dopo, sulle strade, del famoso “Piano Ciurnelli” non si scorge ancora l’ombra.
Le Cascine, il degrado e la fondazione promessa che non c’è
Pochi luoghi, a Firenze, misurano la distanza fra l’annuncio e la realtà come il grande parco delle Cascine. Il suo rilancio è una promessa che passa di sindaco (PD) in sindaco (PD). C’era il Masterplan dei trentacinque progetti da circa venticinque milioni, il «Central Park fiorentino», porte telematiche, recinzioni, immobili da recuperare, varato dalla giunta Renzi nell’agosto del 2012 e rimasto sulla carta; sono seguiti i dieci anni di Nardella, senza che il nodo si sciogliesse. In questo due anni è stata la tornata di Funaro, che in campagna ha rilanciato la «Fondazione Cascine Bene Comune», l’ente di partecipazione che dovrebbe finalmente gestire e valorizzare il parco. Lo statuto era atteso in Consiglio entro il giugno del 2025: siamo al giugno 2026 e a quella scadenza non è arrivato niente, e la giunta ha approvato soltanto una delibera di indirizzo: una «ricognizione» delle attività esistenti, il consueto «primo atto». Mentre la Fondazione non risulta ancora essersi materializzata.[14] Un’altra promessa che, per adesso, vive ormai solo nei comunicati. E intanto l’ex ippodromo Le Mulina resta in stato d’abbandono da quindici anni, e il parco una ferita aperta.
Il Frankenstein, un mostro da centinaia di milioni
Si sale di scala, e si arriva alle grandi opere: nessuna pesa, sui conti, come lo stadio. Il restyling dell’Artemio Franchi sta diventando una voragine, letterale e contabile, da circa duecentosessantacinque milioni di euro, con una sessantina ancora da trovare e fondi pubblici che ne coprono sì e no la metà.[15] I cronoprogrammi si sono succeduti smentendosi a vicenda, la curva Fiesole ha rinviato la riapertura, e la promessa di restituire ai tifosi uno stadio finito è scivolata, di slittamento in slittamento, fino al 2029. Sopra ogni cosa aleggia la scommessa di Euro 2032, con le sue scadenze perentorie, e una concessione lunga decenni che l’opposizione bolla come «misura della cecità». Il vizio d’origine, però, è politico prima che economico: una grande opera avviata senza coperture certe e mai discussa fino in fondo in aula, tanto che oggi si invoca una commissione d’indagine solo per ricostruirne il percorso.[15]
Il Cubo Nero, lo scempio finito in Procura
Nessun episodio riassume questi due anni come il «cubo nero»: il volume di lusso sorto al posto dell’ex Teatro Comunale, in piena area UNESCO, destinato a residenze e soggiorni turistici da mille euro a notte e ribattezzato dai cittadini, senza troppi complimenti, un «ecomostro».[16] Qui la questione ha smesso presto di essere estetica. La Procura ha aperto un’inchiesta e, a febbraio 2026, contava già una decina di indagati per abuso edilizio, falso e violazione delle norme sul paesaggio; c’è perfino chi, come l’ex direttore degli Uffizi Eike Schmidt, ha evocato lo spettro di un esposto all’UNESCO, ricordando Dresda e Liverpool, città che la loro corona di patrimonio mondiale l’hanno perduta.[16] La replica del Comune, il trincerarsi dietro i «pareri tecnici favorevoli», è la stessa che accompagna strutture come l’ex Convitto della Calza, finito sotto ultimatum come «albergo abusivo».[17] Se la vendita di quell’edificio risale a oltre un decennio fa, è sotto questa amministrazione che lo scempio ha preso forma, ed è oggi che se ne occupano i magistrati.
