Giovanni Gandolfo chiedeva di dotare gli agenti di strumenti per verificare le caratteristiche tecniche dei mezzi. La maggioranza considera superflua la mozione, nonostante le valutazioni già avviate dal Comando
Bici elettriche modificate per superare i limiti di velocità, monopattini irregolari e rischi per pedoni e automobilisti. Un problema tutt’altro che marginale per la sicurezza delle strade fiorentine, sul quale la maggioranza di Palazzo Vecchio ha scelto di non assumere un nuovo impegno. La mozione presentata da Giovanni Gandolfo, consigliere di Fratelli d’Italia, per avviare una sperimentazione di banchi prova a rulli o strumenti analoghi in dotazione alla Polizia Municipale è stata infatti bocciata dalla Commissione 8.
L’obiettivo dell’atto era verificare in modo più efficace le caratteristiche tecniche di biciclette elettriche e monopattini, individuando eventuali modifiche che consentano ai mezzi di superare i limiti previsti dalla normativa. Per le biciclette a pedalata assistita, la potenza nominale continua del motore non può superare i 250 watt e l’assistenza deve interrompersi al raggiungimento dei 25 chilometri orari o quando si smette di pedalare. Non si tratta quindi di una questione meramente tecnica, ma di strumenti utili a far rispettare regole già esistenti e a tutelare la sicurezza di chi percorre le strade cittadine.
A rendere discutibile la decisione della maggioranza è il contenuto della nota trasmessa alla Commissione dal comandante della Polizia Municipale, Francesco Passaretti. Il documento chiarisce che i controlli sui mezzi sospettati di essere modificati vengono già effettuati dagli agenti, anche attraverso verifiche visive e accertamenti sui dispositivi elettronici. Ma soprattutto riferisce che il Comando ha avviato interlocuzioni con la Motorizzazione Civile per valutare la disponibilità di un banco a rulli e ha già effettuato alcune prove presso un centro revisioni.
La possibilità di utilizzare strumenti specifici, dunque, è concreta ed è già oggetto di valutazione. Eppure la maggioranza ha utilizzato proprio l’attività già avviata per sostenere che la mozione fosse superflua: i controlli vengono effettuati e il Comando sta già esplorando possibili soluzioni.
Una motivazione che lascia una domanda inevitabile: se si sta già lavorando in quella direzione, perché respingere una proposta che chiedeva di sperimentare questi strumenti e verificarne l’efficacia? Gandolfo ha chiarito che l’atto non intendeva mettere in discussione il lavoro della Polizia Municipale, ma rafforzarlo. Si è anche detto disponibile a un ulteriore confronto, proponendo di ascoltare il Comando o i tecnici competenti per approfondire gli aspetti operativi. La richiesta non ha però modificato la posizione della maggioranza, che ha confermato il voto contrario.
Resta così l’impressione di un’occasione persa. La nota del Comando avrebbe potuto rappresentare il punto di partenza per un confronto concreto, invece il fatto che l’amministrazione si stesse già muovendo è diventato l’argomento per non sostenere la proposta dell’opposizione.
Non è la prima volta che a Palazzo Vecchio una mozione viene liquidata come inutile perché l’amministrazione sostiene di occuparsi già della materia. Ma tra dichiarare che un’attività è in corso e assumere un impegno per verificarne i risultati, rafforzarla e renderla più efficace esiste una differenza sostanziale. Soprattutto quando si parla di sicurezza.
Anche la conduzione della seduta non ha contribuito a rendere il confronto particolarmente costruttivo. In alcuni momenti la discussione si è allontanata dal merito della proposta, lasciando spazio a tensioni e polemiche poco opportune in una Commissione chiamata ad affrontare temi delicati per la città.
La sicurezza stradale non dovrebbe avere colore politico. Se un’idea è utile, dovrebbe essere valutata per ciò che propone e non per la parte politica da cui proviene. A Firenze, invece, anche una proposta che trova riscontro nelle valutazioni dello stesso Comando di Polizia Municipale finisce per essere respinta perché considerata non necessaria.
Il problema delle biciclette elettriche e dei monopattini modificati, però, non si risolve bocciando una mozione. E soprattutto non si risolve dimostrando che qualcosa si sta già facendo, se poi si rinuncia a discutere di come farlo meglio.
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