Ciappi: «No ad accordi costruiti da pochi, superare logiche correntizie». Ma non sarebbe il solo commissariamento “parlamentare” a Firenze.
Il deputato fiorentino Federico Gianassi, già presidente del Quartiere 5 – il più popoloso della città -, potrebbe essere il traghettatore del Partito Democratico. Condizionale d’obbligo in quanto le dimissioni del segretario uscente Andrea Ceccarelli non sono ancora ufficializzate e la sola ipotesi-Gianassi, lanciata in anteprima dal quotidiano La Repubblica, ha portato già a una sollevazione dei sindaci. Dieci sindaci, a quanto risulta, sui 41 comuni che compongono la Città Metropolitana di Firenze. Dal Chianti al Mugello. Guida la fronda il sindaco di San Casciano in Val di Pesa, Roberto Ciappi. Con lui i primi cittadini di Barberino Tavarnelle (al centro di vari nostri approfondimenti), Greve, Impruneta, Vicchio, Signa. E non solo. Il motivo? Mancato confronto interno, scelta calata dall’alto. Ma c’è una preoccupazione maggiore: un accordo, tra Fossi e Nardella, per tagliare fuori la componente riformista, quella di Giani.
Una frizione che si innesta nel non semplice rapporto tra comuni metropolitani e Firenze, complici anche scelte indigeste sui servizi pubblici (il caso multiutility) e scudo verde. Complice anche la sempre più evidente incapacità di Sara Funaro di pensare e agire anche da sindaca metropolitana.
Oggi lo stesso Ciappi fa sapere: «Il PD di Firenze e Pd Coordinamento Metropolitano di Firenze hanno bisogno di nuove guide e questo ha reso necessario, da quanto abbiamo appreso dagli stessi giornali, rinviare il congresso da maggio a ottobre. Questo tempo avrebbe dovuto essere utile per costruire un percorso condiviso, capace di coinvolgere le nostre comunità di iscritti».
«Purtroppo, qualcuno – scrive Ciappi, senza fare nomi – preferisce continuare il confronto attraverso i giornali». E su Gianassi: «È un bravo parlamentare e, se verrà scelto da Firenze per guidare questa fase, potrà rappresentare un elemento di garanzia per molti». Ad ogni modo, in Provincia, «non possiamo accettare accordi costruiti da pochi e pensati solo per bilanciare ciò che accade in città, senza tenere conto della volontà dei circoli».
E sul profilo del possibile segretario: «Non riteniamo opportuno avere un sindaco alla guida del PD Metropolitano, ma una figura capace di essere centrale nelle scelte più importanti, dedicata alle questioni del partito, ricucendo le relazioni con i territori e superando le logiche correntizie». «Le correnti – termina la riflessione del primo cittadino di San Casciano – devono servire a portare sensibilità diverse nel dibattito politico e non a determinare scelte calate dall’alto o distanti dal confronto con i territori». Tutt’altro che questioni di poco conto.
Non sarebbe, tuttavia, quello dell’onorevole Gianassi un caso isolato. Sempre a Firenze la Lega è guidata da Tiziana Nisini, onorevole anche lei (eletta ad Arezzo), come commissario. Più complesso il caso di Fratelli d’Italia. Il partito della premier Giorgia Meloni risulta guidato da Michele Barcaiuolo, Senatore di Modena, come commissario dal settembre 2025; alla Provincia provvede l’On. Aldo Mattia, eletto in Basilicata (di recente ha depositato un’interrogazione sull’alluvione a Campi Bisenzio). La scelta del commissariamento fu motivata dalle incombenti elezioni regionali (12 e 13 ottobre 2025), alle quali Fratelli d’Italia ha ottenuto un risultato storico, onde garantire la giusta terzietà e distanza. Le elezioni sono passate. Il primo partito italiano è ancora nel limbo. Almeno a Firenze, perché, a quanto risulta a questo giornale, in altri territori della Toscana è stata ripristinata la gestione normale.
Dunque, non solo un problema del Partito Democratico, una tendenza trasversale. Che sia anche questo un sintomo di una crisi della rappresentanza sempre più pronunciata?
In copertina: copyright Fotocronache Germogli