Casa: la guerra ai piccoli proprietri e gli 800 alloggi popolari nel limbo
Sul fronte della casa, l’amministrazione rivendica un primato dal suono nobile: essere stata la prima in Italia a stringere le regole sugli affitti brevi nel centro storico. Peccato che, come già successo a Barcellona, la stretta con tutta probabilità finirà per gravare sui piccoli proprietari più che sui veri motori dello svuotamento, ovvero gli student hotel e i grandi operatori, al punto che il 4 giugno 2025 Piazza della Signoria si è riempita per la «Rivolta degli Host», e la stessa maggioranza si è spaccata sulla tassa.[18] La sproporzione che la sindaca ama citare — tredicimila affitti brevi contro ottomila case popolari — fotografa un problema reale; ma la cura ha mancato il bersaglio, e nel frattempo i canoni sono saliti del quarantanove per cento in sei anni. Restare a vivere a Firenze, oggi, è diventato un lusso per chiunque.[4]
E c’è un paradosso che, sullo sfondo della guerra agli host, dice molto: mentre si insegue chi affitta per due notti, centinaia di alloggi pubblici restano vuoti in attesa di ristrutturazione. Le case popolari non disponibili a Firenze si aggirano stabilmente sulle 800 — erano 794 nell’ottobre 2024, circa 600 a fine 2025, di cui 578 ancora da ristrutturare, e il serbatoio si ricostituisce da sé, perché ogni anno ne rientrano fra le due e le quattrocento, da rimettere a norma (venti-trentamila euro l’una) prima di riassegnarle.[19] Funaro ha messo a programma venti milioni per il recupero, ma le opposizioni di sinistra denunciano l’opacità del piano (non più, come un tempo, un elenco pubblico di indirizzi e cronoprogrammi), e avvertono che, anche a spenderli tutti, molti alloggi resteranno sfitti. Sull’altro fronte, quello di chi aspetta, l’ultimo bando concluso aveva raccolto oltre 3200 domande nelle liste d’attesa:[19] il divario fra le famiglie in lista e gli alloggi assegnabili resta la misura più cruda dell’emergenza abitativa fiorentina.
La tramvia, i suoi cantieri, ponti che vengono e che vanno
Se c’è un’opera che in questi due anni ha messo alla prova la pazienza dei fiorentini, è la nuova linea della tramvia, la 3.2.1 da piazza della Libertà a Bagno a Ripoli: un investimento da quasi mezzo milardo (448 milioni), in larga parte legato ai fondi del PNRR e dunque a una scadenza perentoria, la fine del 2026, che detta tempi e fretta. Il risultato è un cantiere pressoché continuo tra piazza della Libertà e il Viola Park, con rallentamenti ormai strutturali sui viali. E con sorprese che sorprese non sono: scavando in piazza Beccaria sono riemerse le mura arnolfiane di fine Duecento, presso l’antica Porta alla Croce. La Soprintendenza e il Comune hanno preferito tirare dritto con il tracciato dei sottoservizi, ottenendo il via libera alla rimozione parziale dell’arco medievale, mentre l’opposizione rimproverava l’assenza di un’indagine preventiva (un georadar) sacrificata alla tabella di marcia.[20]
Ma è sull’Arno che si gioca la partita più rischiosa. La linea deve attraversare il fiume sul Ponte da Verrazzano, costruito nel 1970, la cui tenuta al passaggio dei binari è tutt’altro che scontata: nei documenti tecnici ufficiali del Comune è comparsa «nero su bianco» perfino l’ipotesi di una demolizione, totale o parziale, mentre l’assessore Giorgio assicura che «la demolizione non esiste come ipotesi» e rinvia tutto alla super-perizia attesa questo giugno.[21] Nel frattempo, per dirottare il traffico, è stato costruito un nuovo ponte, intitolato alle sorelline Nencioni, vittime della strage dei Georgofili: aperto in fretta a fine maggio 2026 ma ancora incompiuto — le finiture slittano a ottobre — è già finito nella polemica, per una pendenza giudicata troppo accentuata per anziani, disabili e ciclisti (effetto delle prescrizioni anti-piena) e per i parapetti provvisori, omologati per il cantiere e non per l’esercizio, in un punto persino fissati con vistose fascette di plastica.[22] Due ponti, due incognite: il vecchio che forse non regge, il nuovo aperto prima di essere finito.
