Mentre i primi caldi fanno già spuntare come funghi le allerte e i bollini (La Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino e Il Tirreno hanno divulgato l’ordinanza già uscita per lo stop a quei lavori all’aperto che configurino un «rischio rilevante» per la salute dei lavoratori esposti al sole), e a Sesto si minacciano scioperi studenteschi per le aule bollenti nelle «scuole green» (La Repubblica Firenze), sulla Faentina, apprendiamo da quest’ultima testata, si sono registrati ritardi fino a tre ore per colpa di quelli del cantiere notturno tra Rufina e Dicomano. Ma questo rischia di essere il problema minore tra tutti, perché, a proposito di cantieri, un’inchiesta del TGR ha gettato uno squarcio di luce su quelle che potrebbero essere le reali dimensioni del fenomeno del caporalato in Toscana. Ne sono stati presi a campione quattro: la stazione Foster e le case di comunità di Poggibonsi, Colle Val d’Elsa e Rapolano Terme. Sempre La Repubblica Firenze, insieme a Corriere Fiorentino e a La Nazione Firenze, ha divulgato anche “per via scritta” i risultati di questa inchiesta, dalla quale sono usciti i registri di tutti gli impiegati irregolari (stranieri) tra il 2024 e il 2025, e le reazioni del mondo politico e sindacale: la CGIL «insorge», Funaro si sdegna e Giani asserisce di aver attivato subito gli ispettori regionali per «fare chiarezza», segno che senza lo scandalo, nessuno controlla. L’illegalità nella nostra città coinvolge addirittura le biciclette elettriche: nel Quartiere 4 ne sono state sequestrate di truccate a un rivenditore irregolare, multato di 2.500€ per averne vendute di dotate di un «pulsante di accelerazione nascosto» e altre, invece, che richiedevano un «semplice gioco di polso», i quali consentivano di far loro raggiungere velocità tra i 45 e i 53 km/h. L’operazione della Municipale ha ricevuto la copertura mediatica delle sezioni nostrane di Repubblica, Nazione e Tirreno. Torna a far capolino anche l’ex Convitto della Calza, a proposito del quale il Corriere Fiorentino ha scoperto che, nonostante le sanzioni, esso continua a offrire un servizio di ristorazione scollegato dalla visita al museo aperto da poco, evidentemente per aggirare i controlli. Con un Palagiustizia in decadenza a causa «della burocrazia ministeriale», come denuncia il presidente dell’Ordine degli Avvocati ripreso sulla stessa testata, gli affittuari di B&B corrono in un panico frenetico tra gli avvertimenti a prestare «attenzione alle speculazioni» a causa della fluidità del nuovo regolamento per le zone al momento escluse dalla nuova stretta (La Repubblica Firenze) e le esortazioni a «correre» per trasformare il proprio appartamento in un B&B prima che entri in vigore, approfittando della finestra bisettimanale in cui i portali resteranno aperti anche dopo il voto del 4 giugno (Corriere Fiorentino, La Nazione Firenze). Palazzo Bufalini, informa quest’ultima, ha invece vinto la sua battaglia al TAR contro il Comune e, in vigore di un accordo con esso siglato nel 2017, potrà continuare a svolgere affitti brevi. Nel frattempo, denuncia il consigliere Palagi (Sinistra Progetto Comune), menzionato sul Corriere Fiorentino, la bellezza di 11 procedimenti edilizi, ad opera proprio dell’amministrazione comunale, per una sola trasformazione privata sul complesso residenziale di Costa Scapuccia, senza però «un inquadramento progettuale unitario» né «un’autorizzazione paesaggistica complessiva». Infatti si sono contati 2 permessi di costruire, 4 autorizzazioni paesaggistiche separate. 4 SCIA edilizie e una solo per il taglio di alberi del giardino. Alla luce di ciò, specificamente, Palagi ha chiesto se vi fosse stata anche una valutazione integrale di rischio idrogeologico, dal momento che gli alberi sono stati tagliati perché le radici stavano provocando «“gravi lesioni” a un muro di confine con Villa Bardini». Giustificati solo dal prolungarsi della crisi mediorientale sono perciò i costi in continuo aumento della vita a Firenze: un’indagine di Federconsumatori rilanciata da La Nazione Firenze ipotizza un aumento dell’inflazione finanche al 4.1% durante quest’anno, laddove rispetto al 2025 si è già materializzato un incremento medio di 2.400€ in uscita tra affitti, bollette e spesa e un rischio di perdita di 6.000 posti di lavoro. Per una famiglia con due figli i costi sono lievitati da 2.325 a 2.580€ al mese; solo la spesa ha registrato un’impennata di 50€ mensili; luce e gas sono rincarati più del 9%, trasporti e carburanti vedono adesso spendere 355€ contro i 320 dell’anno scorso, mentre per polizze, auto e casa, sempre su base mensile, tocca sborsarne 55. Un rapporto qualità-prezzo, quindi, sempre più inversamente proporzionale. (JCM)
