Oggi ti porto al cinema a vedere Firenze: monumenti, degrado, questuanti e fiorentini scomparsi

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Il film coreano «Florence, Knocking on You», premiato a Hollywood, racconta una città trasformata in scenografia turistica: tra microcriminalità, marginalità, lusso internazionale e un grande assente, il fiorentino

 

Forse l’amministrazione comunale dovrebbe sedersi e guardare con molta attenzione Florence, Knocking on You, più o meno “Firenze, bussando alla tua porta”, ovvero il viaggio emotivo del protagonista tornato in visita a Firenze. E dovrebbe farlo proprio perché è un film che ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, premiato al Global Stage Hollywood Film Festival 2025 per il film, la regia e la sceneggiatura. Un’opera, quindi, entrata nei circuiti internazionali, vista e giudicata da un pubblico culturalmente qualificato e amante dell’arte rinascimentale, che contribuisce a costruire, fuori dall’Italia, un’immagine di Firenze.

Per questo ciò che mostra dovrebbe preoccupare. Perché i film raccontano anche come una città viene percepita, immaginata e resa credibile agli occhi del mondo. Sia chiaro: non si tratta della mia opinione. Questa è la Firenze che emerge dal film.

Il protagonista, da giovane, arriva a Firenze e, come primo benvenuto, viene derubato. Subisce il furto e si mette a rincorrere il ladro per le strade della città. Questa è la prima immagine di Firenze offerta allo spettatore internazionale. Poi arrivano i mendicanti: quelli con il cane, sdraiati sul cartone per strada, al Canto de’ Nelli. Poi il rom insistente, che non molla la richiesta di denaro e continua ad agitare la tazzina. E ancora il musicista di strada. Insomma, una discreta rappresentanza della marginalità urbana concentrata nel quadrilatero fiorentino. E soprattutto arriva una Firenze vuota, senza vita e senza fiorentini.

A un certo punto una bambina guarda la città e dice: «Pietre e pietre». Credo sia la battuta più lucida di tutto il film. Perché è esattamente questo che anni di amministrazione della città hanno prodotto: un contenitore progressivamente svuotato dei fiorentini.

Ma c’è dell’altro. Nel film compare anche l’altra Firenze, quella patinata dello shopping internazionale: Prada, Miu Miu, il tax refund da non dimenticare di richiedere. Da una parte il Rinascimento trasformato in scenografia. Dall’altra il lusso globale. E nel mezzo? Il degrado, la microcriminalità, la marginalità e soprattutto il grande assente: il fiorentino.

La città funziona benissimo anche senza di lui. Anzi, dal punto di vista del business turistico, funziona persino meglio. Meno residenti, meno problemi. Restano le pietre, i negozi destinati ai turisti e il tax refund.

E qui il film diventa uno specchio politico spietato. È proprio per questo che chi governa Firenze dovrebbe guardarlo e riguardarlo. Non per indignarsi contro il regista, ma per chiedersi come sia possibile che una città che ama definirsi capitale culturale venga raccontata al mondo in questo modo.

Forse perché per troppi anni si è amministrata Firenze provocando l’esodo dei residenti? Domanda retorica. Perché il fatto che i residenti siano progressivamente diminuiti, soprattutto nel centro della città, è un dato numerico, non un’opinione cinematografica.