Rifiuti ovunque: il ciclo che non si chiude
Sul fronte dei rifiuti, i due anni si misurano prima di tutto sui marciapiedi. Il progetto «Firenze città circolare» ha sostituito i vecchi cassonetti con contenitori «intelligenti», apribili solo con la chiavetta o con un’app per i residenti, e una per turisti valida sette giorni. Sulla carta, tracciabilità e tariffa puntuale; nella pratica, da Campo di Marte all’Isolotto, cumuli di sacchetti abbandonati e suppellettili di ogni tipo accanto a cassonetti chiusi, quando non direttamente frigoriferi o reti da materasso. I comitati lo imputano allo scarto fra le utenze TARI e i residenti reali (affitti in nero, residenti illegali, B&B, il viavai di turisti e di chi la chiavetta non ce l’ha) mentre Alia rivendica la control room e i ritiri «in tre ore»; il risultato, sotto gli occhi di tutti, è una città sporca a livelli mai visti.[23]
Dietro la raccolta poi c’è un problema di sistema, ed è toscano, ma sempre a targa PD, prima che fiorentino: il ciclo dei rifiuti non si chiude. Il termovalorizzatore di Case Passerini, discusso per vent’anni e annullato dal Consiglio di Stato nel 2018, è stato abbandonato senza un impianto che lo sostituisse, e così buona parte della spazzatura finisce in discarica o fuori regione, con costi altissimi per i contribuenti toscani.[24] E’ proprio per «chiudere il ciclo» che è nata la multiutility Plures, che accorpa rifiuti, acqua ed energia di decine di Comuni, di cui Firenze è il primo socio, attorno al trentasette per cento. Nata sotto Nardella per quotare in Borsa il quarantanove per cento (ipotesi contestata da opposizioni, comitati e da un fronte referendario, e accantonata dalla fine del 2024), conserva nello statuto la clausola mai cancellata e la logica della finanziarizzazione dei beni comuni: un colosso che, per ora, non è ancora riuscito a chiudere il ciclo che dovrebbe giustificarlo.[25]
Il metodo: decidere altrove, non ascoltare mai
Sotto i singoli dossier corre un unico metodo, ed è forse ciò che più sta esasperando i fiorentini: una giunta che non ascolta. Non per distrazione, ma per scelta. I cittadini chiedono da anni le stesse cose — sicurezza, strade percorribili, una città pulita, una casa che non costi un patrimonio — e da anni ricevono la stessa risposta: che la città, in fondo, funziona; che il problema è altrove; che certe materie non sono di competenza del Comune. È un gaslighting continuo applicato all’amministrazione: il disagio non si nega più, ma si sposta, sul governo nazionale, sul fascismo in assenza di fascismo, sull’inciviltà dei singoli, finché a chi protesta non resta che il dubbio di avere torto.
Le decisioni che contano, intanto, maturano lontano dai fiorentini. Le priorità scendono dall’alto delle segreterie di partito, più che salire dai quartieri, e si tira dritto su scelte che in città nessuno ricorda di aver chiesto. Le opere vere, il Franchi, il cubo nero, la tramvia, vengono confezionate altrove e portate davanti al Consiglio comunale a cose fatte, quando non gli vengono sottratte del tutto. Tutto il resto è comunicazione: annunci continui di opere che non vengono realizzate, inaugurazioni di cantieri ancora aperti, «rilanci» di luoghi che nel frattempo si sgretolano. Era arrivata promettendo «non gli slogan, ma i progetti»; il lascito più riconoscibile di questi due anni resta uno slogan, per di più indigesto a molti: «Firenze al plurale».[2]
Non un destino, ma una scelta
Niente di tutto questo nasce dal nulla: quasi ogni capitolo affonda in mezzo secolo di potere senza alternanza, in un’abitudine a comandare che ha smesso da tempo di sentirsi in dovere di convincere. Ma due anni pieni cancellano gli alibi — chi sale a Palazzo Vecchio non eredita soltanto cantieri e contratti, eredita il potere di cambiarli. Quella rotta Sara Funaro non l’ha corretta: l’ha confermata, e a tratti rivendicata.
Messi in fila, questi dossier non raccontano una sequenza di episodi sfortunati, ma un modo di governare. Sotto ognuno c’è la stessa logica, e non è quella dei fiorentini: la città è trattata come una fonte di reddito e come una vetrina, mai come una comunità. Al cittadino si chiede di pagare, ma non gli si chiede mai un parere. Eppure la ricchezza che produce non gli torna indietro in servizi: le strade restano disastrate, i rifiuti per terra, le case popolari vuote, i parchi malridotti, lo stadio un cantiere infinito. E le decisioni che contano non nascono nei quartieri: scendono dalle segreterie di partito e dalle parole d’ordine nazionali, calate su una città chiamata solo a ratificarle.
E la tensione sale. Lo testimoniano le tante pagine social che ogni giorno fotografano il degrado strada per strada, le manifestazioni dei comitati che si ripetono di quartiere in quartiere, e quei primati impietosi, quelli da cui siamo partiti, che nessuno slogan riesce più a nascondere sotto il tappeto. Si può fingere quanto si vuole, rispondere con il gaslighting e con le formule alla moda: ma a Firenze troppi ormai non ne possono più.
A noi, che un giornale lo facciamo senza poltrone da difendere, non tocca governare né promettere: tocca tenere il conto. Annotare, una per una, le distanze fra le parole e i fatti, e non lasciarle sbiadire da qui al 2029. Mezzo secolo di potere monoocolore ha insegnato a questa classe dirigente un’unica certezza: che tanto, alla fine, il sistema di potere regge. Questo bilancio serve invece a ricordare che questa non è una legge di natura. Una città che ha ricominciato a farsi domande e a chiedere conto al potere, non si governa più a colpi di slogan: e il 2029, per chi avesse fretta di archiviare la pratica, è molto più vicino di quanto sembri.
Note e fonti
- Insediamento il 26 giugno 2024, prima donna sindaca di Firenze: Comune di Firenze, scheda istituzionale; Mayor of Florence, Wikipedia.
- Slogan e programma elettorale («Non i NO, ma i SÌ. Non gli slogan, ma i progetti»; «Firenze al plurale»): sito ufficiale Lista Sara Funaro Sindaca (listasarafunarosindaca.it).
- Multe stradali 2025, elaborazione Facile.it su dati Siope: Firenze prima fra le grandi città per sanzioni pro capite (202 €/abitante), +19% di incassi: Newsroom24 e FirenzeToday, aprile 2026.
- Rincari delle locazioni 2019-2025 (Milano e Firenze +49%; stipendi +7-15%; Firenze «più proibitiva»): elaborazione CNA su dati OMI-Agenzia delle Entrate, Quotidiano Nazionale, 6 giugno 2026; dati idealista e Immobiliare.it Insights, 2024-2025.
- Indice della Criminalità del Sole 24 Ore (denunce 2024): provincia di Firenze seconda in Italia; record di 11.051 furti con destrezza (+48%): lab24.ilsole24ore.com; MilanoToday, 3 novembre 2025.
- Indice di Vivibilità Climatica (Corriere della Sera/iLMeteo, edizione su dati 2023): Firenze penultima su 108 capoluoghi e prima per caldo estremo (La Nazione, giugno 2024). L’Indice del Clima del Sole 24 Ore (ed. 2026) la colloca 78ª: le due graduatorie adottano parametri diversi.
- Andamento dei reati: denunce in aumento secondo l’Indice della Criminalità del Sole 24 Ore (dati 2024), con la provincia di Firenze al secondo posto nazionale (cfr. nota 5).
- Dichiarazioni televisive (La7) in cui la sindaca ha ricondotto il tema della sicurezza alle competenze del governo nazionale; la formula «non è competenza del sindaco» è la sintesi datane da comitati e critici: adhocnews; La Firenze che Vorrei.
- Manifestazioni dei comitati (San Jacopino, Piazza Puccini, Piazza della Signoria, Santa Maria Novella): La Nazione, FirenzeToday, firenzedintorni, La Firenze che Vorrei, 2025-2026.
- AVR, affidataria del Global Service per la manutenzione stradale di Firenze (gara da circa 30 mln, servizio dal 2018), fu posta nel 2020 in amministrazione giudiziaria nell’inchiesta «Helios» della DDA di Reggio Calabria per i presunti legami con la ‘ndrangheta; non fu adottata alcuna interdittiva antimafia, l’azienda proseguì l’attività e il Comune dichiarò che il procedimento «non si configura quale causa di risoluzione del contratto»: comunicati del Comune di Firenze, FirenzeToday e Controradio, giugno-luglio 2020. Sul mantenimento dell’affidamento negli anni successivi: La Firenze che Vorrei, 2025.
- «Mattanza del verde pubblico» (alberi abbattuti per i cantieri): dichiarazioni di E. Schmidt, P. Bambagioni e A. Sabatini, 055firenze, maggio 2025.
- Deleghe dell’assessore Andrea Giorgio (Mobilità e Viabilità, Tramvia, Transizione ecologica, Sicurezza urbana e Polizia Municipale): Comune di Firenze, Amministrazione trasparente.
- Incarico per il Piano Generale del Traffico Urbano all’ing. Stefano Ciurnelli (società TPS Pro), durata un anno, in servizio dal 17 settembre 2025: Comune di Firenze, Il Tirreno, 055firenze. Il compenso di 139.000 euro è indicato dalle opposizioni (Forza Italia): Firenze Post, 16-17 settembre 2025 — da riscontrare sulla determina dirigenziale. La sindaca ha presentato l’incarico come attuazione di una promessa elettorale.
- «Fondazione Cascine Bene Comune»: progetto lanciato in campagna elettorale; statuto atteso in Consiglio entro giugno 2025, non arrivato a quella scadenza; in agosto 2025 la giunta ha approvato una delibera di indirizzo (ricognizione delle attività e linee guida), e a inizio 2026 la Fondazione risultava ancora in fase di costituzione: comunicati del Comune di Firenze (agosto 2025), Controradio (marzo 2025), firenzedintorni (febbraio 2026). Il Masterplan delle Cascine — 35 progetti, circa 25 milioni, con «Central Park fiorentino», porte telematiche e recinzioni — fu approvato dalla giunta Renzi l’11 agosto 2012 e restò in gran parte inattuato: Nove da Firenze e FirenzeToday (2011-2012), Forza Italia (2018-2024). Su Le Mulina in stato di abbandono: Controradio (2025), gonews (2018).
- Stadio Franchi (≈265 mln, ~60 mln mancanti, fruibilità 2029/2030, ritardi della curva Fiesole, candidatura Euro 2032, concessione, richiesta di Commissione d’Indagine): La Nazione e Calcio e Finanza, 9 dicembre 2025; Nove da Firenze, 2026.
- «Cubo nero» dell’ex Teatro Comunale (area UNESCO, residenze di lusso e affitti brevi fino a 1.000 €/notte); inchiesta della Procura di Firenze e circa dieci indagati (febbraio 2026) per abuso edilizio, falso e violazione delle norme sul paesaggio; ipotesi di esposto UNESCO (E. Schmidt): La Nazione, Il Sole 24 Ore, idealista, 2025-2026.
- Ex Convitto della Calza (ultimatum del Comune come «albergo abusivo») e Student Hotel di viale Belfiore: La Nazione, Il Sole 24 Ore.
- Regolamento sulle locazioni turistiche e «Rivolta degli Host» del 4 giugno 2025; 13.000 affitti brevi contro 8.000 case popolari; spaccatura della maggioranza sulla tassa: intervista a S. Funaro, Radio Radicale, 23 ottobre 2025; La Firenze che Vorrei; La Nazione.
- Edilizia residenziale pubblica a Firenze: gli alloggi sfitti «di risulta» erano 794 nell’ottobre 2024 e circa 600 a fine novembre 2025 (di cui 578 da ristrutturare); ogni anno ne rientrano 200-400, da ristrutturare prima della riassegnazione (circa 25-30 mila euro l’uno), e un’altra novantina è giudicata difficilmente recuperabile (Casa Spa, dichiarazioni del presidente Luca Talluri; La Nazione, ottobre 2024; Nove da Firenze, dicembre 2025). Il programma di mandato di Funaro prevede 20 milioni per il recupero, in più tranche (fra cui 7 mln nel 2026 e 7 mln nel 2027), a fronte dell’azzeramento dei fondi statali: FirenzeToday (marzo 2025), Comune di Firenze. Critiche sull’opacità del piano di recupero: Sinistra Progetto Comune e perUnaltracittà (dicembre 2025). Sull’ultimo bando ERP concluso, oltre 3.200 domande presentate (3.238 istanze): Comune di Firenze, dichiarazioni dell’assessorato alla Casa.
- Linea tranviaria 3.2.1 (piazza della Libertà–Bagno a Ripoli), investimento di circa 448 milioni, in parte da fondi PNRR con scadenza fine 2026; cantiere continuo tra piazza della Libertà e il Viola Park, con forti rallentamenti sui viali. In piazza Beccaria gli scavi per i sottoservizi hanno riportato alla luce porzioni delle mura arnolfiane (fine Duecento) presso Porta alla Croce: la Soprintendenza ha autorizzato la rimozione parziale dell’arco (documentandolo), mentre l’opposizione ha lamentato l’assenza di indagini preventive con georadar: La Nazione, Controradio, Nove da Firenze, FirenzeToday (dicembre 2025–febbraio 2026); comunicati del Comune di Firenze.
- Ponte da Verrazzano (1970): deve sostenere la nuova sede tranviaria; nei documenti tecnici comunali è comparsa l’ipotesi di demolizione totale o parziale (denuncia del capogruppo M5S Lorenzo Masi), mentre l’assessore Andrea Giorgio l’ha esclusa («a oggi la demolizione non esiste come ipotesi»), rinviando alla perizia di affidabilità attesa per giugno 2026: Nove da Firenze, La Nazione, firenzedintorni, La Firenze che Vorrei (marzo–maggio 2026).
- Nuovo ponte sull’Arno intitolato alle sorelle Caterina e Nadia Nencioni (vittime della strage dei Georgofili del 1993), aperto al traffico il 30 maggio 2026 in configurazione parziale, completamento previsto a ottobre 2026. Polemiche sulla pendenza, giudicata accentuata (effetto delle prescrizioni idrauliche anti-piena), e sui parapetti provvisori, conformi alla norma EN 13374 classe A (omologati per cantiere) e contestati dall’opposizione per l’uso in esercizio, in un caso fissati con fascette di plastica: La Nazione, FirenzeToday, Nove da Firenze, firenzedintorni, Ansa (maggio–giugno 2026).
- «Firenze città circolare»: sostituzione dei cassonetti stradali con contenitori digitali apribili solo con chiavetta A-pass o con l’app Aliapp (profilo residenti e profilo turista, valido fino a 7 giorni); diffusi abbandoni di rifiuti accanto ai contenitori, segnalati da cittadini e comitati e attribuiti anche a non residenti e turisti privi di chiavetta; Alia rivendica il servizio di rimozione rapida tramite control room (ritiri in 3-6 ore): Il Reporter e FirenzeToday (2024), Libero (ottobre 2024), Maremma News (2026), comunicati Alia.
- Deficit impiantistico toscano: il termovalorizzatore di Case Passerini (Piana fiorentina), previsto per circa 200.000 t/anno, fu autorizzato e poi annullato dal Consiglio di Stato nel 2018, quindi abbandonato dalla Regione senza un impianto sostitutivo; una quota rilevante dei rifiuti finisce in discarica o viene esportata fuori regione. La pianificazione degli impianti e il piano regionale dei rifiuti sono competenza della Regione e dell’ATO Toscana Centro: Il Tirreno (luglio 2024), Greenreport (2020), gonews (2018), Regione Toscana (Piano regionale rifiuti).
- Multiutility toscana Alia → Plures: società partecipata dai Comuni (66 soci nelle province di Firenze, Prato e Pistoia), Firenze primo socio (~37%); progetto promosso dai sindaci di Firenze (Nardella), Prato ed Empoli, con l’obiettivo di quotare in Borsa il 49%; le decisioni competono ai Consigli comunali e all’assemblea dei soci, non alla Regione. L’ipotesi della quotazione, osteggiata da M5S, Sinistra Italiana, comitati e da un fronte referendario, è stata accantonata a partire dalla fine del 2024: Il Sole 24 Ore (2022), T24 e gonews (ottobre-novembre 2024), Editoriale Domani (2023).
